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Monday, October 26, 2026

Israele al bivio dopo il 7 ottobre: sfida di Netanyahu tra le proteste e sondaggi verso lo stallo

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La campagna di "paura, bugie e minacce, incluse immagini di bombe atomiche nel cuore di Tel Aviv" del primo ministro israeliano uscente, Benjamin Netanyahu, "questa volta non funzionera'". Lo ha dichiarato il candidato dell'opposizione israeliana, Gadi Eisenkot, nell'ultimo discorso alla vigilia del voto di domani.
Nonostante l'esplicito appoggio del presidente Usa Donald Trump al suo avversario, Eisenkot ha assicurato che anche sotto il suo governo Tel Aviv continuera' la stretta cooperazione con Washington. "Donald Trump e' un vero amico di Israele. Apprezzo il suo lavoro e il suo impegno per la sicurezza di Israele e sono convinto che lavorera' in piena cooperazione con qualsiasi leader eletto dal popolo", ha sottolineato l'ex generale. "Chiunque creda che il nostro Israele possa sopravvivere altri quattro anni in questo modo vive in una pericolosa illusione", ha concluso Eisenkot, "se continuiamo su questo cammino di evasione, fallimento, catastrofe e bugie, Israele smettera' presto di essere il Paese che conosciamo".

Lieberman chiede a procura un'inchiesta per tradimento contro Netanyahu

Il leader del partito Yisrael Beytenu, Avigdor Liberman, ha reso noto su X di aver scritto una lettera alla procuratrice generale di Israele Gali Baharav-Miara chiedendo di avviare un'indagine penale contro il primo ministro Benjamin Netanyahu per "tradimento", in seguito alle notizie secondo cui starebbe per riaprire le ostilità con l'Iran.
Nel suo messaggio su X, Liberman scrive: "Il tentativo di trascinare lo Stato di Israele in una guerra alla vigilia delle elezioni, insieme alla volontà di sacrificare i soldati dell'esercito israeliano per il solo timore di perdere le elezioni, costituisce un tradimento dello Stato, della sua sicurezza e dei soldati dell'Idf".
"Nell'ultimo mese, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sta facendo pressione sui vertici dell'apparato di sicurezza affinché adottino misure che potrebbero provocare un errore di valutazione nei confronti dell'Iran", conclude Liberman che pubblica la lettera al procuratore.

Eisenkot Netanyahu

Eisenkot Netanyahu (ANSA)

Domani Israele alle urne, si vota dalle 7 alle 22 ora locale

Le urne per la formazione della 26ma Knesset si apriranno domani mattina per i circa 7 milioni e 331 mila israeliani aventi diritto al voto. I seggi saranno aperti dalle 7.00 alle 22.00 ora locale (ore 6-21 italiane). In lizza ci sono 36 partiti, di cui solo 13 vengono rilevati nei sondaggi perché superano la soglia di sbarramento al 3,25%. Gli exit poll verranno annunciati immediatamente con la chiusura delle urne, ma i risultati finali saranno ufficializzati solo otto giorni dopo il voto, il 4 novembre.
Il conteggio delle 'buste doppie' - ossia di chi vota lontano dal proprio luogo di residenza, come soldati, diplomatici, persone ospedalizzate - richiede più tempo e in passato ha ribaltato i risultati emersi dagli exit poll iniziali.
In un sistema proporzionale puro a collegio unico, determinante per la distribuzione dei 120 seggi della Knesset tra le liste è l'affluenza al voto, che quest'anno, nelle prime elezioni dopo tre anni di guerra, è prevista essere particolarmente alta: i sondaggisti rilevano che il 74% della popolazione ha espresso la volontà di andare a votare. Alle ultime elezioni del 2022 l'affluenza fu del 70%.

I NUOVI PARTITI

AMCHA YISRAEL: È la seconda novità di rilievo nel panorama politico israeliano. 'Popolo d'Israele' è stato creato ad agosto di quest'anno dall'ex generale Ofer Winter, deciso a perseguire una politica di sicurezza intransigente. Si oppone alla creazione di uno Stato palestinese, sostiene la 'emigrazione volontaria' dei residenti dalla Striscia di Gaza e la controversa riforma della giustizia.
La scesa in campo di una nuova formazione di destra radicale ha suscitato timori nei partiti della coalizione di governo, preoccupati per la frammentazione del blocco. Il partito infatti viene dato dai sondaggi sulla soglia dello sbarramento, rischiando di non entrare alla Knesset, con una conseguente dispersione di voti.


