Finita l’estate, scomparso il clima dalle prime pagine dei giornali
Rispetto al clima, l’estate del 2026 può essere definita senz’altro come l’estate del “risveglio”. La gravità di quanto accaduto, la violenza delle temperature, in pratica gli eventi hanno portato il tema clima, e in particolare caldo, al centro di ogni conversazione e preoccupazione. Quasi incredibilmente, le pagine di tutti i giornali si sono riempite di interviste a climatologi, pezzi sul caldo, gli incendi, la siccità etc. Il tema clima (e crisi climatica) è entrato persino nei talk show, mi riferisco ad esempio alla presenza di Luca Mercalli a “In Onda”, in tarda serata, poi mano mano persino prima (!). Non solo: persino il governo, negazionista nelle parole e nei fatti, ha cominciato a parlare di rinnovabili.
Insomma, i quaranta gradi e l’umidità insopportabile hanno compiuto una specie di miracolo: che di clima si parlasse quasi in maniera proporzionale alle preoccupazioni delle persone.
Sembrava quasi certo che questo flusso non si sarebbe interrotto. E invece, anche se è ancora presto per dirlo, i primi segnali non sono incoraggianti. Il clima è scomparso dalle prime pagine dei giornali (e anche dalla foliazione interna), il governo è completamente preso dalla campagna elettorale e rilancia come riforma etico-politica rivoluzionaria l’abolizione del bollo, i talk show, che stanno riprendendo, per ora non sembrano aver messo al centro il tema del caldo e del clima.
Un’altra crisi al momento sembra tenere banco: ovvero la paura dell’IA, il rischio che possa ritorcersi contro di noi etc. Una paura che, per quanto comprensibile, al momento appare molto meno inquietante del collasso dell’ecosistema terrestre. Eppure, sembra che i media non sappiano tenere insieme varie crisi. La notizia più urlata, quella del momento si prende tutto lo spazio. Come se le crisi di cui si era parlato poche settimane prima fossero scomparse. Questa incapacità di raccontare la complessità è, a mio avviso, il limite più grande del nostro sistema di comunicazione. Ed è un limite gravissimo, perché la comunicazione influenza la politica, ne indirizza le scelte, impone anche le priorità.
C’è poi un secondo aspetto: mentre quest’estate, in qualche modo, il racconto mediatico è andato di pari passo con le preoccupazioni degli italiani, rappresentandole come dovrebbe fare l’informazione, ora timori e racconto giornalistico si sono di nuovo allontanati, c’è stato un nuovo scollamento. Ovvero: le persone, i cittadini continuano ad essere terrorizzati dalla crisi climatica, sanno che tra pochi mesi l’estate tornerà, vivono gli effetti del clima stravolto sulle tavole e nei supermercati (dove ormai sempre più spesso compare la scritta: “non possiamo fornire questo o quello a causa del clima”). Dall’altro lato, i media parlano di legge elettorale, IA e altri temi, preoccupanti e angosciosi anch’essi, ma non a mio avviso come la questione climatica.
Siamo in attesa ansiosa del programma del cosiddetto campo largo, dove speriamo che il tema clima abbia uno spazio fondamentale (apprezzabile la lettera di Schlein con l’invito a Meloni a parlare di energia e clima). Perché, ripeto, altrimenti non ci sarà più nessuno a rappresentare l’ansia fondata degli italiani: né i media, né il governo. E di nuovo i cittadini avvertiranno quel senso di abbandono e di trascuratezza delle questioni essenziali che ormai vivono costantemente. E che per questo li porta sempre meno alle urne.
Speriamo di sbagliarci e speriamo che i talk show, i giornali, il centro sinistra riprendano a occuparsi di clima e sempre di più. Anche perché parlarne nel 2026 significa farlo già con almeno trent’anni di ritardo (ma forse di più, almeno cinquanta, visto che il rapporto “I limiti dello sviluppo” era del 1972, ndr). Non farlo oggi sarebbe tragicamente gravissimo, non c’è altro aggettivo possibile. E non importa se altre crisi ci assediano, come la guerra, come l’IA. Un clima stabile è il presupposto di qualsiasi nostra azione, dovrebbe essere il presupposto di qualsiasi nostra decisione. E l’apertura di qualsiasi mezzo di informazione.
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