“Durante il tumore ho preso forza dai video e le interviste di Mihajlovic. Ho scoperto la malattia misurandomi la pressione”: il racconto di Ludovico Riccioli
“Ero al campo a Casteldebole, era un po’ di tempo che soffrivo di un prurito insopportabile, tale da non farmi dormire la notte. Sudorazione notturna e febbre. Quel giorno ho deciso di farmi provare la pressione dai medici e il risultato della massima era di 190”. A parlare al Resto del Carlino è Ludovico Riccioli, fisioterapista 29enne delle giovanili del Bologna Calcio, ha scoperto lo scorso aprile di avere “un linfoma primitivo del mediastino in forma non Hodgkin”: una forma aggressiva di tumore del sangue che, nel suo caso, si è manifestata “come una massa di 10 centimetri all’altezza del torace”. “Mihajlovic per me è stato un esempio, anche se non l’ho mai conosciuto di persona. Suo figlio Miroslav mi ha fatto sentire la sua vicinanza venendomi a salutare”, spiega Riccioli.
Pressione massima a 190, sudorazione, febbre. Riccioli ha deciso così di andare in ospedale: “Sono andato al Pronto soccorso del Sant’Orsola, dove dopo una serie di accertamenti è emerso che avessi appunto questa massa che mi deviava la trachea. Sono stato preso in carico dal reparto di ematologia e in due settimane ho iniziato la chemioterapia“. Di professione fa il fisioterapista e il chinesiologo, si prende cura del corpo degli altri. Da quel momento però, è stato l’esatto contrario: “Per me che mi sono sempre occupato di assistere e aiutare persone malate o con problemi fisici e di salute nella loro riabilitazione, improvvisamente sono stato catapultato dalla loro sponda. Dalla parte di chi prima assistevo nel recupero. Ma è proprio così che ho imparato ad essere più forte emotivamente e capire meglio le problematiche e le necessità di chi vive quel che ho passato anche io. Ora il tumore è in fase remissiva e da qualche settimana ho ripreso la mia attività lavorativa”, ha spiegaro Riccioli.
Nella malattia, ha trovato la chiave e la voglia per trasmettere qualcosa agli altri. Riccioli è sempre stato impegnato sui social a raccontare la propria professione, ma da quel momento ha anche cambiato modo di comunicare: “Ero già molto attivo sui social. Durante la malattia ho iniziato a sfruttare i profili per fare video su come ho affrontato il tumore e nonostante tutto sono comunque riuscito ad allenarmi con modalità e impegno modulati in base alla mia patologia. Questo è stato molto importante anche per aiutare altre persone nella mia condizione, per trasmettere il messaggio per cui anche in una situazione così grave c’è la possibilità di non lasciarsi andare: hanno iniziato a scrivermi tanti giovani che stavano attraversando lo stesso calvario, oppure le loro madri. E ho continuato così a parlare dell’importanza di fare attività fisica anche in momenti come questi, lanciando un messaggio”.
Durante le cure ha ovviamente interrotto il rapporto di collaborazione con il Bologna, che però gli è sempre rimasto accanto: “Sempre. La famiglia rossoblù mi ha aiutato tantissimo durante le cure e non mi è mai mancato il loro abbraccio e affetto. Un medico del Bologna mi ha anche accompagnato alle visite, mi hanno sempre offerto assistenza per qualsiasi necessità. E sin da subito mi hanno rassicurato sul fatto che avrei potuto rimanere a casa per tutto il tempo necessario alla cura“.
E soprattutto, ci tiene a precisare Riccioli, è stato “un periodo in cui la mia collaborazione è sempre rimasta aperta e durante il quale il Bologna mi ha continuato a pagare. Una cosa non scontata per me che sono libero professionista”. E a proposito di Bologna, impossibile non pensare a Sinisa Mihajlovic: “E lo stesso mister per me è stato un esempio, anche se non l’ho mai conosciuto di persona. Durante la malattia ho rivisto i suoi video, le sue interviste. Lui ha dimostrato una forza immensa e me l’ha trasmessa in un momento difficile, è stato un esempio. E anche suo figlio Miroslav mi ha fatto sentire la sua vicinanza venendomi a salutare”.
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