I RISERVISTI-PARTITO ECONOMICO: Inedita formazione annunciata a ridosso delle elezioni, è composta dal nuovo partito di centro-destra I Riservisti, fondato nel 2025 da Yoaz Hendel, e il Nuovo partito economico di Yaron Zelekha creato nel 2020. Insieme puntano a eliminare le esenzioni dal servizio militare per i giovani ultraortodossi e a combattere il caro-vita. Per i sondaggi, è sulla soglia di sbarramento e rischia di non entrare.
Hendel lo ha presentato come un 'terzo blocco', sostenendo la formazione di un governo di unità nazionale con Netanyahu ed Eisenkot, che escluda sia i partiti ultraortodossi che quelli arabi.

HAREDI PUBLIC: Ultima novità, è un partito ultraortodosso fondato pochi mesi fa dal vice sindaco di Beit Shemesh Moti Leitner. Il suo peso, benché numericamente molto contenuto (nei sondaggi viene dato ben al di sotto della soglia di sbarramento del 3,25%, è data dal fatto che per la prima volta c'è una formazione haredi che ha preso le distanze dai due storici partiti ultraortodossi (Shaw e United Torah Judaism), ha una posizione moderata rispetto alla delicata questione della leva militare obbligatoria per tutti, ultraortodossi compresi, e ha addirittura una donna in lista, Nechumi Yaffe. Nonostante le pressioni di Netanyahu e i sondaggi totalmente avversi, Leitner prosegue imperterrito e ha ribadito di non aver intenzione di lasciare la corsa. "La società haredi non puo' più vivere in parallelo rispetto al resto di Israele. Dobbiamo farne parte e dobbiamo assumervi un ruolo attivo", ha dichiarato pochi giorni fa, assicurando che si presenterà al voto.

I PARTITI ARABI

RA'AM: Acronimo di Lista Araba Unita, è un partito conservatore islamista fondato nel 1996 e oggi guidato da Mansour Abbas. Negli ultimi anni ha via via perso la connotazione religiosa e i legami con il Movimento islamico, impegnandosi in battaglie sociali ed economiche a favore della minoranza araba più che politiche per la questione palestinese. Nel 2021-2022 Ra'am, con i suoi cinque seggi, è stato cruciale per dare vita all'esecutivo del 'cambiamento' di Bennett-Lapid. Nonostante cio', la partecipazione di un partito arabo-israeliano al governo è ancora un tabù per la gran parte dell'elettorato.


Per cercare di superare le ostilità - nella speranza di entrare nell'eventuale coalizione di governo di Eisenkot, che finora pero' ha respinto tale ipotesi - Abbas di recente ha accolto per la prima volta in lista, in seconda posizione, un deputato ebreo, Yoav Segalovitz. Ex soldato, fondatore della nota unità di polizia contro la criminalità Lahav 433 ed ex comandante della divisione indagini e intelligence, a Segalovitz è stato riconosciuto il merito di aver contribuito a ridurre la criminalità nelle comunità arabe durante il suo mandato come vice ministro della Sicurezza nel precedente esecutivo.
 

LISTA UNITA: E' l'unione tra Ta'al (Movimento Arabo per il Rinnovamento), Hadash (partito ebraico-arabo le cui origini risalgono al 1977) e Balad (Alleanza Nazionale Democratica). Si oppone alla guerra a Gaza e all'occupazione israeliana della Cisgiordania. E' inoltre contraria alla legge sullo Stato-Nazione che definisce il carattere ebraico di Israele. Posizioni che riduce le sue possibilità di entrare a far parte di una qualsiasi coalizione di governo.
La Commissione elettorale centrale, composta da rappresentanti di tutti i partiti secondo il rispettivo peso nella Knesset e pertanto molto politicizzata, il mese scorso ha escluso dal voto del 27 ottobre due partiti arabo-israeliani e il deputato ebreo di Hadash, Ofer Cassif. La decisione tuttavia è stata successivamente annullata dalla Corte Suprema.
Quanto invece al leader di Balad, Sami Abou Shehadeh, anch'egli squalificato dalla Commissione elettorale, ha annunciato lui stesso il suo ritiro dalla corsa elettorale a ottobre dopo che i giudici dell'Alta Corte lo avevano invitato a farlo, prospettandogli l'esclusione dal voto a causa di un suo articolo scritto all'indomani del massacro di Hamas del 7 ottobre 2023 ritenuto favorevole alla lotta armata contro Israele.

