In Cisgiordania coloni aggrediscono una troupe della NBC

Cisgiordania: coloni incappucciati aggrediscono troupe di NBC News, condanna di Netanyahu
Nel villaggio di Jalud, in Cisgiordania, un commando di coloni incappucciati armati di bastoni e pietre ha aggredito una troupe televisiva dell'emittente statunitense NBC News e una donna palestinese di 51 anni, Aida Ahmed Abdullah. L'attacco ha provocato cinque feriti, tutti ricorsi a cure mediche: tra loro il corrispondente internazionale Matt Bradley, colpito a un braccio, una producer, un cameraman, un autista e la stessa donna palestinese, ricoverata in ospedale ma in via di miglioramento. La producer Lawahez Jabari ha riferito che gli assalitori impugnavano anche un'arma da fuoco, che tuttavia non è stata usata. Nella serata il premier israeliano Benjamin Netanyahu è intervenuto sull'episodio, condannando fermamente i "violenti atti criminali" compiuti a Jalud e Qusra da una manciata di facinorosi.
Cisgiordania: coloni mascherati attaccano una troupe di NBC News e una donna palestinese
A Jalud, nella Cisgiordania occupata, un gruppo di coloni israeliani mascherati ha aggredito quattro giornalisti dell'emittente americana NBC News e una donna palestinese mentre era in corso un'intervista. Gli assalitori sono scesi da un'auto a gran velocità e hanno colpito il gruppo con bastoni e lanci di pietre. Tra i feriti figura il corrispondente internazionale Matt Bradley insieme ad altri tre membri della sua squadra, tutti sottoposti a cure mediche in una clinica della zona. Al momento dell'attacco, la troupe stava documentando la storia della famiglia palestinese, costretta ad abbandonare la propria abitazione a causa della pressione degli stessi coloni.
Israele ha effettuato intensi attacchi contro diverse aree del Libano meridionale
Gli aerei e l'artiglieria di Israele hanno effettuato intensi attacchi contro diverse aree del Libano meridionale. Lo ha riferito una fonte militare libanese sul campo. "L'aviazione israeliana ha effettuato una serie di attacchi circa tre ore fa nell'area compresa tra il quartiere di al-Deir e la collina di Ali Al Taher, alla periferia settentrionale di Nabatieh El Faouqa. Due attacchi aerei sono stati inoltre condotti contro l'abitato di Mansouri", ha dichiarato la fonte. L'artiglieria israeliana ha bombardato l'abitato di Haris, oltre all'area tra Haris e Haddatha, e ha provocato una potente esplosione nell'area compresa tra gli abitati di Markaba e Rab El Thalathine, ha aggiunto la fonte.
Il presidente del Parlamento libanse,Berri: "Dopo l'Unifil, serve una nuova forza internazionale"
Il Presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, ha affermato che il rifiuto degli Stati Uniti di rinnovare il mandato della Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL) rende necessaria la creazione di una forza di pace alternativa delle Nazioni Unite, con il sostegno europeo e statunitense, che operi nel Libano meridionale. In un'intervista con Asharq Al-Aswat, Berri, uno dei politici sciiti più influenti del Libano, ha avvertito che senza un mandato delle Nazioni Unite non ci sarebbe alcuna base giuridica per una presenza internazionale nella zona. Questa presenza è essenziale per gli sforzi dell'esercito libanese volti ad estendere la sovranità statale sui propri territori, il che è subordinato al completo ritiro israeliano, ha affermato. Nell'intervista, Berri ha respinto gli accordi bilaterali tra Libano e Israele come alternativa alla presenza internazionale nel Sud, finche' Israele si rifiuterà di attuare quanto concordato nell'ambito dell' "accordo quadro" promosso dagli Stati Uniti. Il mandato dell'UNIFIL nel Libano meridionale scadrà il 31 dicembre
Il vice ministro degli Esteri iraninano, Gharibabadi "Non abbiamo fretta di riaprire Hormuz"
Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha dichiarato che "l'Iran non ha fretta di riaprire lo Stretto di Hormuz. L'accordo sullo Stretto di Hormuz con l'Oman non entrerà in vigore finchè gli Stati Uniti non rispetteranno i loro impegni".
