Ex bonus Renzi in busta paga, ultimi giorni per recuperare fino a 1.200 euro con il 730

Con gli stipendi italiani che faticano a tenere il passo con il costo della vita, recuperare le somme spettanti attraverso le agevolazioni fiscali può rappresentare un piccolo sostegno per il bilancio familiare. Tra queste c’è il trattamento integrativo, a volte ancora chiamato Bonus Renzi, che permette ai lavoratori in possesso dei requisiti di ottenere fino a 1.200 euro all’anno esentasse. Chi non ha ricevuto l’intero importo dovuto, o si è accorto di aver commesso un errore nella dichiarazione dei redditi, può ancora rimediare presentando un modello 730 integrativo entro la scadenza.
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Quello che devi sapere
Che cos’è il trattamento integrativo
Introdotto nel 2014 dal governo guidato da Matteo Renzi sotto forma di un contributo mensile di 80 euro, il beneficio è stato successivamente aumentato a 100 euro ed è diventato strutturale. Dal 2020 ha assunto la denominazione ufficiale di trattamento integrativo, mantenendo un valore massimo di 1.200 euro su base annua. La somma viene riconosciuta direttamente in busta paga oppure, per chi percepisce determinate indennità di disoccupazione, attraverso l’Inps.
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A chi spetta il bonus
Il trattamento integrativo è rivolto ai lavoratori dipendenti, ai percettori di alcuni redditi assimilati al lavoro dipendente e a chi riceve determinate prestazioni di sostegno al reddito, tra cui la Naspi. I pensionati sono invece esclusi. La possibilità di ottenere il contributo varia in funzione del reddito complessivo annuo. Per determinare la fascia di appartenenza occorre considerare anche alcune entrate che possono sfuggire a un primo controllo, come i canoni di locazione assoggettati a cedolare secca, le mance sottoposte a imposta sostitutiva e alcune quote di reddito esenti riconosciute a docenti, ricercatori e lavoratori impatriati. L’abitazione principale e le relative pertinenze, invece, restano escluse dal calcolo secondo le regole previste.
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Quanto spetta a seconda delle fasce di reddito
Fino a 15mila euro di reddito il bonus può arrivare a 1.200 euro, purché l’imposta lorda dovuta sia superiore alla detrazione da lavoro dipendente, diminuita di 75 euro e rapportata al periodo lavorato. È quindi necessario avere una sufficiente capienza fiscale: chi rientra nella cosiddetta no tax area, generalmente fino a 8.500 euro di reddito da lavoro dipendente, potrebbe non averne diritto. Per chi dichiara tra 15.001 e 28 mila euro, invece, il riconoscimento non è automatico. L’agevolazione spetta soltanto se determinate detrazioni, per esempio quelle relative ai familiari a carico, agli interessi sul mutuo per l’abitazione principale, alle spese sanitarie e agli interventi di ristrutturazione, superano l’imposta lorda dovuta. In questo caso, l’importo riconoscibile è legato alla differenza risultante dal calcolo e può essere inferiore al massimale annuale. Oltre i 28mila euro di reddito complessivo, il trattamento integrativo non spetta.
Perché il bonus potrebbe non essere stato pagato
Normalmente il datore di lavoro riconosce il beneficio direttamente nel cedolino, senza che il dipendente debba presentare una domanda. Tuttavia, l’importo anticipato durante l’anno viene calcolato sulla base delle informazioni disponibili all’azienda, che potrebbe non conoscere tutti i redditi percepiti dal lavoratore o le detrazioni a cui ha diritto. Il problema può emergere, per esempio, quando si cambia impiego, si hanno più rapporti di lavoro nello stesso anno oppure si percepiscono ulteriori entrate, come quelle derivanti da un immobile dato in affitto. In questi casi, il reddito complessivo potrebbe risultare diverso da quello considerato dal singolo datore di lavoro e il trattamento riconosciuto mensilmente potrebbe non coincidere con quello effettivamente spettante. Le situazioni possibili sono diverse: il bonus potrebbe non essere stato erogato, essere stato corrisposto soltanto in parte oppure risultare riconosciuto nella documentazione fiscale senza essere stato effettivamente versato. Il ricalcolo in sede di dichiarazione dei redditi permette di verificare se esistono somme da recuperare o, al contrario, importi da restituire. Anche la durata del rapporto di lavoro incide sulla cifra potenzialmente spettante.