L'OPPOSIZIONE

YASHAR: E' la novità di queste elezioni, la discesa in campo di Gadi Einsekot con un suo partito. Ex capo di Stato maggiore dal 2015 al 2019, è entrato alla Knesset nel 2022 come deputato di Unità Nazionale, formazione creata da Blu e Bianco di Benny Gantz e New Hope di Gideon Sa'ar. Dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, Eisenkot è stato ministro senza portafoglio nel governo di Netanyahu, allargato in seguito all'emergenza e dal quale ne è uscito con Gantz nel giugno 2024.
Nella guerra a Gaza ha perso un figlio, Gal, e due nipoti. Nei sondaggi è indicato come il favorito, nelle ultime settimane è in testa, seppur di misura, superando il Likud di Netanyahu. Tra le sue promesse elettorali, una commissione d'inchiesta statale sui fallimenti del 7 ottobre e l'arruolamento degli ultraortodossi, gli haredim da sempre contrari al servizio militare e alla guerra.

I DEMOCRATICI: E' il frutto dell'unione nel 2024 tra lo storico partito Labour e la sinistra radicale di Meretz. Sotto la leadership di Yair Golan, vincitore delle primarie laburiste nel 2024, i Democratici hanno conosciuto una nuova stagione politica, dopo la prova fallimentare alle elezioni del 2022 che hanno visto i laburisti perdere quasi metà dei seggi (da 7 a 4) e Meretz non riuscire a entrare alla Knesset.
Oltre a Golan - ex vice capo di Stato maggiore, osannato come un eroe per essersi recato da solo al sud il 7 ottobre a salvare dei giovani dall'attacco di Hamas - il partito ha attratto esponenti della società civile che si sono distinti negli anni passati per l'opposizione pubblica al governo, prima contro la controversa riforma della giustizia e poi contro la gestione della guerra a Gaza e i negoziati per il ritorno degli ostaggi.
Golan è l'unico nel blocco dell'opposizione che si è pubblicamente espresso a favore dell'alleanza con i partiti arabo-israeliani per battere Netanyahu. Oltre a lui, personaggi di spicco sono Gilad Kariv, il primo rabbino riformista a essere eletto alla Knesset, e Naama Lazimi.


INSIEME: Formazione nata nel 2026 dall'unione tra Naftali Bennett e Yair Lapid. I due hanno guidato a rotazione il cosiddetto 'governo del cambiamento' tra il 2021 e il 2022, durato solo un anno, che ha interrotto brevemente il lungo regno (13 anni) di Netanyahu.
Bennett, ebreo osservante, proviene da Yamina, la 'nuova destra', mentre Lapid, ex giornalista e noto conduttore televisivo, nel 2013 ha fondato il partito centrista Yesh Atid, arrivando a conquistare nell'ultima tornata elettorale 24 seggi e diventando leader dell'opposizione. Davanti pero' a sondaggi in forte calo, nell'aprile 2026 si è unito a Bennett, lasciando a lui la leadership ufficiale della nuova formazione, a fronte della seconda posizione in lista.
 

YISRAEL BEYTEINU: Partito nazionalista, espressione principalmente dell'elettorato russofono. E' stato fondato nel 1999 dal 'falco' Avigdor Liberman, tuttora alla guida, che combina posizioni fortemente di destra in materia di politica estera e sicurezza con posizioni laiche sulle questioni sociali.

Israele, protesta degli ultra ortodossi

Israele, protesta degli ultra ortodossi (AFP)

I PARTITI AL GOVERNO

LIKUD: È il partito del premier Benjamin Netanyahu, che lo guida dal 1993. Fondato nel 1972 da Menachem Begin, è espressione della destra nazionalista, che unisce valori conservatori e ricette liberali. Alle ultime elezioni nel 2022 ha preso 32 seggi.