Il presidente del Parlamento iraniani, Ghalibaf: "Bessent, mente sui danni economici del blocco"
Il presidente del parlamento iraniano e principale negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha accusato il segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent di aver mentito sull'impatto economico della guerra contro l'Iran e del blocco di Washington. Lo riporta Al-Jazeera rilanciando un suo post pubblicato su X. Ghalibaf ha scelto l'arma dell'ironia per smontare le dichiarazioni del Segretario del Tesoro Usa, prendendo di mira il capo delle finanze di Washington citando la celebre filastrocca infantile anglosassone "Liar, liar, pants on fire!"(Bugiardo, bugiardo, i pantaloni ti vanno a fuoco!) e trasformandola in "Liar, liar, yelds on fire", riferendosi ai rendimenti. L'affondo iraniano è arrivato in risposta ad affermazioni di Bessent, secondo cui il blocco americano e l'Operazione Economic Outcast avrebbero "distrutto la già fragile economia iraniana". Bessent aveva inoltre dichiarato che, nei quattordici giorni precedenti, gli Stati Uniti avevano guidato l'esportazione di ben 130 milioni di barili di petrolio, mentre l'Iran era rimasto a quota zero. Numeri e traguardi che Ghalibaf ha liquidato pubblicamente come una totale invenzione. "Per i veri 130 milioni di barili, dite al vostro collaboratore di consultare i dati di Moody's che mostrano oltre130 miliardi di dollari di costi di guerra, e chiedete quanto Jane Street ha bruciato degli oltre 130 milioni di dollari vendendo il petrolio per voi in una sola operazione sui future", ha scritto Ghalibaf. Ha inoltre allegato uno screen shot del titolo di un articolo del premio Nobel per l'economia Paul Krugman intitolato "Scott Bessent non riesce a manipolare il mercato".
Lo Shin Bet conferma che il figlio di Netanyahu è stato riportato in Israele dopo la minaccia di morte
L'agenzia di sicurezza Shin Bet ha confermato a Channel 12 di aver portato in Israele il figlio del primo ministro Benjamin Netanyahu, Yair, dopo una minaccia per la sua vita. La conferma dell'agenzia è arrivata dopo che, all'inizio di questa settimana, un'inchiesta aveva riferito che Yair Netanyahu era stato il bersaglio di un piano iraniano per assassinarlo nel dicembre 2025, quando viveva in Florida, e dopo che Netanyahu aveva dichiarato in un'intervista telefonica a Channel 14 che "l'Iran ha preso di mira uno dei miei figli. L'Iran ha cercato di uccidere, di assassinare uno dei miei figli".
"C'era una minaccia significativa di fare del male a Yair Netanyahu e, alla luce di questa minaccia e dopo una valutazione, è stata presa la decisione, insieme al team di sicurezza, di portarlo urgentemente in salvo e riportarlo in Israele", ha dichiarato lo Shin Bet a Channel 12, senza specificare la natura della minaccia.
Netanyahu condanna "gli atti criminali dei coloni in Cisgiordania"
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha condannato gli episodi di violenza commessi oggi da coloni israeliani nei villaggi palestinesi di Qusra e Jalud, in Cisgiordania, definendoli "atti di violenza criminale". Si tratta della prima presa di posizione di Netanyahu sulle violenze nella zona. In una dichiarazione, il capo del governo ha definito i responsabili "una manciata di rivoltosi" che, ha affermato, "fanno una grande ingiustizia alla popolazione dei coloni rispettosa della legge, ostacolano le Idf nello svolgimento delle loro missioni e danneggiano la posizione di Israele nel mondo". Secondo Netanyahu, le forze di sicurezza sono intervenute rapidamente, sequestrando tre veicoli e ponendo fine agli incidenti in breve tempo. Il primo ministro non ha precisato se siano stati effettuati arresti. La condanna arriva dopo che decine di coloni israeliani hanno attaccato Qusra, facendo irruzione in un'abitazione palestinese mentre la famiglia si trovava all'interno. I militari israeliani sono intervenuti per allontanarli. Secondo fonti locali, una donna palestinese è rimasta ferita nell'attacco. Complessivamente sarebbero almeno cinque i palestinesi feriti oggi in episodi di violenza dei coloni in Cisgiordania.
Araghchi ai Paesi del Patto della Mecca: "Serve unità dei musulmani"
Secondo l'agenzia di stampa iraniana Tasnim, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che i Paesi musulmani dovrebbero mettere da parte le loro divergenze e collaborare per contrastare quelle che ha definito le eccessive pretese delle grandi potenze. "Perseguiremo l'unità nel mondo musulmano in ogni circostanza", ha affermato Araghchi, citando Arabia Saudita, Egitto, Turchia e Pakistan tra i Paesi che ha descritto come parte della "grande famiglia del mondo musulmano". "Ci sono delle divergenze, e potremmo anche avere seri disaccordi con alcuni Paesi islamici, ma dobbiamo mettere da parte tutte queste divergenze affinchè il mondo musulmano possa resistere alle eccessive pretese delle grandi potenze", ha affermato. Araghchi ha inoltre elogiato quella che ha definito la resilienza del popolo iraniano durante il recente conflitto, affermando che i cittadini sono rimasti saldi per 40 giorni e hanno impartito al mondo musulmano "una grande lezione" attraverso la loro resistenza.
