L’Inter di Chivu ha un problema: per giocare da fenomeni bisogna avere dei fuoriclasse
La cosa più semplice, dopo aver perso 4-3 in casa contro il Club Brugge, è prendersela con Josep Martinez. Il portiere ha sbagliato sul secondo gol, non è la prima volta che commette un errore e adesso tutti ne chiedono la sostituzione. Ma il primo gol nasce da una lettura sbagliata di Zielinski, il quarto da un passaggio assurdo di Spence. Tre episodi, tre responsabilità individuali. Tutto vero. Eppure concentrarsi soltanto sui singoli significa ignorare quello che è successo per il resto della partita. L’Inter ha subito quattro gol e avrebbe potuto prenderne almeno altri due. Il Brugge ha colpito un palo e una traversa, ha creato altre occasioni clamorose. Non si può continuare a considerare ogni rete subita come un fatto isolato, un errore che non si ripeterà. se si prendono 14 gol in 8 partite, non può essere solo un tema di errori individuali. In Champions League l’Inter ha zero punti e due sconfitte: il problema non è soltanto chi gioca in porta.
C’è anche l’altra parte della storia. Quella dei gol sbagliati. Lautaro Martinez, nonostante la doppietta, e Dimarco hanno sprecato due occasioni enormi quando il risultato era ancora sull’1-1. Se le avessero trasformate, probabilmente staremmo raccontando un’altra partita. Ma proprio qui sta il punto. Chivu vuole un’Inter iper-aggressiva, capace di attaccare continuamente e di accettare rischi enormi quando perde il pallone. Per giocare in questo modo, però, bisogna avere qualità tecniche molto elevate in ogni reparto. Non è solo una questione di cinismo. Servono giocatori capaci di non sbagliare i passaggi decisivi, di creare occasioni con continuità, di sfruttare la superiorità tecnica negli ultimi metri. In mezzo servono calciatori in grado di coprire tutto il campo. Dietro difensori che possano affrontare continuamente situazioni di uno contro uno, anche lontano dalla propria area. L’Inter ha una squadra forte. Ma non è affatto scontato che abbia tutti i giocatori necessari per sostenere questo tipo di calcio. E non basta pretendere che tutti sbaglino meno.
La differenza si è vista nella stessa serata di Champions League. Il Barcellona è andato sotto contro il Galatasaray e ha rischiato anche di subire il 2-0. Poi ha vinto 4-1. Ha continuato a giocare un calcio molto offensivo, ma ha potuto contare su calciatori in grado di fare cose che agli altri non riescono. Basta riguardare l’azione di Yamal sul terzo gol. È questa la questione che riguarda l’Inter. Chivu vuole proporre un calcio che richiede una qualità individuale eccezionale, ma la sua squadra non sembra averne abbastanza per applicarlo con continuità. Se si pretende di attaccare con tanti uomini, bisogna essere estremamente precisi nella gestione del pallone. Se si accetta di difendere con grandi distanze tra i giocatori, bisogna avere la capacità fisica e tecnica di vincere i duelli. Altrimenti si finisce per concedere troppo agli avversari. E non sempre si può segnare un gol in più di quelli che si subiscono.
Non è un problema nato contro il Brugge. In Serie A l’Inter ha mostrato gli stessi limiti, ma è quasi sempre riuscita a compensarli grazie alla maggiore qualità tecnica e fisica rispetto agli avversari. Perfino nella roboante vittoria contro il Parma, la squadra di Gilardino aveva effettuato nove tiri e costruito tre o quattro occasioni nitide, non sfruttate anche per la minore qualità dei suoi attaccanti. In Champions League gli avversari hanno altre capacità e quegli errori si pagano. Anche nel passato campionato, nonostante il dominio, l’Inter aveva manifestato difficoltà negli scontri diretti.
Cambiare il portiere o qualche altro interprete può servire, ma non risolve necessariamente una questione che riguarda il modo di giocare dell’intera squadra. Non è una critica a Chivu: ha portato l’Inter a vincere uno scudetto e il suo inizio di stagione resta più che positivo. È un tema di rosa: ii nerazzurri sono fortissimi in Italia, ma proprio per questo spesso vengono sopravvalutati. Un giocatore cruciale come Dumfries non è stato adeguatamente sostituito, i tre acquisti inglese finora non hanno dato il loro apporto. Il tecnico quindi deve decidere se continuare a chiedere ai suoi giocatori un calcio che sembra esporre costantemente i limiti della rosa che possiede. Oppure se accettare qualche compromesso. Difficile dire quale sia la strada per provare a vincere anche in Europa. C’è un dato però che non si può ignorare: tra questa stagione e quella precedente, l’Inter di Chivu ha perso sette delle ultime otto partite di Champions League.
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