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Thursday, October 1, 2026

L’avvocata in aula si scusa per non avere la toga e il giudice commenta: “Per me può levarsi anche la maglietta”

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L’avvocata in aula si scusa per non avere la toga e il giudice commenta: “Per me può levarsi anche la maglietta”

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L’avvocata Claudia De Rosa è entrata in aula dal giudice di pace e si è scusata per non avere la toga; il giudice sapeva che si sarebbe astenuta dall’udienza del 24 settembre perché aderiva a uno sciopero. “Lui ha detto che non c’era problema, e ha aggiunto, pensando forse di essere divertente, che avrei potuto anche levarmi la maglietta”, ha raccontato l’avvocata, sconvolta dall’affermazione del magistrato. “Per alcuni secondi non sono riuscita a dire nulla, pensavo solo ‘veramente ha appena detto questa cosa?'”. Secondo il giudice, quella battuta farebbe “piacere alle belle donne” e l’avvocata, specializzata in diritto del lavoro e immigrazione, gli ha fatto subito notare che era lì per lavorare, non per ricevere commenti di quel genere.

“Dovevo semplicemente andare in tribunale per comunicare l’astensione e chiedere che l’udienza venisse rinviata”, ha spiegato De Rosa a Fanpage.it. La cancelleria e la pubblico ministero hanno riso alla battuta fuori luogo del giudice, dando a De Rosa della “pesante”, e che si stava solo scherzando. “A quel punto lui mi ha praticamente ricattata, e mi ha detto che dovevo mettermi la toga davanti a lui. In quel momento non ero lucida, lui non poteva chiedermi una cosa del genere proprio perché mi ero astenuta e non ci sarebbe stata nessuna udienza. Sono quindi uscita dall’aula e ho chiesto a un collega di prestarmela, per poi rientrare dentro”.

L’udienza era stata rimandata per un’astensione proclamata dall’Unione delle Camere Penali Italiane dal 23 al 29 settembre 2026, per protestare contro le intercettazioni illegittime dei colloqui tra detenuti e difensori avvenute nel carcere di Perugia “Capanne”. In aula De Rosa ha cercato l’approvazione delle altre donne presenti “Ma vi rendete conto? Questo mi sta offendendo, mi sta dicendo di spogliarmi. È una battuta orribile, non fa ridere per niente”, ha affermato l’avvocata in aula. A sua discolpa, il giudice ha cercato di difendersi dicendo che, un tempo, le sue colleghe sarebbero state solo contente e magari anche lusingate della sua affermazione: “Ora fatte tutte così, siete esagerate, non si può più scherzare”, avrebbe affermato subito dopo.

De Rosa, dopo l’incontro con il giudice di pace, ha raggiunto il Tribunale civile dall’altra parte di Roma, a piedi, perché era “fuori di sé”. La giudice dell’udienza successiva, vedendola sconvolta, le ha chiesto cosa fosse successo e, dopo aver sentito il suo racconto, le ha consigliato di segnalare l’accaduto agli organi competenti del Tribunale. La professionista ha provveduto a denunciare il fatto inviando due pec, una al Tribunale di Roma e un’altra alla presidenza del Giudice di pace, senza però ricevere risposta. La decisione di rendere l’episodio di dominio pubblico deriva dalla voglia di non lasciare impunito e dimenticato l’accaduto: “Le parole del giudice non sono una cosa normale, e non voglio far finta che non sia successo”.

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