Ex Ilva, i lavoratori occupano l’aeroporto di Genova: “Vogliamo risposte dal governo”. Bloccato l’accesso ai banchi del check in
La protesta degli ex Ilva di Cornigliano arriva fino all’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova. “Dichiariamo ufficialmente che l’aeroporto è occupato”, annunciano i lavoratori appena entrati nella zona imbarchi, dando il via a una nuova mobilitazione contro l’aumento della cassa integrazione straordinaria deciso dai commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. La tensione cresce dopo la comunicazione inviata venerdì via pec, con cui i commissari hanno disposto un incremento degli ammortizzatori sociali a fronte della mancanza di approvvigionamenti di coils. I lavoratori chiedono risposte immediate al ministero e annunciano una protesta a oltranza.
“Resteremo qui finché questo governo non ci dà una risposta. Finché il governo, che ha messo i commissari, non fa alzare il culo ai commissari da Roma e ci dà una risposta chiara, molto chiara”, urla Armando Palombo della Fiom, accolto dagli applausi e dai cori dei presenti. I manifestanti lasciano libero un corridoio per consentire ai passeggeri di raggiungere gli imbarchi, poi si siedono a terra e iniziano a battere i caschi sul pavimento.
Al centro della protesta c’è una nuova stretta occupazionale che coinvolge tutti i principali stabilimenti del gruppo. Le procedure avviate dai commissari prevedono di portare la cassa integrazione straordinaria fino a un massimo di 8.622 dipendenti, quasi il doppio dei 4.450 attualmente interessati, con una proroga fino al 28 febbraio 2027, salvo ulteriori estensioni. A Genova la misura riguarda fino a 870 lavoratori su un totale di 917 dipendenti. A Taranto sono coinvolti fino a 6.964 addetti su 7.875, mentre a Novi Ligure la platea arriva a 515 lavoratori su 542 e a Milano a 117 su 125. In tutto, su un organico di 9.626 persone, resteranno in servizio 1.004 addetti, destinati a garantire la custodia degli impianti, gli adempimenti ambientali e amministrativi e la continuità minima delle attività.
Alla base della decisione dei commissari Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli c’è il decreto della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio, che ha disposto la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. Nella comunicazione al ministero del Lavoro e ai sindacati, i commissari spiegano che l’adempimento dell’ordine giudiziale è incompatibile, allo stato, con l’organizzazione produttiva della società. Il blocco degli impianti per la produzione di bramme e coils ha imposto una riorganizzazione delle lavorazioni con conseguenze sugli altri stabilimenti. L’azienda ha revocato gli ordini di materie prime e mantenuto gli impianti in stato di riscaldo, in vista della cessione degli asset.
La decisione riaccende lo scontro sindacale in una fase delicata per il futuro del gruppo. Michele De Palma, della Fiom Cgil, ha definito la misura “inaccettabile”, sottolineando la distanza rispetto a quanto emerso nei precedenti confronti. A Genova, intanto, i lavoratori portano la loro protesta dentro lo scalo aeroportuale e chiedono un intervento del governo. La richiesta è una sola: ottenere risposte sul futuro occupazionale, mentre l’aumento della cassa integrazione apre un nuovo fronte di incertezza per centinaia di famiglie.
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