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Monday, September 28, 2026

Tre libri, una domanda comune: cosa resta delle storie che hanno attraversato persone, territori e generazioni?

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Tre libri, una domanda comune: cosa resta delle storie che hanno attraversato persone, territori e generazioni?

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La memoria non è un concetto astratto, ma ha il peso della pietra, l’odore della neve sporca, il fango che si appiccica agli scarponi lungo i sentieri di confine. Ma può avere anche la forma di un quadro, di una città attraversata seguendo le tracce di un uomo in fuga. Tre libri raccontano il passato partendo da luoghi e prospettive molto diverse, ma con una domanda comune: cosa rimane delle storie che hanno attraversato persone, territori e generazioni?

La prima tappa porta in Bulgaria. Nadya Radulova firma per Barta Qui vive Joži, nella traduzione di Alessandra Bertuccelli. Non è un testo lineare: la scrittura procede per frammenti, strappi e accumuli, seguendo una protagonista che attraversa il tempo e diventa bambina, madre, bisnonna e particella insignificante spinta dai venti della storia. Joži parte dalla Bulgaria comunista degli anni Settanta, tra stanze fredde, razionamenti, foto di aviatori caduti e nostalgie trattenute sotto la cenere del regime, per arrivare alla fine del XXI secolo, in un futuro segnato dalla crisi climatica.

È proprio questo salto temporale a rendere il libro particolarmente interessante: il passato non viene archiviato, ma continua a produrre conseguenze nel futuro. Radulova lavora sulla frattura della memoria e sul trauma che passa da una generazione all’altra attraverso gesti minimi: i barattoli vuoti del latte sulla slitta, le canzoni vietate cantate a bassa voce, gli oggetti e le parole che sopravvivono ai sistemi politici. Autofiction e distopia diventano così strumenti per raccontare il modo in cui la grande Storia entra nelle vite private, modificandole spesso senza che chi la vive possa comprenderne fino in fondo la portata.

Dal freddo dei Balcani ci si sposta lungo il confine tra Italia e Francia. In Dietro ai cani, pubblicato da Fandango Libri e tradotto da Luca Bondioli, Michèle Pedinielli porta la sua investigatrice Ghjulia Boccanera, detta Diou, sulle tracce della morte di un giovane eritreo. L’indagine conduce verso Breil-sur-Roya, terra di passaggio per i migranti che cercano di attraversare la frontiera.

Qui il presente si sovrappone al passato. Nell’autunno del 1943 gli stessi sentieri di montagna erano percorsi dagli ebrei in fuga dai rastrellamenti nazisti, aiutati da giovani del posto. Pedinielli costruisce il parallelismo senza rinunciare alla struttura del noir: Diou segue indizi, incontra persone, attraversa luoghi, mentre il paesaggio diventa progressivamente una seconda pista investigativa. La frontiera non è soltanto una linea sulla carta, ma uno spazio che conserva le tracce di chi l’ha attraversata per salvarsi. Il giallo diventa così un modo per interrogare la persistenza di certe dinamiche storiche, mettendo in relazione fughe lontane nel tempo senza appiattirne le differenze.

Un viaggio diverso, ma ancora legato ai luoghi e alle tracce, è quello proposto da Marianna Salerno in In Italia con Caravaggio, pubblicato da Giulio Perrone Editore. Qui il passato non è quello di una famiglia o di una comunità, ma quello di un artista e del Paese che ne ha accompagnato la vicenda. Da Milano a Roma, da Napoli a Messina, il libro segue le strade realmente percorse da Michelangelo Merisi, ricostruendone il cammino attraverso città, opere, documenti e fotografie.

Salerno, artista e insegnante d’arte, non si limita a raccontare Caravaggio attraverso i suoi quadri: prova a riportarlo dentro i luoghi in cui quei quadri sono nati e dentro una realtà fatta di strade, chiese, palazzi e persone. La fotografia diventa così uno strumento per accostare presente e passato, mettendo in relazione ciò che vediamo oggi con lo sguardo di un pittore che ha trasformato la realtà quotidiana in materia artistica. Il viaggio diventa anche un modo per osservare come i luoghi cambino e, allo stesso tempo, conservino qualcosa di ciò che sono stati.

Tre percorsi, dunque, e tre modi di attraversare il tempo: la memoria familiare e collettiva di Radulova, il confine e le sue storie sovrapposte in Pedinielli, il viaggio nell’Italia di Caravaggio ricostruito da Salerno. In tutti e tre i casi il passato non è mai davvero passato. Bisogna tornare sui luoghi, attraverso la scrittura, l’indagine o lo sguardo, per capire cosa ancora vi rimane. Perché spesso la storia non si trova nei grandi monumenti, ma ai bordi della strada, nelle case, nei sentieri, nei corpi e nelle immagini che continuano, ostinatamente, a parlarci.

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