Israele ha confermato l'attacco al complesso dell'ospedale dei Martiri di Al Aqsa, a Deir al Balah per "uccidere un comandante di Hamas"
Israele ha confermato di avere attaccato il complesso dell'ospedale dei Martiri di Al Aqsa, a Deir al Balah, nel centro della Striscia di Gaza, con l'obiettivo di uccidere "un comandante del braccio militare di Hamas"."Il terrorista preso di mira si nascondeva all'interno del complesso dell'ospedale dei Martiri di Al Aqsa", ha affermato l'esercito israeliano in una nota, aggiungendo di avere adottato "misure precauzionali" per avvertire il personale sanitario della struttura. Secondo fonti locali, l'attacco è stato condotto con due proiettili lanciati da un drone e ha provocato diversi feriti. Al momento non è noto se vi siano vittime
Attacco sferrato dai coloni israeliani nel villaggio di Qusra nella Cisgiordania occupata (lapresse)
Attacco sferrato dai coloni israeliani nel villaggio di Qusra nella Cisgiordania occupata (lapresse)
Pezeshkian ammette: sanzioni Usa danneggiano l'economia
Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha riconosciuto che le sanzioni statunitensi stanno danneggiando l'economia del Paese, nonostante pochi giorni fa avesse sostenuto che le nuove misure di Washington non avrebbero ottenuto alcun risultato. "Alcuni dicono che le sanzioni non abbiano alcun effetto; francamente non so cosa dire a queste persone", ha dichiarato Pezeshkian in un'intervista trasmessa venerdi' sera dalla televisione di Stato. "Siamo in una situazione di guerra e dobbiamo accettare le condizioni proprie di un tempo di guerra", ha aggiunto il presidente. Pezeshkian ha riferito che negli ultimi mesi le esportazioni e le importazioni iraniane sono diminuite tra il 25% e il 35%, in concomitanza con il blocco navale imposto dagli Stati Uniti ai porti del Paese.
Il presidente si è inoltre espresso a favore di un aumento del prezzo della benzina, tradizionalmente fortemente sovvenzionata in Iran, importante produttore ed esportatore di petrolio. Qualsiasi rincaro dei carburanti rappresenta tuttavia una questione politicamente molto sensibile.
Mercoledi' il vicepresidente Mohammad Jafar Ghaempanah aveva affermato che il blocco statunitense dei porti iraniani impedisce al Paese di importare quantita' di benzina sufficienti a soddisfare il consumo interno. Nello stesso giorno Pezeshkian aveva assicurato che le ultime sanzioni degli Stati Uniti "non avrebbero ottenuto nulla".
Pezeshkian: esportati 90 mln barili di petrolio con accordo Usa in vigore
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che l'Iran ha esportato circa 90 milioni di barili di petrolio mentre era in vigore il Memorandum d'Intesa (MoU) con gli Stati Uniti.
"Abbiamo esportato tutto il petrolio che avevamo a disposizione durante questo breve periodo, circa 90 milioni di barili", ha dichiarato Pezeshkian, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Irna.
Il presidente ha spiegato che l'Iran aveva accumulato petrolio mentre erano in corso le ostilità e lo ha immesso sul mercato dopo la firma del Memorandum d'Intesa a giugno.
Nella notte del 18 giugno, Teheran e Washington hanno firmato a distanza un Memorandum d'Intesa che prevedeva la fine del conflitto militare. Le forze statunitensi hanno lanciato diverse serie di attacchi contro l'Iran a partire dall'8 luglio, presumibilmente in risposta alle azioni iraniane contro le navi commerciali che attraversavano lo Stretto di Hormuz. Le forze iraniane hanno risposto con attacchi contro basi statunitensi in Medio Oriente. Il 9 luglio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che il cessate-il-fuoco tra Stati Uniti e Iran non era più valido. Il 12 luglio, l'Iran ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz fino alla cessazione del coinvolgimento degli Stati Uniti nella regione.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian (Ansa)
Libano, Unifil: 1.000 proiettili israeliani nel sud in una settimana
L'esercito israeliano ha sparato più di mille proiettili nel sud del Libano nell'ultima settimana, con una media di circa 147 al giorno. Lo ha riferito l'Unifil, la missione delle Nazioni unite nel Paese.
"Dal 21 al 27 agosto, i peacekeeper hanno registrato 1.030 traiettorie di proiettili, una media di 147 al giorno", ha affermato l'Unifil in una nota pubblicata su X.
La missione ha sottolineato che, nonostante una diminuzione della violenza rispetto ai mesi precedenti, la situazione nel sud del Libano resta "fragile" e continua ad avere conseguenze sulla popolazione civile, con abitazioni e infrastrutture essenziali danneggiate.
