Calcio: Guehi non si inginocchia, iniziativa fischiata a Stamford Bridge
Il ginocchio a terra divide ancora
il calcio inglese. Marc Guehi, difensore del Manchester City e
della nazionale inglese, si è rifiutato per la seconda settimana
consecutiva di partecipare al gesto simbolo della lotta al
razzismo, mentre sabato a Stamford Bridge, prima di
Chelsea-Tottenham, l'iniziativa è stata accompagnata da alcuni
fischi dagli spalti. Episodi che riaccendono il dibattito
sull'efficacia di una protesta adottata dalla Premier League nel
2020, dopo la morte di George Floyd negli Stati Uniti.
Guehi, che nei giorni scorsi aveva sostenuto che
inginocchiarsi avesse "perso il significato", è rimasto in piedi
prima della partita tra Manchester City e Aston Villa,
applaudendo invece di piegare il ginocchio. La stessa scelta è
stata fatta da altri giocatori, tra cui Issa Diop dell'Ipswich,
Dominic Calvert-Lewin del Leeds, Ainsley Maitland-Niles
dell'Everton e i due calciatori del Bournemouth Rayan e Tyler
Adams. La Premier League ha previsto il gesto in due fine
settimana della stagione, sulla base di un accordo tra i
capitani delle squadre. Dal 2022, infatti, l'iniziativa non
viene più ripetuta prima di ogni partita. Ma a cinque anni dal
suo lancio, cresce tra alcuni protagonisti il dubbio che il
simbolo abbia perso parte della sua forza comunicativa.
Una posizione emersa anche nel calcio femminile. Dopo gli
insulti razzisti rivolti alla compagna Jess Carter durante gli
Europei del 2025, le giocatrici dell'Inghilterra avevano deciso
di non inginocchiarsi prima della semifinale contro l'Italia. La
capitana Lucy Bronze aveva spiegato di non essere più sicura che
il gesto trasmettesse un messaggio efficace, visto il persistere
degli abusi.
Di parere diverso Piara Powar, responsabile
dell'organizzazione antidiscriminazione Fare, secondo cui
inginocchiarsi resta "un potente atto antirazzista". Le diverse
posizioni riaprono così una questione che va oltre il rituale
prima del calcio d'inizio: se il gesto abbia esaurito la propria
capacità di sensibilizzare o se, proprio di fronte al persistere
delle discriminazioni, sia ancora necessario ribadirne il
significato.
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