Alle storie di grandi famiglie che litigano per soldi, aggiungo la mia. Ecco il caso dei Monetieri spariti
Comincio dalla fine. Mi sono appena presentata al Comando dei Carabinieri, Nucleo Speciale per la Tutela del Patrimonio Artistico. La sede è bellissima, all’altezza della loro missione, piazzale delle Armi di Castel Sant’Elmo, spalancata sul Golfo di Napoli. Sono lì ad affilare le mie armi: sono spariti dalla casa familiare i pregiati Monetieri di Luca Giordano di cui sono erede e comproprietaria. Tecnica unica e rara del maestro Luca Giordano, fra i più famosi artisti del ‘600, a lui personalmente commissionati dall’antenato Capece Piscicelli, come da fonti storiche documentate. I Capece Piscicelli sedevano sul sedile di Porta Capuana per consentire l’accesso dietro compenso di dazi (oddio, non ditelo a Trump!). Incarico di grande prestigio sociale. Stessi esempi di monetieri sono stati commissionati dai discendenti dl Lorenzo dei Medici e dal Re Carlo II di Spagna.
Per tacita legge dinastica simili stipi pregevoli si tramandano di generazione in generazione. In famiglia ce ne erano quattro e “viaggiavano” in coppia. Nonno Nicola li assegnò a mio padre, il fratello di mio nonno ai suoi discendenti. Ludovica Maglione Piromallo si ricomprò il suo, intarsiato con tartaruga, all’asta venduto dalla sorella di suo padre. Gli altri due cugini, Ugo e Peppe Rodinò, figlio di Marcello Rodinò, amministratore delegato della Rai dei tempi d’oro degli anni ’60, ne conservano ancora uno bellissimo. I miei invece sono spariti nel nulla.
Mi ricorda Ugo la peculiarità dei Monetieri che fungevano da cassaforti era il loro “segreto”, cioè nel cassetto c’era un sottocassettino che le dame utilizzavano per nascondere i gioielli. L’abilità dell’artigiano/maitre du bois era quella di rendere praticamente inaccessibile il piccolo “scrigno” segreto. Erano i tempi di Napoli Grande Capitale di regno, apprezzatissimi pittori e artigiani napoletani erano invitati alle corti di mezza Europa.
I Monetieri sono finiti in visione di un antiquario, soi disant della Napoli bene, destinati alla Biennale dell’Antiquariato di Firenze (appena conclusasi), tra le più prestigiose, seconda solo a Maastricht, praticamente la “Cassazione” dell’Antiquariato mondiale. A Firenze non sono mai arrivati. Malgrado le diffide presentate dal mio avvocato Antonella Esposito, esperta in materia di successioni, per bloccarne la vendita, dei Monetieri si è persa ogni traccia. Non occorre ricordare che l’atto di donazione di beni mobili di valore deve essere registrato presso l’Agenzia delle Entrate. E che la donazione di beni di rilevante valore, obbligatoriamente, per essere valido (Art. 782 c.c.) come atto pubblico deve essere registrato presso un notaio. I documenti forniti da mia madre erano in regola? C’erano i consensi scritti dei legittimi eredi?
Se ne sentono troppe in giro di persone anziane raggirate da parenti e da personaggetti senza scrupoli. Mio cugino Ugo commenta: “Essere per bene non è più di moda. Essere per bene oggi è un’eccezione…”. A lira fa ‘o ricco, a crianza fa ‘o signore” (I soldi fanno il ricco, l’educazione fa il signore), si dice a Napoli. E così tra le storie di grandi famiglie italiane che hanno litigato ferocemente per questioni di eredità (Peppino Di Capri, Lucio Dalla..), per soldi, per un cognome, per vendetta, oltre ai soliti noti (Agnelli, Gucci…), famiglie importanti con storie di figli segreti, quadri rubati, gioielli spariti, aggiungo anche la mia.
I Monetieri di Luca Giordano furono esposti come pezzo da Novanta alla prima grande mostra storica, “La Civiltà del Seicento a Napoli” al museo di Capodimonte nel 1984. Fu epocale. Furono assicurati solo per il tragitto per 50 milioni delle vecchie lire e messi in catalogo. Dunque sono tutt’ora sotto tutela della Sovrintendenza che invito a seguire il caso insieme al competente Nucleo Speciale dei carabinieri per la tutela del patrimonio artistico. Piacquero tanto anche al fotografo cult Mario Testino che qualche anno fa ha fotografato me e la “Sacra Famiglia” in sala da pranzo davanti a tanta bellezza. Il suo libro uscito qualche anno fa si chiama Bella Italia, scegliendo un centinaio fra le famiglie più rappresentative. E ai Monetieri dedicò doppia pagina.
“I mercanti prima si fanno i soldi e poi la coscienza”, dice l’aneddotica popolare. Oppure: “Spartisci ricchezza e diventa povertà”. Voi quale preferite?
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