Pedopornografia, adescavano bambini con giochi erotici online: sette arresti

La Polizia di Stato ha condotto l'operazione “Sweet Strip” su tutto il territorio nazionale, arrivando all'arresto di sette persone e alla denuncia di altre 23. Tra i soggetti individuati figurano anche due minorenni.
La trappola degli adescatori era costruita attraverso delle chat online dove, con un “gioco”, dei minorenni erano indotti a compiere atti sessualmente espliciti e poi le immagini venivano condivise e vendute. L' inchiesta ha portato al sequestro di centinaia di gigabyte di video che documentano abusi sessuali su bambini e adolescenti, anche in tenera età, e di 60 supporti informatici. Nel corso di una delle perquisizioni, nell'abitazione romana di uno degli arrestati, sono stati inoltre trovati 895 grammi di marijuana.
A far partire le indagini è stata la denuncia della madre di una ragazza di 14 anni, adescata su una nota piattaforma di messaggistica istantanea da un adulto che l'aveva coinvolta nel gioco online che prevedeva una serie di sfide a contenuto sessualmente esplicito, alle quali corrispondeva un punteggio assegnato dall'interlocutore adulto in base ai comportamenti delle giovani partecipanti: cinque punti per togliersi la maglietta, dieci per mostrare la biancheria intima, fino a cinquanta per il compimento di atti di autoerotismo.
Il sistema consentiva agli utenti accreditati di entrare in contatto, attraverso chat testuali e videochiamate, con adulti sconosciuti abbinati casualmente. Per partecipare al gioco era necessario ricevere un link di invito ed effettuare un pagamento, attraverso sistemi elettronici o criptovalute.
Le videochiamate registrate e vendute e il canale “Lumaca”
Le successive verifiche del Centro operativo per la sicurezza cibernetica del Lazio hanno permesso di ricostruire il funzionamento della rete e identificare quattro persone che avrebbero materialmente creato e organizzato le chat di gioco, finalizzate all'adescamento dei minori. All'interno dei canali sono stati rinvenuti numerosi filmati realizzati attraverso la registrazione dello schermo durante videochiamate predisposte appositamente per produrre materiale pedopornografico.
I contenuti venivano poi condivisi e immessi in circuiti di scambio e commercio online, dai quali gli organizzatori avrebbero ricavato guadagni.
Un ulteriore filone investigativo si è concentrato su un canale a pagamento denominato “Lumaca”. Al suo interno la Polizia postale ha individuato 30 persone dedite alla diffusione di materiale pedopornografico, ricostruendo anche le modalità di interazione tra gli utenti e gli accorgimenti utilizzati per rendere più riservato lo scambio digitale dei contenuti illeciti.
L'operazione ha portato all'esecuzione di 30 perquisizioni domiciliari e informatiche su tutto il territorio nazionale, disposte dalla Procura di Roma. Alle attività hanno partecipato, insieme al Centro operativo per la sicurezza cibernetica del Lazio, gli uffici della Polizia postale di Lombardia, Veneto, Piemonte, Umbria, Campania, Sardegna, Puglia e Calabria.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.