L'Unifil ha ribadito che continuerà a monitorare la situazione e a mantenere i contatti con le parti per evitare una nuova escalation, indicando nel rispetto della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite una condizione fondamentale per ridurre le tensioni e ristabilire la stabilità.
Gaza, attacco con drone israeliano a Khan Younis: ci sono almeno 2 vittime
Un attacco con drone israeliano contro alcuni veicoli nella città di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, ha provocato almeno 2 vittime. Lo riferisce Al Jazeera, citando una fonte dei servizi di ambulanza e di emergenza di Gaza. In precedenza, almeno un palestinese era stato ucciso dal fuoco israeliano nel villaggio di al-Musaddar, a est di Deir el-Balah, nella parte centrale della Striscia.
Al JAzeera annuncia un morto a Gaza in attacco israeliano
Almeno una persona è morta in un attacco delle forze israeliane nel villaggio di al-Musaddar, a est di Deir el-Balah, nel centro di Gaza. Lo ha riferito l'emittente al-Jazeera.
Gaza, Israele: "Uccisi due comandanti di Hamas e Jihad islamica"
Le Forze di difesa israeliane hanno affermagto di aver ucciso nella Striscia di Gaza due comandanti appartenenti rispettivamente ad Hamas e alla Jihad islamica.
Secondo l'Idf, giovedì un attacco nell'area di al-Shati ha ucciso Ibrahim Nabil Ibrahim Bass, indicato come comandante dell'ala militare di Hamas.
"L'uomo si era infiltrato in territorio israeliano e aveva partecipato al massacro del 7 ottobre", hanno affermato le forze israeliane in un messaggio su Telegram.
In un altro attacco condotto giovedì nell'area di Sabra, l'Idf ha riferito di avere ucciso Hamdi Ahmad Hamid Kahlil, comandante di un plotone di osservazione della Jihad islamica.L'esercito israeliano ha affermato di avere adottato, prima degli attacchi, misure per ridurre il rischio di vittime tra i civili.
Iran, Pezeshkian:"Intesa Islamabad grande successo iraniano"
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha definito il memorandum d'intesa di Islamabad "un importante successo diplomatico", sostenendo che, secondo esperti internazionali e iraniani, l'Iran è uscito come "il vero vincitore" dell'accordo.
In un'intervista trasmessa ieri sera dalla tv iraniana, Pezeshkian ha spiegato che il memorandum raggiunto dal Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano è stato il risultato di una decisione collegiale e basata su valutazioni tecniche. Dodici dei 13 membri del Consiglio, ha precisato, hanno sostenuto l'intesa.
Secondo il presidente, nove punti dell'accordo costituiscono impegni degli Stati uniti, mentre altri riguardano obblighi comuni. Una disposizione relativa al programma nucleare iraniano richiede invece ulteriori negoziati.
Pezeshkian ha affermato che i colloqui hanno già prodotto risultati concreti, compresi progressi verso la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi iraniani congelati. Le parti hanno inoltre discusso la possibilità di investimenti stranieri in Iran fino a 300 miliardi di dollari.
Sul dossier dello Stretto di Hormuz, il presidente ha riferito che i negoziati hanno prodotto una roadmap per la riapertura della rotta strategica sulla base del quadro proposto da Teheran. Il piano, ha aggiunto, è stato sottoposto alla Guida suprema, ayatollah Mojtaba Khamenei, che lo ha approvato.Secondo Pezeshkian, l'Oman aveva inizialmente espresso alcune riserve, ma ha successivamente accettato il quadro coordinato.Teheran chiede ora garanzie sull'attuazione degli impegni americani, tra cui la revoca delle sanzioni e del blocco, lo sblocco dei proventi iraniani derivanti dalle esportazioni di petrolio e prodotti petrolchimici, la ripresa degli investimenti e la cessazione delle azioni militari in Libano. Pezeshkian ha sottolineato che l'Iran continuerà sulla strada della diplomazia, ma non resterà vincolato ai propri impegni se l'altra parte non rispetterà i suoi obblighi. Tra le priorità della politica estera iraniana per il resto del mandato, il presidente ha indicato la riduzione delle tensioni, il rafforzamento delle relazioni con i Paesi orientali e la ricerca di un alleggerimento delle sanzioni. Pezeshkian ha inoltre chiesto rapporti più stretti con i Paesi vicini, in particolare Pakistan, Afghanistan, Arabia saudita, Turchia, Emirati arabi uniti, Qatar, Oman, Egitto, Azerbaigian e Turkmenistan. Il presidente iraniano ha infine sostenuto che gli Stati della regione dovrebbero cooperare maggiormente per garantire sicurezza e stabilità e impedire a Israele di attaccare liberamente i Paesi islamici, ribadendo che la pace regionale richiede dialogo, comprensione reciproca e rispetto degli accordi.