OTZMA YEHUDIT: Partito di estrema destra guidato da Itamar Ben-Gvir, controverso ministro per la Sicurezza nazionale, noto alle cronache in patria e all'estero per le dichiarazioni e le azioni incendiarie. A partire dal 2004, la formazione ha conosciuto diverse alleanze e unioni nel tempo nel tentativo - mancato più volte - di superare la soglia di sbarramento ed entrare alla Knesset. Obiettivo centrato per la prima volta nell'aprile 2019 (5 seggi) in una lista congiunta di destra, ma che finì in un nulla di fatto a causa della mancata formazione di un governo.
Nel marzo 2021 - sotto pressione di Netanyahu - si unì all'altro partito di estrema destra, Sionismo Religioso di Bezalel Smotrich, e riuscì nell'impresa. Nella successiva tornata elettorale, nel 2022, l'alleanza si allargo' a Noam, piccola formazione dichiaratamente anti-Lgbt di Avi Maoz, e prese complessivamente 14 seggi, di cui 6 furono assegnati al partito di Ben-Gvir. Oggi siede al governo - tranne una breve parentesi di un paio di mesi all'inizio del 2025 in opposizione all'accordo con Hamas per il ritorno degli ostaggi - con tre ministri.


SIONISMO RELIGIOSO: L'altro partito di estrema destra approdato al governo in seguito alle ultime elezioni nel 2022. A guidarlo è Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e ministro aggiunto alla Difesa. Nato come Tkuma alla fine degli anni '90, ha fatto parte della coalizione che ha sostenuto i governi di Netanyahu dal 2013 al 2020. Ribattezzato Sionismo Religioso nel 2021, è entrato ufficialmente al governo nel 2022 dopo aver conquistato sette seggi alle elezioni grazie a un'alleanza con Otzma Yehudit e Noam.
Fervente sostenitore dell'espansione degli insediamenti, 'voce' dei coloni in Parlamento, punta alla realizzazione del 'Grande Israele'. Di fronte ai ripetuti sondaggi che lo davano perdente e all'opposizione di Ben-Gvir a ridare vita alla precedente alleanza elettorale, in questa tornata si è unito al partito Zehut di Moshe Feiglin.
Oltre a Smotrich, l'altro esponente di punta è Simcha Rotman, principale promotore - insieme al ministro Yariv Levin - della controversa riforma della giustizia in Israele.

Knesset (Parlamento), Israele

Knesset (Parlamento), Israele (Ansa)

SHAS: E' il partito ultraortodosso che rappresenta la comunità sefardita, tradizionalmente svantaggiata rispetto a quella ashkenazita. Nato nel 1984 con il proposito di sopperire alla sottorappresentazione dei mizrahim nella politica israeliana, ha avuto come leader spirituale il rabbino Ovadia Yosef, fino alla sua morte nel 2013. Il leader politico è Aryeh Deri, figura centrale nel partito, che negli anni ha ricoperto diversi incarichi ministeriali, tra cui ministro dell'Interno, dell'Economia e della Salute, nonché vice premier.
La sua carriera è stata anche segnata da diversi procedimenti giudiziari e condanne per reati legati alla corruzione e all'evasione fiscale. Nel gennaio 2023, la Corte Suprema ha stabilito che non poteva ricoprire la carica di ministro della Salute a causa di una recente condanna per evasione fiscale e di un accordo di patteggiamento precedente. Resta un alleato chiave di Netanyahu, fondamentale nella sopravvivenza del governo.
 

UNITED TORAH JUDAISM: Unione di due formazioni ultraortodosse, Agudat Israel e Degel HaTorah, che rappresentano la comunità ashkenazita. La sua azione politica si concentra sulle tematiche sociali e religiose. I leader delle due formazioni sono rispettivamente Yitzhak Goldknopf e Yaakov Asher, fermo restando che le decisioni politiche sono subordinate ai rispettivi consigli rabbinici e ai grandi saggi della Torah.

