Electrolux, raggiunto l’accordo: esuberi ridotti e aumentano gli investimenti. “Salvi tutti gli stabilimenti italiani”
La vertenza Electrolux arriva a un punto di caduta, difficile ma l’unico al quale si è riusciti ad arrivare: gli esuberi calano ulteriormente e saranno uscite concordate. E governo e sindacati sono riusciti a strappare – dopo due giorni di riunioni a oltranza al ministero – anche ulteriori investimenti in Italia alla multinazionale svedese, che alla vigilia dell’estate aveva aperto una procedura di licenziamento collettivo che avrebbe riguardato quasi duemila lavoratori italiani e prevedeva la cessazione delle attività nella fabbrica di Cerreto d’Esi, nell’Anconetano.
Alla fine, invece, lo schema firmato da Fim, Fiom e Uilm al ministero delle Imprese e del Made in Italy è invece così organizzato: oltre 100 milioni di euro di investimenti e una produzione di circa 3,2 milioni di pezzi annui a fine piano, confermando il ruolo strategico degli stabilimenti italiani. Rispetto ai 1.719 esuberi inizialmente annunciati dall’azienda, il nuovo piano prevede un massimo di 902 uscite da gestire esclusivamente su base volontaria e incentivata, con il sostegno degli ammortizzatori sociali. I particolari del piano sono stati annunciati in una nota del Mimit. “Abbiamo raggiunto l’obiettivo: un accordo che tutela i lavoratori e salvaguarda tutti gli stabilimenti di Electrolux in Italia, con oltre 100 milioni di euro di investimenti per garantire prospettive produttive di lungo periodo”, ha commentato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
I particolari dell’accordo
Sul piano produttivo, a Porcia si amplia il portafoglio prodotti, consolidando le produzioni di lavatrici e lavasciuga su entrambe le piattaforme. Confermati anche gli investimenti e le prospettive produttive degli stabilimenti di Susegana, Solaro e Forlì. Per Cerreto d’Esi è previsto il mantenimento della produzione, con volumi in linea con quelli attuali e con la media degli ultimi anni, fino all’individuazione di una soluzione di reindustrializzazione a tutela dei 149 lavoratori. Il Ministero del Lavoro sarà coinvolto per individuare gli ammortizzatori sociali più adeguati, affiancati da percorsi di formazione e riqualificazione professionale. L’intesa, si legge nella nota “è anche il frutto della battaglia condotta dal Governo in Europa a difesa del settore dell’elettrodomestico. Con il non-paper sostenuto da Francia, Germania, Polonia, Spagna e Slovacchia, l’Italia ha chiesto un piano europeo per il comparto, a tutela delle produzioni dalla concorrenza sleale e a sostegno degli investimenti”. La disponibilità della Commissione ad agire su queste proposte ha contribuito a riaprire il confronto con Electrolux su nuove basi e a creare le condizioni per la revisione del piano industriale. “Difendere il lavoro significa creare le condizioni perché le imprese continuino a produrre e investire in Italia. È quanto ha fatto il nostro Governo con Electrolux ed è ciò che chiediamo all’Europa per l’intero settore: ora agli impegni della Commissione devono seguire misure concrete”, ha sottolineato Urso. “Sono soddisfatto che finalmente si sia chiuso l’accordo. La mediazione trovata dopo mesi di trattative è molto buona perché il passaggio dagli esuberi previsti ad un numero nettamente inferiore di uscite volontarie e incentivate ha permesso di evitare quello che sarebbe stato un vero e proprio disastro sociale”, ha dichiarato il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. “Dopo una lunga maratona di 30 ore, la firma dell’accordo sulla vertenza Electrolux segna un passaggio significativo ed è un risultato importante per tutte le parti coinvolte. Il risultato nasce da un lavoro intenso e da uno sforzo comune di mediazione, nel quale il Governo si è impegnato a favorire il dialogo tra le parti. La nostra priorità è stata e resta la salvaguardia dei posti di lavoro e della continuità produttiva degli stabilimenti italiani. Lavoriamo tutti in questa direzione”, ha dichiarato il sottosegretario di Stato con delega alle crisi d’impresa, Fausta Bergamotto.