Media Beirut, attacco di droni israeliani a Nabatieh nel sud del Libano
Un attacco di droni israeliani è stato effettuato nella città di Nabatieh al-Fawqa, nel sud del Libano. Lo riferiscono i media libanesi mentre le Forze di Difesa Israeliane non hanno ancora commentato. L'Idf ha intensificato i suoi attacchi contro Hezbollah nel sud del Libano negli ultimi giorni, in particolare nell'area di Nabatieh, dove si trova la strategica collina di Ali al-Taher, considerato una roccaforte del gruppo armato, dotato di complessi sistemi di tunnel sotterranei e postazioni fortificate. Allo stesso tempo, Hezbollah ha preso di mira le truppe che operano nella zona.
Iran, Araghchi: "Risponderemo al fuoco col fuoco e resisteremo a sanzioni"
"Non scherziamo con la sicurezza del Paese e i nostri combattenti risponderanno a qualsiasi attacco". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi come riportato dall'agenzia Mehr e i media iraniani, affermando che Teheran non scenderà a compromessi sulla sicurezza nazionale e che le sue forze risponderanno "al fuoco col fuoco". Intervenendo a un incontro consultivo con i partecipanti alla 40esima Conferenza internazionale sull'unità islamica, Araghchi ha accusato Stati Uniti e Israele di aver tentato di provocare un cambio di regime in Iran e di sfruttare il conflitto per alimentare divisioni interne, inviare gruppi armati e destabilizzare il Paese. Secondo il ministro, i tentativi di indebolire l'unità nazionale e di colpire le capacità missilistiche iraniane non hanno raggiunto i loro obiettivi. "Alla fine non hanno avuto altra scelta che negoziare", ha affermato. Araghchi ha inoltre sostenuto che, nonostante la perdita di esponenti di alto livello, le capacità militari iraniane siano rimaste intatte. "L'albero non è stato danneggiato", ha detto riferendosi alla leadership e al sistema politico della Repubblica islamica. Il ministro ha ribadito che le basi americane nella regione restano potenziali obiettivi. "Ovunque ci sia una base americana, può essere colpita", ha affermato, sottolineando che Teheran ha colpito postazioni statunitensi in risposta agli attacchi americani e non i Paesi della regione che considera amici. Araghchi ha infine accusato gli avversari dell'Iran di essersi orientati verso una maggiore pressione economica dopo non essere riusciti a raggiungere i propri obiettivi sul piano militare. "Come abbiamo resistito alle sanzioni americane durante l'era Obama, resisteremo anche alle nuove sanzioni", ha dichiarato.
Ambasciata USA a Gerusalemme (Wikipedia)
Iniziato il ritorno del personale diplomatico nelle ambasciate USA in Israele e M.O.
I diplomatici americani e alcuni dei loro familiari hanno iniziato a tornare nelle ambasciate statunitensi in Medio Oriente, dopo che a molti era stato ordinato di lasciare i propri incarichi nei primi giorni dopo l'inizio della guerra con l’Iran. Lo riporta Times of Israel . Sebbene la maggior parte delle ambasciate non stia tornando a pieno organico subito, da questa settimana il Dipartimento di Stato ha iniziato a revocare alcune restrizioni relative al personale e di altro tipo.
Questi cambiamenti non riflettono necessariamente una svolta nella politica dell’amministrazione Trump verso l’Iran — ora incentrata su una guerra economica piuttosto che su un conflitto militare vero e proprio. Sono invece dovuti principalmente alle disposizioni normative in materia di risorse umane, che limitano il periodo durante il quale i diplomatici possono assentarsi dal proprio incarico continuando a percepire lo stipendio e a beneficiare delle prestazioni previdenziali per sé e per le proprie famiglie.
Venerdì, giorno in cui la guerra con l’Iran ha raggiunto i sei mesi, le ambasciate in Qatar, Kuwait e Bahrein hanno annunciato che avrebbero consentito il rientro dei familiari dei diplomatici, sebbene in Bahrein e Kuwait ciò valga solo per i maggiori di 18 anni. All’inizio della settimana, tutti i familiari dei dipendenti del governo statunitense in Israele, così come i maggiori di 21 anni tra coloro che lavorano in Libano, hanno ricevuto il via libera per tornare.
WSJ: guerra all'Iran prosciuga arsenali Usa, allarme per Europa e Asia
La guerra contro l'Iran ha assorbito una quantità tale di munizioni americane da spingere i pianificatori militari degli Stati uniti a temere un indebolimento della capacità di risposta a eventuali minacce provenienti da Cina e Russia. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi.
La situazione sarebbe particolarmente grave in Europa, dove le scorte americane di intercettori Pac-3 per i sistemi Patriot e di missili terra-terra Atacms vengono considerate da alcuni funzionari "oltre il livello critico".