LA LEGGE ISRAELIANA E IL RUOLO DEL PRESIDENTE

Una bandiera della campagna elettorale del Primo Ministro israeliano e capo del partito Likud Benjamin Netanyahu

Una bandiera della campagna elettorale del Primo Ministro israeliano e capo del partito Likud Benjamin Netanyahu (AFP)

LA LEGGE ISRAELIANA E IL RUOLO DEL PRESIDENTE

La legge israeliana prevede che i risultati ufficiali siano resi noti entro otto giorni dal voto, ossia mercoledì 4 novembre.

Una volta presentati i risultati ufficiali il presidente Isaac Herzog avrà una settimana di tempo per tenere consultazioni con i rappresentanti di ogni partito, nel corso delle quali i leader politici indicheranno un candidato alla carica di premier. Al termine delle consultazioni Herzog affiderà al candidato che ritiene abbia maggiori probabilità di formare un governo un mandato di 28 giorni per negoziare un accordo di coalizione. 

Il presidente ha la possibilità anche di concedere una proroga, per un massimo di altri 14 giorni. Se il candidato non riuscisse a formare un governo, Herzog avrà tre giorni di tempo per decidere se offrire a un altro candidato la stessa possibilità. Quest'ultimo avrà poi altri 28 giorni per dare vita a una coalizione, senza alcuna possibilità di proroga. Se anche il secondo candidato non dovesse riuscirci, il presidente può affidare l'incarico a qualsiasi parlamentare che ottenga il sostegno di almeno 61 membri della Knesset. Se anche il terzo candidato non riuscisse a formare un governo entro 14 giorni, la Knesset verrà sciolta e saranno indette nuove elezioni.

37 I PARTITI IN CORSA

Dall'estrema destra fino agli arabo-israeliani, passando per gli ultraortodossi, sono 37 i partiti che partecipano. Un tabellone affollato quello che si presenta agli occhi degli elettori, che trovano insieme i principali protagonisti della vita politica del Paese e qualche novità.

Circa 7,3 milioni gli israeliani chiamati alle urne per eleggere i 120 membri della Knesset, ma di fatto per scegliere tra i sostenitori o gli oppositori del premier Benjamin Netanyahu che ha definito e dominato la scena politica di Israele negli ultimi tre decenni e punta ora a ottenere un settimo mandato. 

Le elezioni di martedì sono ritenute tra le più importanti nella storia dello Stato ebraico, dopo l'attacco subito il 7 ottobre 2023 da Hamas. 

Attualmente Netanyahu guida il governo più a destra nella storia di Israele e per rimanere in carica dovrà fare affidamento sui suoi attuali partner di estrema destra, quali il ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, leader del partito Otzma Yehudit, e il ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, del partito Sionismo Religioso, oltre al leader del partito ultraortodosso Shas, Aryeh Deri. Ci sono poi i partiti arabi, in rappresentanza di un quinto della popolazione israeliana di origine araba. 

Dal punto di vista giuridico, l'insediamento di un governo non richiede 61 voti favorevoli, bensì una maggioranza al voto di fiducia, e l'astensione di alcuni deputati, come quelli dei partiti arabi, potrebbe consentire a un esecutivo di entrare in carica. Tuttavia alcuni partiti non hanno escluso di allargare la coalizione ai partiti arabi. Tra loro c'è Ra'am (acronimo ebraico di Lista Araba Unita), il partito islamico moderato guidato da Mansour Abbas, che secondo i sondaggi, dovrebbe ottenere tra i 5 e i 7 seggi e che nel 2021 aveva già accettato di unirsi a una coalizione di oppositori a Netanyahu, rendendolo il primo partito arabo a entrare a far parte di un governo israeliano.

Martedì i seggi chiuderanno alle 22, ora locale, poi le principali emittenti televisive israeliane cominceranno a diffondere i primi exit poll. Lo spoglio delle schede proseguirà per tutta la notte e il giorno dopo, e un quadro più chiaro dovrebbe emergere entro 24 ore dalla chiusura dei seggi. 

Tuttavia, l'esito finale potrebbe rimanere incerto, specialmente per i partiti che si attestano attorno alla soglia di sbarramento del 3,25%, fino allo scrutinio delle schede arrivate per corrispondenza.

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