Un omicidio, due imputati: è possibile per la legge? Il nodo giuridico del caso Garlasco

Le due ricostruzioni giudiziarie del delitto di Garlasco, quella che porta a Alberto Stasi e quella che porta a Andrea Sempio, non possono essere vere insieme. La richiesta di rinvio a giudizio, per il femminicidio di Chiara Poggi, depositata il 3 novembre, 19 anni dopo il delitto del 13 agosto 2007, mette l’ordinamento davanti a un problema che la legge non ha previsto. È una richiesta, non un rinvio a giudizio: spetta al giudice dell’udienza preliminare (gup) stabilire se si andrà a processo.
Cosa dice la legge, e cosa non dice (ancora)
Il principio del ne bis in idem (art. 649 c.p.p.) impedisce di giudicare due volte la stessa persona per lo stesso fatto. Non protegge però il fatto in sé: nulla vieta di processare una persona diversa per lo stesso omicidio. Il problema nasce dopo. Se due persone fossero condannate in via definitiva per un delitto commesso da una sola, ci sarebbero due verità giudiziarie inconciliabili.
Per rimediare alle condanne ingiuste esiste la revisione (artt. 629 ss. c.p.p.). Tra i motivi ci sono l’inconciliabilità tra i fatti stabiliti da due sentenze (art. 630, lett. a) e la sopravvenienza di nuove prove (lett. c). Ma il codice non regola cosa fare quando il secondo processo parte prima che il primo condannato sia stato scagionato. Si tratta di un caso unico che neanche il codice prevede, e i giuristi interpellati non indicano precedenti a cui riferirsi.
La linea della difesa di Stasi
L’avvocato Liborio Cataliotti, uno dei difensori di Sempio, ha già indicato la linea. Davanti al gup chiederà la sospensione del procedimento, per fermare l’udienza preliminare finché non si pronuncerà la Corte d’appello di Brescia sulla revisione di Stasi, la cui richiesta sarebbe attesa nei prossimi giorni. L’obiettivo è congelare l’inchiesta bis ed evitare che ci siano due imputati per lo stesso delitto.
Se il gup non accogliesse la sospensione, la difesa potrebbe sollevare una questione di legittimità costituzionale. Il gup dovrebbe decidere se ritiene la questione non manifestamente infondata. In quel caso gli atti andrebbero alla Corte costituzionale, che si esprimerebbe sul vuoto normativo. Cataliotti ha definito la situazione un “mostro bicefalo”.
Sono strategie di parte e il loro esito non è scontato. Spetterà al giudice decidere se la sospensione abbia una base nel codice, che non la prevede in modo esplicito per un’ipotesi del genere.
L'ipotesi della revoca della condanna di Stasi
Stasi è stato assolto due volte, nel 2009 e nel 2011, prima della condanna definitiva del 2015. Ha già scontato gran parte della pena e i suoi legali puntano alla revisione. Se la Corte d'appello di Brescia accogliesse la revisione la sua condanna verrebbe revocata. Questo toglierebbe di mezzo il “condannato numero 1” e renderebbe più lineare il percorso verso il processo a Sempio. Fino a quel momento, la richiesta di rinvio a giudizio per Sempio non cancella nulla della sentenza su Stasi.
Sempio attende l’udienza preliminare, che secondo il suo difensore potrebbe tenersi l’anno prossimo. Gli vengono contestate le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti, che prevedono l’ergastolo. Ricordiamo che si dichiara innocente ed estraneo ai fatti rigettando gli indizi a suo carico. Se il gup disponesse il rinvio a giudizio, il processo si celebrerebbe davanti alla Corte d’assise.
Quando il ministro della Giustizia Nordio ha detto: "Stasi condannato dopo due assoluzioni, sistema demenziale"
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio è tornato più volte sul caso Garlasco. A maggio 2026, a margine di un convegno affrontò una riflessione come si possa condannare chi è già stato assolto da una Corte d’assise e da una Corte d’appello, se la condanna richiede l’assenza di ogni ragionevole dubbio. Aggiunse che nel sistema anglosassone una vicenda simile sarebbe inconcepibile.
È tornato sul tema tre settimane fa, alla Festa dell’ottimismo del Foglio a Firenze. Nordio premise di non poter né voler commentare processi in corso o passati. Poi ha ricostruito il percorso di Stasi: assolto due volte e infine condannato, a suo dire senza rifare il processo da capo e sulla base delle stesse prove. Definì “demenziale” il sistema che lo ha permesso. Anche per questo il ministro ha definito il processo penale obsoleto e contraddittorio, e che il governo non riuscirà a riformarlo per via dell’esito del referendum.
Nel maggio scorso il ministro precisò che nessuno può pronunciarsi su un procedimento in corso. Disse anche di non avere “la più pallida idea” della dinamica del delitto né dell’identità del responsabile. Le sue critiche riguardano quindi il meccanismo processuale, non la colpevolezza di Stasi o di Sempio.
L’avvocato di Sempio, Cataliotti, ha detto di sottoscrivere le parole del ministro, parlando di una situazione anomala: una persona ha scontato una pena pesantissima da colpevole mentre ora si indaga su un altro.
Va precisato che nel 2013 la Cassazione annullò l’assoluzione di Stasi. L’appello bis durò otto mesi, perché fu riaperto il dibattimento. Dunque, secondo questa lettura, non si trattò di una condanna pronunciata sulle stesse carte senza alcuna nuova attività istruttoria.
Qui sta il punto politico-giuridico. Il Guardasigilli è anche titolare dell’azione disciplinare e promuove le ispezioni, e le sue parole arrivano mentre la revisione per Stasi sta per essere presentata. Su un’indagine aperta, nessuna delle due parti di un eventuale giudizio di revisione può essere vincolata da dichiarazioni ministeriali, ma quelle di Nordio alimentano il clima intorno al caso.
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