Negli ultimi mesi Washington ha trasferito verso il Medio Oriente armamenti provenienti anche da Giappone, Corea del sud e Germania. Secondo le fonti, per ricostituire alcune di queste scorte potrebbero essere necessari anni.
Oltre ai Patriot, in Europa sarebbero scesi a livelli estremamente bassi anche altri missili di precisione e razzi guidati. Verso il Medio Oriente sono stati inoltre trasferiti intercettori antimissile Thaad e sistemi antidroni Merops.
La riduzione delle scorte ha costretto il Comando europeo degli Stati uniti a modificare alcuni piani operativi. Funzionari dell'amministrazione ritengono inoltre che, nelle condizioni attuali, Washington non sarebbe in grado di attuare pienamente i piani di emergenza previsti per la difesa di Taiwan in caso di un'invasione cinese nel breve periodo.
La Casa bianca respinge tuttavia l'ipotesi di una carenza. "Le forze armate degli Stati uniti dispongono di munizioni, proiettili e scorte più che sufficienti per raggiungere tutti gli obiettivi strategici del presidente Trump e oltre", ha dichiarato la portavoce Anna Kelly.Anche il Pentagono ha negato l'esistenza di gravi problemi. Il portavoce Sean Parnell ha definito "false" le notizie su carenze di munizioni americane all'estero.Il consumo dall'inizio della guerra è stato però enorme. Entro metà luglio, secondo funzionari citati dal Wsj, gli Stati uniti avevano utilizzato circa 1.700 intercettori Patriot e oltre 200 Thaad contro missili iraniani. Le navi della Marina americana avevano inoltre lanciato circa 150 missili Standard contro missili e droni di Teheran. Nello stesso periodo l'Iran avrebbe lanciato più di 1.500 missili balistici e circa 6.000 droni di grandi dimensioni. La pressione sulle scorte ha contribuito anche a modificare la condotta delle operazioni. Le forze americane hanno limitato le rappresaglie contro alcuni attacchi iraniani alle navi nello Stretto di Hormuz e, a fine luglio, Trump ha deciso una pausa nei bombardamenti sull'Iran mentre all'interno dell'amministrazione si discuteva proprio del livello delle munizioni disponibili. Per aumentare le riserve, alcuni vecchi missili da crociera Tomahawk sono stati sottoposti a lavori di revisione e rimessi in servizio. La Nato sostiene comunque di avere munizioni antiaeree sufficienti. "La Nato dispone di abbastanza munizioni per la difesa aerea, compresi i missili Patriot, per difenderci. E ne abbiamo ancora abbastanza per continuare a fornirne all'Ucraina", ha dichiarato il colonnello Martin O'Donnell.La riduzione delle scorte americane sta però rallentando anche le consegne agli alleati e limitando la capacità occidentale di inviare nuovi intercettori a Kiev, mentre la Russia continua i suoi attacchi missilistici contro l'Ucraina.Washington ha inoltre spostato in Medio Oriente unità di difesa aerea precedentemente schierate in Europa e nel Pacifico, prolungandone le missioni e aumentando la pressione sulle capacità militari disponibili in caso di altre crisi.
Iran, Araghchi: "Sostegno al Libano, Israele si ritiri dai territori occupati"
L'Iran continuerà a sostenere "con fermezza" il popolo libanese, l'integrità territoriale e la sovranità nazionale del Libano e considera prioritari la fine della guerra e il ritiro delle forze israeliane dai territori libanesi occupati. Lo ha affermato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi durante un incontro con lo sceicco Ali al Khatib, vicepresidente del Consiglio supremo islamico sciita del Libano.
L'incontro si è svolto a margine della 40ma Conferenza internazionale dell'Unità islamica.
Al Khatib ha illustrato ad Araghchi la situazione in Libano e quella che ha definito la prosecuzione delle "aggressioni del regime sionista" contro il Paese. Il religioso ha inoltre ringraziato Teheran per le sue posizioni a sostegno del "popolo resistente del Libano", della sua integrità territoriale e della sovranità nazionale.
Secondo al Khatib, la posizione iraniana rappresenta "una fonte di forza e di speranza" per la popolazione libanese.Araghchi ha ribadito "il fermo sostegno dell'Iran al popolo resistente del Libano, alla sua integrità territoriale e alla sua sovranità nazionale", sottolineando inoltre "la particolare attenzione" di Teheran alla necessità di porre fine alla guerra e ottenere il ritiro israeliano dalle aree libanesi occupate.Il ministro degli Esteri iraniano ha infine chiesto un rafforzamento dell'unità e della cooperazione tra i Paesi islamici per contrastare quelle che Teheran definisce "politiche di genocidio, guerra ed espansionismo del regime sionista", nonché le "minacce e le interferenze destabilizzanti" negli affari dei Paesi della regione
Due palestinesi, tra cui un minore, feriti durante un raid israeliano nel campo di al-Amari
Secondo quanto riporta l'agenzia palestinese Wafa, due palestinesi, tra cui un ragazzo di 15 anni, sono stati feriti dalle forze israeliane sabato mattina presto durante un raid nel campo profughi di al-Amari, ad al-Bireh. La Società della Mezzaluna Rossa Palestinese ha riferito che le sue squadre hanno prestato soccorso a due persone ferite da proiettili veri: un ragazzo di 15 anni colpito alla schiena e un giovane che ha riportato una ferita da arma da fuoco alla gamba.