La storia della vertenza
Il caso Electrolux si era aperto l’11 maggio, quando gli svedesi avevano annunciato 1.450 esuberi (più la fine dei contratti a termine) e l’addio al sito marchigiano dove lavorano in 170. A essere colpiti, sarebbero stati tutti i siti italiani: Porcia (Pordenone), Susegana (Treviso), Forlì e Solaro. In estate, era stata concordata una tregua che aveva congelato la procedura fino ad agosto. Al rientro, tuttavia, i faccia a faccia tra sindacati e azienda non avevano prodotto nessuna novità sostanziale: 1.450 esuberi e l’addio a Cerreto d’Esi. A ottobre, una prima revisione delle uscite: 1.250 uscite incentivate in tre anni e conferma dell’addio alle Marche, ma questa volta evitando la chiusura già a fine. Il piano prevedeva l’addio di 600 impiegati e 650 impiegati entro la fine del 2029. Nel mezzo, i sindacati hanno messo in campo diversi scioperi e manifestazioni.
Le parole dei sindacati
“Se approvata dai lavoratori, l’intesa consentirà di scongiurare la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, salvaguardare le missioni di tutti i siti italiani ed escludere i licenziamenti. Si tratta di un risultato reso possibile dalla grande mobilitazione dei lavoratori durante quasi sei mesi di dura vertenza” ha dichiarato Davide Sperti, segretario generale della Uilm, e Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore degli elettrodomestici. “Gli esuberi fra i lavoratori a tempo indeterminato – spiegano Sperti e Ficco – sono stati ridotti a 918, di cui 390 operai di produzione, 16 operai di laboratorio e 512 impiegati, rispetto ai 1.719 complessivi dichiarati a maggio; soprattutto Electrolux si è impegnata a ricorrere esclusivamente a uscite volontarie, o per meglio dire non oppositive, con incentivi fino a 95mila euro, ad applicare la rotazione nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali sia per gli operai sia per gli impiegati e a mantenere postazioni sufficienti per i lavoratori con ridotte capacità lavorative. Qualora le uscite superassero gli esuberi c’è l’impegno a reintegrare il personale, dando la precedenza a chi ha già lavorato con contratti a termine o in somministrazione, nonché a valutare l’utilizzo di strumenti di ricambio generazionale eventualmente ripristinati dal Governo”.
“La lotta delle lavoratrici e dei lavoratori di questi mesi ha determinato un importante risultato” hanno scritto in una nota congiunta Samuele Lodi, segretario generale Fiom-Cgil e Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore elettrodomestico: “Su nostra richiesta – si legge – il Governo si è impegnato a rifinanziare i contratti di espansione, per prevedere nuove assunzioni e potenziare il ricambio generazionale. Esprimiamo soddisfazione per l’ipotesi di accordo – si legge ancora – che costituisce un passo avanti importante nella risoluzione della vertenza al fine garantire l’occupazione di tutti gli stabilimenti e la produzione nel settore dell’elettrodomestico del nostro Paese e che respinge il piano di dismissione e disimpegno che l’azienda ha provato ad imporre. Le parti hanno convenuto anche di monitorare l’andamento degli impegni presi e degli organici nei singoli siti ogni 3 mesi. Ora la parola passa alle lavoratrici e ai lavoratori – conclude la nota – che dovranno esprimersi attraverso il referendum sull’ipotesi di accordo. Resta la necessità di prevedere politiche industriali per il settore dell’elettrodomestico anche a livello nazionale ed europeo per garantire prospettive ad un settore che sta soffrendo molto in Italia e in Europa“.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.