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Wednesday, October 14, 2026

In arrivo il festival Milano Teatro City e lo spettacolo sullo sviluppo del Giambellino

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In arrivo il festival Milano Teatro City e lo spettacolo sullo sviluppo del Giambellino

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Con il dopo-Sala a Milano di fatto quasi cominciato, e in attesa che si definiscano i profili dei candidati sindaci, non è superfluo chiedersi quale sia lo stato del teatro nella città, e non soltanto per vezzo storico. Dal 15 al 18 ottobre si celebra una sorta di nuova festa del teatro, che non sarà l’ennesima week delle tante, forse perché sarebbe costato troppo, ma comunque si fregia di un regolare logo nello spirito dei tempi, ‘Milano Teatro City’. Ci sono già varie critiche di merito all’iniziativa stessa, e certo fa specie la distribuzione a pioggia, con la partita pre-elettorale già aperta, di 150mila euro di fondi pubblici del Comune che potevano essere spesi davvero per la promozione del teatro, magari guardando al pubblico e a chi vive una condizione disagiata.

Si noti che al di là della festa, giusto il piccolo e pregevole Teatro della Contraddizione ha deciso di aprire davvero le porte con l’iniziativa ’La sera della prima paghi quanto puoi’, mentre per esempio realtà di peso internazionale come il festival Oriente Occidente di Rovereto hanno varato con varie associazioni del sociale una consistente operazione di sostegno al cosiddetto ‘biglietto sospeso’ per chi non può pagare.

Tra l’altro, bisogna notare che la prestigiosa rassegna trentina ha appena dato un bell’esempio di ricambio trasparente dei vertici: dopo una selezione con tanto di supervisore ‘fuori dal giro’ (Marcos Morau, coreografo catalano tra i più apprezzati del momento), tra ben 50 candidature che avevano risposto alla call pubblica per il nuovo progetto artistico, è stata scelta una giovane donna, Anna Serlenga, che tra l’altro proprio sulla scena teatrale milanese ha esordito come regista, prima di trasferirsi in Tunisia.

Lasciando da parte sogni del genere nella ‘capitale morale’ del salotto di potere, almeno ’Milano Teatro City’ potrebbe essere l’occasione per tirare un po’ le somme anche del rapporto con la città di un’espressione artistica, di cui il Comune vanta addirittura i 66 spazi oggi in funzione, che è pur sempre nata proprio come specchio e coscienza della polis. Si fa notare in proposito il recente debutto in teatro a Milano di Qui vivremo bene di Dopolavoro Stadera, un testo di Luigi Vittoria sulla vicenda della gentrificazione del Giambellino.

Spettacolo che ha il pregio, tra l’altro, d’intrecciare il racconto ‘dal vivo’ del comitato per il diritto alla casa con alcuni segmenti grotteschi, alla Brecht, sulla città di questi anni d’oro, nonché pure con un tocco ‘cechoviano’ sulle vite dei due giovani leader della rivolta finiti sotto processo.

Un ‘teatro realtà’ che ricorda un po’ quello della prima opera, sullo sfratto di una coppia di anziani nella periferia di Bologna, che ha fatto conoscere nel 2018 il collettivo Kepler-452, ormai consacrato a livello internazionale come bella compagnia del nuovo teatro politico.

E non a caso questo racconto sul Giambellino ha avuto l’onore d’andare in scena con successo il 18 settembre proprio nel recente festival kepleriano a Bologna, ‘Convergenze’, dove Dopolavoro Stadera è stato promosso accanto a nomi noti e di peso come Marco D’Agostin, Davide Enia, Niccolò Fettarappa e altri che figurano spesso pure nei cartelloni dei teatroni. Salto notevole per un collettivo abituato al centro sociale ZAM della Milano Sud Antifascista!

Il punto è che ‘Qui vivremo bene’ ha conosciuto il debutto in una sala di Milano soltanto il 9 ottobre del 2026, nonostante sia un lavoro del 2024, contemporaneo alla conclusione della vicenda giudiziaria; nonostante abbia vinto a Roma nel 2025 il premio di tendenza ‘OVER Emergenze teatrali’, riservato a lavori di ‘under 35’; e nonostante sia stato appunto già rappresentato in altre città e ancora sarà in programma a Torino, Padova, di nuovo Roma, Napoli e Ravenna.

E questo tanto per dire dello stato dell’arte in città, soltanto grazie al Teatro Fontana, che – guarda caso – vanta la direzione artistica di una donna, Ivonne Capece, che è pure giovane, eccezione alla regola del potere residuale dei soliti noti diversamente adulti che sembra dominare nel giro delle sale istituzionali.

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