Gaza, Israele: uccisi due comandanti di Hamas e Jihad islamica
Le Forze di difesa israeliane hanno affermato di aver ucciso nella Striscia di Gaza due comandanti appartenenti rispettivamente ad Hamas e alla Jihad islamica.
Secondo l'Idf, giovedì un attacco nell'area di al-Shati ha ucciso Ibrahim Nabil Ibrahim Bass, indicato come comandante dell'ala militare di Hamas.
"L'uomo si era infiltrato in territorio israeliano e aveva partecipato al massacro del 7 ottobre", hanno affermato le forze israeliane in un messaggio su Telegram.
Cisgiordania, Idf uccide tre miliziani nell'area di Jenin. Israele: "Tra loro un esponente di Hamas"
Le Forze di difesa israeliane hanno sostenuto di avere ucciso tre miliziani palestinesi nell'area di Jenin, in Cisgiordania, tra cui un esponente locale di Hamas.
"All'inizio di oggi l'Idf ha eliminato Qais Bitawi, un operativo di Hamas appartenente alla rete terroristica di Jenin, smantellata durante l'operazione Iron Wall", ha affermato l'esercito israeliano in una nota diffusa su Telegram. Secondo l'Idf, Bitawi è stato ucciso in un attacco aereo insieme ad altri due uomini. Armi sarebbero state trovate nel loro veicolo. L'esercito israeliano ha affermato che Bitawi era coinvolto nella pianificazione e nel sostegno di attività terroristiche, compresi il coordinamento, il finanziamento e l'esecuzione di attacchi contro civili israeliani e forze di sicurezza.
Teheran: "Diplomazia e difesa sono inscindibili" e promette di resistere alle sanzioni statunitensi
Il governo iraniano si è impegnato a resistere con fermezza alle sanzioni statunitensi e a quelle che ha definito «cospirazioni» statunitenso-israeliane, affermando che la diplomazia e la difesa sono strumenti «complementari, coordinati e inseparabili» per la tutela degli interessi nazionali, della sicurezza e dell’integrità territoriale del Paese.
In una dichiarazione diffusa dai media statali, il governo ha affermato che perseguirà entrambe le vie contemporaneamente e si concentrerà sul contenimento dell’inflazione, sulla creazione di posti di lavoro, sul sostegno alla produzione interna e sulla graduale riduzione della dipendenza dal dollaro.
I Pasdaran smentiscono gli USA: "Lo Stretto di Hormuz è chiuso a chi non si coordina con l'Iran"
I Guardiani della Rivoluzione Islamica (Irgc) respingono con fermezza le recenti rassicurazioni di Washington sul ripristino della navigazione nel Golfo Persico, accusando gli Stati Uniti di "mentire" sulla reale situazione dello Stretto di Hormuz per condizionare il prezzo del petrolio sui mercati globali e mascherare i propri fallimenti strategici.
In una nota ufficiale diffusa dall'emittente statale Irib, la marina dei Pasdaran ha rivendicato il totale controllo operativo sulla via d'acqua strategica: "Il dominio dei combattenti dell'Islam su questa via d'acqua strategica è completamente decisivo. Con tutto il potere e in piena autorità, lo Stretto di Hormuz è chiuso a tutte le navi che intendono transitare senza coordinamento con la Repubblica Islamica dell'Iran."
La presa di posizione dei Pasdaran ribadisce che nessun transito navale sarà tollerato senza l'esplicito benestare di Teheran, confermando come lo snodo energetico rimanga al centro della contrapposizione militare e politica tra l'Iran e gli Stati Uniti.
Crisi nel Golfo Persico: 400 navi bloccate e 6.000 marinai in trappola dall'inizio della guerra
È di almeno 400 navi mercantili bloccate e circa 6.000 marittimi intrappolati nel Golfo Persico il drammatico bilancio stilato dall'Organizzazione marittima internazionale (Imo) dall'avvio delle ostilità in Iran. Il segretario generale dell'ente, Arsenio Dominguez, ha reso noto attraverso un comunicato che a oggi si contano almeno 70 attacchi sferrati contro le rotte del trasporto marittimo internazionale, con un tragico conto di 19 marinai deceduti.
