Chi è Navi Pillay, Nobel Pace '26: la giurista guidò inchiesta Onu su Gaza: "Silenzio è complicità"

Il Nobel per la Pace 2026 va a Navanethem “Navi” Pillay. L’annuncio è stato dato a Oslo dal presidente del comitato, Jørgen Watne Frydnes. Pillay, ex Alta commissaria Onu per i diritti umani, è stata premiata per il suo impegno a favore della pace e del diritto internazionale. Il comitato ha parlato di “coraggio eccezionale” e ha detto che la sua integrità ha aperto la strada a un ordine giuridico globale più completo.
Nella motivazione si legge anche che la giurista ha avuto un ruolo decisivo nel far sì che crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio vengano perseguiti. Il premio compie 125 anni e Frydnes ha riferito che il comitato non era ancora riuscito a contattare Pillay per comunicarle la vittoria.
Un premio al diritto internazionale sotto pressione
Frydnes ha spiegato la scelta con il contesto globale. Secondo Bloomberg, ha detto che il sistema del diritto internazionale è sotto fortissima pressione e le sue istituzioni sono sotto attacco, in una deriva verso la politica di potenza a scapito dei quadri giuridici. Alla vigilia, tra i candidati indicati dalla stampa figuravano le squadre di emergenza in Sudan, i difensori dei diritti dei bambini in Ucraina e due importanti corti internazionali. I nominativi erano 287.
Dal Ruanda a Ginevra
Il profilo di Pillay è quello di una giurista che ha attraversato le principali istituzioni della giustizia internazionale. Nata in Sudafrica, è stata giudice del Tribunale penale internazionale per il Ruanda (ICTR), che condannò 62 persone per il genocidio del 1994 in cui furono uccisi oltre mezzo milione di ruandesi. È stata poi giudice della Corte penale internazionale e Alta commissaria Onu per i diritti umani. Reuters la definisce anche ex presidente della commissione d’inchiesta Onu sui Territori palestinesi occupati.
Il rapporto su Gaza
Alla commissione è legata la parte più controversa della sua carriera recente. A settembre 2025 Pillay presentò a Ginevra le conclusioni del rapporto. Disse: “La Commissione ha concluso che Israele ha commesso genocidio contro il popolo palestinese a Gaza e che continua a commetterlo”.
“La comunità internazionale non può rimanere in silenzio di fronte alla campagna genocida di Israele contro il popolo palestinese a Gaza”, disse. "Quando emergono chiari segni e prove di genocidio, non agire per porvi fine equivale a complicità".
Sul punto più difficile da dimostrare, l’intento genocidiario, la commissione si è basata su due elementi: le dichiarazioni delle autorità israeliane e il “modello di condotta” delle forze armate. Il rapporto ha indicato che Israele aveva commesso quattro dei cinque “atti genocidari” definiti dalla Convenzione del 1948. Ha inoltre sostenuto che il premier Benjamin Netanyahu, il presidente Isaac Herzog e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant avrebbero incitato alla commissione di genocidio.
Le raccomandazioni erano rivolte anche ai Paesi terzi. La commissione ha invitato gli Stati a fermare i trasferimenti di armi a Israele e ha chiesto al procuratore della Corte penale internazionale di indagare anche sugli atti di genocidio descritti nel rapporto.
La posizione di Israele e il dibattito giuridico
Israele ha respinto in blocco le conclusioni. Reuters ricorda che le accuse furono definite scandalose dal governo israeliano. Gerusalemme si è rifiutata di collaborare con la commissione e accusa questa e il Consiglio per i diritti umani di pregiudizio anti-israeliano. Pillay ha raccontato che a ogni rapporto la risposta era la stessa: la commissione veniva definita di parte e antisemita.
La questione resta aperta sul piano giuridico. La qualificazione di genocidio è sostenuta da diversi studiosi e organizzazioni: l’Associazione internazionale degli studiosi di genocidio, che in una risoluzione ad agosto 2025 ha parlato di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, e le ong B’Tselem e Physicians for Human Rights Israel. Non tutti i vertici Onu la condividono. L’attuale Alto commissario, Volker Türk, ha condannato duramente la condotta di Israele ma non ha parlato di genocidio. Sul piano giudiziario, la Corte internazionale di giustizia sta esaminando il caso per genocidio presentato dal Sudafrica contro Israele. Solo un giudice, dunque, potrà stabilirlo in via definitiva.
Le reazioni
L’ufficio Onu per i diritti umani ha accolto la notizia con favore. La portavoce Shabia Mantoo ha detto a Ginevra che servono “più dedizione e impegno per i diritti umani”. Secondo i media israeliani come i24NEWS, il premio è andato a una giurista che accusa Israele di genocidio. La stessa testata riporta le parole di un portavoce del comitato, che ha sottolineato l’importanza di premiare chi denuncia le violazioni dei diritti umani. Al momento della stesura non ho trovato una reazione ufficiale del governo israeliano al Nobel.
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