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Come controllare la Certificazione unica
Per capire se il trattamento integrativo è stato riconosciuto correttamente bisogna consultare la Certificazione unica 2026, relativa ai redditi percepiti nel 2025. In particolare, occorre verificare i campi 390 e 391. Nel campo 390, il codice 1 indica che il datore di lavoro ha riconosciuto il trattamento integrativo; il codice 2 segnala invece che il beneficio non è stato riconosciuto. Per sapere quanto è stato effettivamente corrisposto bisogna controllare il campo 391, nel quale viene riportato l’importo erogato. Questi dati confluiscono anche nel rigo C14 del quadro C del modello 730, dedicato alle informazioni sul trattamento integrativo e alle altre misure fiscali collegate al reddito da lavoro dipendente. Il controllo della documentazione consente di individuare eventuali discrepanze, ma per stabilire se esiste davvero un credito da recuperare è necessario considerare anche il reddito complessivo e le detrazioni spettanti.
Come recuperare le somme non ricevute
Chi ha già trasmesso il modello 730 senza inserire correttamente il trattamento integrativo può rimediare presentando una dichiarazione integrativa, senza dover annullare quella precedente. La procedura è utilizzabile quando la rettifica determina un credito maggiore, un debito inferiore oppure non modifica il risultato contabile della dichiarazione. Per ottenere il rimborso è necessario rivolgersi a un Caf o a un professionista abilitato, che provvederà a verificare la situazione fiscale e a trasmettere la documentazione corretta. Se il contribuente ha diritto a un credito, il pagamento può avvenire attraverso il sostituto d’imposta, direttamente in busta paga, oppure tramite l’Agenzia delle Entrate quando non è presente un datore di lavoro che possa effettuare il conguaglio. I tempi dipendono dalle procedure di rimborso previste per la dichiarazione interessata.
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Quando usare il modello Redditi Persone fisiche correttivo
La situazione cambia quando dalla correzione emerge un risultato meno favorevole, con una riduzione del credito o un aumento delle imposte da versare. In questo caso occorre ricorrere al modello Redditi Persone fisiche correttivo, secondo le modalità previste per la rettifica. Se il bonus ricevuto durante l’anno supera quello effettivamente spettante, la differenza deve essere restituita. Per gli importi non dovuti superiori a 60 euro, il recupero può avvenire attraverso una trattenuta in busta paga suddivisa in otto rate di pari importo, a partire dalla retribuzione interessata dal conguaglio. Chi prevede di superare le soglie reddituali o ha avuto più datori di lavoro dovrebbe quindi verificare preventivamente la propria posizione, così da evitare restituzioni inattese.
Entro quando presentare il 730 integrativo
Per recuperare le somme spettanti attraverso una dichiarazione integrativa è necessario rispettare la scadenza prevista per la procedura. Nel calendario fiscale del 2026, il termine indicato per il 730 integrativo è il 26 ottobre. È opportuno verificare con il Caf o il professionista incaricato le modalità e i termini applicabili al proprio caso. Prima di procedere, è consigliabile controllare la Certificazione unica, ricostruire tutti i redditi percepiti nel 2025 e verificare le detrazioni disponibili. Il trattamento integrativo, infatti, non costituisce un rimborso automatico destinato a tutti i lavoratori: soltanto un ricalcolo completo permette di stabilire se spetta un importo aggiuntivo, se quanto ricevuto è corretto oppure se occorre restituire una parte del beneficio.
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