Migliaia di lavoratori continuano così a operare in condizioni di estremo pericolo e costante incertezza. Oltre alla crisi umanitaria per gli equipaggi, l'Imo lancia l'allarme sull'impatto economico globale: l'interruzione delle catene di approvvigionamento di materie prime fondamentali - a partire da carburanti e fertilizzanti - sta generando gravi ripercussioni sia a breve che a lungo termine sulle economie di tutto il mondo.
Riprende il traffico nello Stretto di Hormuz: transitano circa 29 navi al giorno
Registrato un progressivo incremento del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo strategico cruciale per il commercio energetico globale. Secondo i dati resi noti dall'agenzia Dpa e ricavati dal rapporto settimanale dell'UKMTO (United Kingdom Maritime Trade Operations), la via d'acqua ha visto il transito di una media di circa 29 navi mercantili al giorno negli ultimi sette giorni. Nell'arco dell'ultima settimana si sono contati 103 ingressi nel Golfo Persico a fronte di 101 uscite, confermando un trend di leggero ma costante consolidamento dei flussi navali iniziato verso la fine di luglio.
Iran, la “guerra lampo” di Trump è durata sei mesi
IL PUNTO - Mojtaba Khamenei serra le fila in Iran: "Vietato qualsiasi atto che danneggi la coesione sociale"
La Guida Suprema dell'Iran, l'ayatollah Mojtaba Khamenei, ha rivolto un perentorio appello alla nazione per serrare le fila in una fase critica del conflitto che vede il Paese opposto a Stati Uniti e Israele. Nel suo messaggio, il leader iraniano ha vietato tassativamente qualsiasi condotta o discorso capace di compromettere la coesione sociale o alimentare spaccature interne su temi sensibili come l'alternativa tra guerra e negoziati, ribadendo la necessità di mantenere salda la motivazione nazionale.
Khamenei ha contestualmente espresso il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dal presidente Masoud Pezeshkian, lodando la gestione dell'emergenza sul fronte dei servizi essenziali, della fornitura energetica e del ripristino delle infrastrutture colpite dall'aggressione nemica. Sul piano economico, la risposta dell'Iran alle sanzioni e all'inflazione deve fondarsi sulla difesa della produzione interna e sull'attuazione di un'economia di resistenza, puntando al contempo sul graduale abbandono del dollaro negli scambi commerciali e sul rifiuto di ogni condizionamento esterno.
Donald Trump rilancia le ambizioni spaziali mentre restano le tensioni in Medio Oriente
Visita storica per Donald Trump alla NASA. Durante la cerimonia di premiazione dell'equipaggio della missione Artemis II, il presidente degli Stati Uniti ha firmato un ordine esecutivo per l'istituzione della US Space Academy, un'accademia nazionale concepita per formare la futura classe dirigente, ingegneri e astronauti del settore aerospaziale pubblico e commerciale. Trump ha sottolineato come la supremazia nello spazio sia fondamentale per la sicurezza e la crescita economica della nazione.
Il presidente ha anche ricordato il supporto strategico che le operazioni del Space Command forniscono agli attuali scenari di crisi internazionali, a partire dal braccio di ferro nello Stretto di Hormuz. Sul fronte mediorientale permane tuttavia uno stallo diplomatico con l'Iran. Le trattative per garantire la sicurezza del traffico marittimo e commerciale nel canale chiave per il greggio mondiale restano complesse: mentre Washington insiste nel mantenere la pressione diplomatica ed economica, Teheran continua a rivendicare il controllo delle proprie acque territoriali.
Donald Trump in visita alla Nasa (AFP)
Hezbollah: “L’accordo con Israele umilia il Libano”
Il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha attaccato l’accordo tra Israele e il governo del Libano, affermando che la sua organizzazione “si oppone all’accordo quadro e ne chiede la cancellazione. Non siamo d’accordo con le zone pilota. L’accordo quadro non è legittimo, è illegale, umiliante, distrugge la sovranità libanese e non ripristina i diritti. Chi si oppone a tale accordo non ha nulla da temere”.
Libano, raid israeliani nell'area di Nabatieh: uccisa una donna
Una donna è morta nel bombardamento lanciato dalle forze israeliane nella città di Arab Salim, nel distretto di Nabatieh, nel sud del Libano. Lo riporta il quotidiano L'Orient Le Jour, riferendo anche del ferimento di un'altra donna e della figlia.
In una nota, le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno affermato di aver colpito "infrastrutture di Hezbollah nella zona di Nabatieh, in risposta al lancio di droni esplosivi contro le forze israeliane nella Zona di sicurezza".
Forze israeliane demoliscono alcune abitazioni a Zawtar al-Sharqiyah nel sud del Libano (LaPresse)
Israele bombarda Gaza e Libano, Netanyahu in campagna elettorale
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