Operaio morto al Colosseo: Giuli chiude solo una parte, la Cgil insorge, poi scatta la serrata totale. Le info ai turisti ignari? Le dà la il sindacato
Lo chiudo o non lo chiudo il Colosseo, monumento simbolo dell’Italia nel mondo, se un operaio di 22 anni ci muore dentro precipitando da un’altezza di dieci metri? Dinanzi a questa domanda, la cui risposta apparirebbe ovvia a ogni latitudine dell’orbe terracqueo, il ministero della Cultura si è malamente incartato: prima ha deciso di interdire ai turisti soltanto la parte teatro della tragedia, a quel punto la Cgil ha protestato e solo allora il dicastero di Alessandro Giuli ha comunicato che avrebbe chiuso l’intero Anfiteatro. Nel frattempo, però, la notizia è rimbalzata sui principali media internazionali e il sito è stato riempito da migliaia di persone, mentre altre migliaia già munite di biglietto sono rimaste fuori senza capire cosa stesse succedendo. E, come da tradizione, tutto si è tramutato in un brutto pasticciaccio.
La notizia della morte di Andrea Moretti viene battuta dall’Adnkronos alle 7.51 del mattino. Giuli esprime subito il suo “profondo, dolente cordoglio”, le sue strutture si premurano di far sapere che il ministro “ha trascorso la notte al Colosseo”, ma fa sapere che il sito rimarrà chiuso solo parzialmente, con l’accesso impedito solo all’area in cui è avvenuto l’incidente. Al che il sindacato ha gioco facile ad attaccare: “Il Colosseo non si ferma neanche davanti alla morte. Una vergogna. Dal Ministro Giuli ci aspettiamo che faccia chiarezza sull’accaduto e che disponga la chiusura totale del Colosseo. L’umanità viene prima dei turisti”, accusa Natale Di Cola, segretario generale della Cgil di Roma e Lazio. A quel punto il Mic non può fare altro che seguire il consiglio e poco dopo comunica la serrata di tutta la struttura, decidendo però di mettere sulla gaffe una toppa peggiore del buco. La decisione è stata “assunta già nella notte“, si legge in una seconda nota. La figuraccia è talmente evidente che Giuli prova a intervenire personalmente: “Abbiamo tempestivamente nottetempo disposto una chiusura controllata del Parco del Colosseo”. Troppo tardi, perché il primo comunicato della mattina era chiarissimo e specificava: “Il PArCo ha deciso di chiudere al pubblico per la giornata odierna il settore del secondo ordine in cui è avvenuto l’incidente“.
Tanto è vero che, nel dare la notizia della tragedia, i principali media internazionali – principali fonti di informazione dei turisti stranieri che vengono in Italia – sottolineavano che il monumento era chiuso soltanto parzialmente. “Un operaio è morto in un incidente al Colosseo di Roma martedì sera – riferiva l’agenzia internazionale Reuters -, ha fatto sapere il Ministero della Cultura italiano, e parte dell’area è stata chiusa“. “Il secondo livello è stato chiuso in segno di lutto”, sottolinea lo svizzero Le Matin. Il francese 20Minutes lo mette addirittura nel titolo: “Italia: Parte del Colosseo chiusa dopo la morte di un operaio”.
“Una chiusura immediata degli accessi avrebbe infatti determinato una forte concentrazione di visitatori all’esterno del monumento, con possibili ripercussioni sulla sicurezza e sull’ordine pubblico”, ha provato a spiegare in ritardo il Mic. Il risultato ottenuto però è stato esattamente opposto: complice la bella giornata, l’Anfiteatro Flavio è stato raggiunto fin dalle prime ore del mattino da una folla di turisti, molti dei quali già provvisti di biglietto, desiderosi di visitarlo. Molti di loro sono entrati, al punto che alle 10.30, quando le agenzie battono la notizia della chiusura totale, le sue gallerie sono invase come ogni giorno da alcune migliaia di persone. Alle 11.15 i gestori comunicano che occorre evacuare il monumento e con un’operazione che dura oltre mezz’ora i presenti vengono accompagnati all’uscita. Dove altre migliaia di turisti, completamente ignari dell’intervenuta chiusura, stanno aspettando di entrare.
“Come mai è chiuso?“, domandano spaesati, “Quando possiamo tornare?”, “Il biglietto ci verrà rimborsato?“. Gli unici a dare qualche risposta sono i sindacalisti, che distribuiscono volantini in cui informano i malcapitati su quanto sta accadendo: “Ieri notte un operaio è morto al Colosseo. Aveva solo 22 anni. Oggi il Colosseo deve rimanere chiuso. Non entrate”. Firmato: Cgil Roma e Lazio con le sue articolazioni Funzione Pubblica e Federazione Italiana Lavoratori Legno Affini e Costruzioni. Che in pratica hanno curato la comunicazione del ministero riguardo a una tragedia avvenuta nel monumento che più di ogni altro rappresenta l’Italia a livello globale. Solo allora, quando vengono messi al corrente dell’accaduto, gli aspiranti visitatori si mettono l’anima in pace e cominciano a sfollare. Alla fine il ministro va anche oltre e fa trapelare sulle agenzie di aver “ordinato, fin da questa notte, l’interruzione di ogni lavoro al Colosseo fino a nuova disposizione”. Ma ormai è tardi, la frittata è fatta.
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