A Kabul pedalava vestita da uomo, Fariba è argento ai Giochi Asiatici: "Io esempio per le altre"

A Kabul pedalava vestita da uomo per inseguire i propri sogni, capelli cortissimi e caschetto d'ordinanza.
Oggi Fariba Hashimi morde la sua medaglia d'argento ottenuta nella gara di ciclismo femminile ai Giochi Asiatici vicino a Nagoya in Giappone.Tagliando il traguardo in 2 ore, 50 minuti e 5 secondi, battuta in volta dalla cinese Li Guo, racconta la parte più facile della sua storia cominciata quando era ancora adolescente: "Ogni volta che andavo ad allenarmi", racconta, "mi vestivo da uomo". “Mi coprivo il volto per non essere riconosciuta”. E quando andava male "mi colpivano lanciandomi pietre".
Poi nel 2021, hanno di svolta per l'Afghanistan col ritorno al potere dei Talebani, ha deciso di lasciare il suo paese caduto nell'oscurità dei diritti umani e civili negati alle donne. "Sono fuggita perché volevo inseguire il mio sogno", ha detto. Allora fu decisivo l'aiuto dell'ex campionessa del mondo Alessandra Cappellotto. Hashimi, originaria di Faryab, una provincia nel norddell'Afghanistan, riuscì, con la sorella Yulduz anche lei ciclista professionista, a salire su un aereo che decollava dall'aeroporto di Kabul in fiamme, per arrivare in Italia, dove da allora vive e si allena.
"Ci hanno tolto la libertà, ci hannoportato via tutto", ha sottolineato Hashimi. "La medaglia d'argento dimostra la resilienza delle donne afgane. Non sono sola; so che dietro di me ci sono milionidi donne, di molti paesi, che condividono gli stessi sogni esono al mio fianco". Secondo gli ultimi dati Unicef, in Afghanistan oltre 2,2 milioni di ragazze sono attualmente escluse dall'istruzione, e solo 4,8% - 6% lavora. Restrizioni che si inseriscono in un sistema di totale esclusione delle donne dalla vita pubblica, lavorativa e sociale, spesso definito come un vero e proprio "apartheid di genere".
Fariba Hashimi (lapresse)
"Ogni volta che andavo ad allenarmi", racconta, "mi vestivo da uomo". “Mi coprivo il volto per non essere riconosciuta”. E quando andava male "mi colpivano lanciandomi pietre"
Fariba Hashimi
La 23enne campionessa su due ruote ha dimenticato per un momento l'angoscia del passato: "Sono davvero felicissima ed emozionata. Non so come spiegarlo a parole", ha detto. "Spero un giorno di tornare nel mio Paese e pedalare libera per le strade di Kabul, fianco a fianco con altre donne, condividendo la stessa passione", ha spiegato.
"Spero che in futuro le cose cambino, siamo davvero stanche della situazione nel nostro Paese e spero che i talebani stiano guardando. So quanto possa essere potente una donna, ed è per questo che i talebani hanno paura delle donne", ha affermato Hashimi, che ora vive in Italia dove - dice - non ha una squadra, è il meccanico della sua bici, ma si augura che "la prossima generazione venga qui a rappresentare il mio Paese senza alcuna paura".
Tuttavia i dati delle Nazioni Unite, dell’UNESCO e dell’UNICEF raccontano una storia ancora lontana fatta di privazioni e violenze, della profonda crisi umanitaria ed economica in cui versa la popolazione afgana più giovane privata del suo futuro. Per Hashimi e sua sorella, invece, scampate al regime, ci saranno le Olimpiadi di Los Angeles del 2028.
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