Com’è stato possibile l’attacco ai supermercati di mezza Europa? Le ipotesi e i timori: “A rischio anche oggetti di uso quotidiano, dalle tv ai router”
Non solo frigoriferi dei supermercati “hackerabili” a distanza dai criminali, come è accaduto in Sicilia e in 9 Paesi europei. Tra i dispositivi vulnerabili “ci sono router domestici per la connessione WiFi, telecamere IP e sistemi di videosorveglianza, smart tv, assistenti vocali domestici e ed elettrodomestici intelligenti di ogni sorta, serrature elettroniche, sistemi di allarme e dispositivi domotici”, dice a ilfattoquotidiano.it William Nonnis, analista tecnologico della presidenza del Consiglio dei ministri. Frigoriferi e surgelatori, violati e controllati da remoto, possono mandare in malora tonnellate di cibo bruciando milioni di euro. Ma l’elenco delle conseguenze spiacevoli, allegato alla lista dei dispositivi a portata di hacker, si può agevolmente immaginare. Strumenti nevralgici per la sicurezza personale possono essere “bucati” da malintenzionati. Oltre ai nodi cruciali per la riservatezza delle comunicazioni private.
Il pericolo coinvolge persone e famiglie, ma anche i servizi essenziali di una nazione. Alessandro Longo, direttore del sito specializzato agendadigitale.eu, ha indicato i rischi per i software che misurano il carburante nelle stazioni della benzina. Negli Stati Uniti, il 3 giugno 2026, “la National Security Agency statunitense, insieme alla CISA e ad altre agenzie federali, ha avvertito che criminali informatici avevano già compromesso e modificato sistemi elettronici di misurazione dei serbatoi esposti a Internet”, ha ricordato l’esperto. Aggiungendo alla lista dei beni in pericolo, solo sulla carta, impianti di climatizzazione degli edifici, per il trattamento dell’acqua e la refrigerazione dei prodotti farmaceutici. E’ bene ribadire: il rischio potenziale non è una profezia di sciagura, ma l’unità di misura della sicurezza. La vulnerabilità dei dispositivi può dipendere dai mancati aggiornamenti software, password deboli e assenza di autenticazione a più fattori, esposizione diretta ad Internet senza il filtro di una rete locale protetta da una virtual private network (Vpn). Sovente dispositivi a basso costo hanno brevi cicli di vita, qualche anno, ma restano in funzione ben più a lungo senza adeguate protezioni informatiche.
Ma allora, se la sicurezza non è all’altezza, perché così tanti strumenti di uso comune possiedono microprocessori connessi ad internet? “La connettività offre vantaggi concreti”, dice William Nonnis, ad esempio “diagnostica da remoto, manutenzione predittiva, efficienza energetica, automazione e ottimizzazione dei servizi”. L’Internet of things (IoT) garantisce benefici economici, al prezzo di una crescente insicurezza. “Il contenimento dei costi è il criterio privilegiato nello sviluppo di certi componenti hardware”, prosegue l’esperto. Aggiungendo “una responsabilità spesso frammentata”, per i servizi di sicurezza, “tra produttori, installatori, gestori e utilizzatori” dei dispositivi. Tanti denari investiti sull’innovazione, meno sulla cybersecurity. Risultato: la piattaforma di sicurezza informatica Forescout ha individuato “12.976 servizi di controllo della refrigerazione esposti online in 99 Paesi e territori: è una misura del pericolo, non il numero di impianti violati”, ammonisce Nonnis.
Due giorni fa migliaia di supermercati sono stati colpiti in 10 paesi europei, Italia inclusa. Articoli di stampa accreditano come possibili colpevoli hacker iraniani o russi. Non cinesi, malgrado criminali di Pechino – stando ai servizi di sicurezza citati ad aprile dal Financial Times – abbiano già compromesso decine di migliaia di strumenti connessi ad internet. Gli hacker del Dragone spiano in silenzio, senza sabotaggi rumorosi, dice più di un esperto. Ad ora nessun indizio punta a Mosca, Pechino o Teheran. Resta la domanda: come è stato possibile un attacco simultaneo su scala così ampia? Troppo presto per esprimere certezze. Un’ipotesi conduce alla centralizzazione del servizio: colpire un fornitore per danneggiare migliaia di punti vendita. “I sistemi di refrigerazione della grande distribuzione condividono spesso software, centraline elettroniche e piattaforme di controllo remoto”, avvisa William Nonnis. Quindi “una vulnerabilità non corretta può trasformarsi in un rischio sistemico, replicabile contemporaneamente in migliaia di impianti, indipendentemente dalla loro collocazione geografica”. Tra i controller delle celle frigorifere manipolati dai criminali, Alex Orlowsky cita su Facebook “i Danfoss AK-SM 800 e AK-SC 355, oltre ad altri modelli Copeland/Dixell”. Sistemi usciti di produzione nel 2016 e nel 2021, da allora senza alcun supporto per gli aggiornamenti di sicurezza. “Se ne ‘buchi’ uno li controlli tutti”, aggiunge Nonnis. Non si esclude un attacco durato settimane o mesi, l’arco di tempo necessario per assumere il controllo di migliaia di sistemi di sbrinamento in tutta Europa. “Ma in 20 giorni, grazie all’Intelligenza artificiale, si possono studiare le aree dove colpire”, secondo l’analista di palazzo Chigi. Non un buon auspicio per “l’Internet delle cose”, la terra promessa del mondo nuovo del 5g, la quinta generazione della connessione senza fili.
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