Addio a Elke Sommer, l'attrice tedesca che spopolò a Hollywood è morta a 85 anni

Addio all'attrice tedesca Elke Sommer, che negli anni Sessanta conquistò Hollywood con film di enorme successo come "Uno sparo nel buio", accanto a Peter Sellers, e "Intrigo a Stoccolma", con Paul Newman ed Edward G. Robinson. Sommer è morta a 85 anni mercoledì 28 ottobre nella sua casa di Bel Air, a Los Angeles, in California, per insufficienza cardiaca. La notizia è stata data dopo 24 ore.
La sua scomparsa arriva a circa tre mesi dalla morte del marito, Wolf Walther, deceduto il 22 luglio scorso, a 77 anni, per un tumore. La coppia era sposata dal 1993 e legata da circa quarant'anni.
Nata Elke Schletz, figlia di un pastore luterano, Sommer aveva raggiunto la notorietà internazionale dopo essere stata scoperta in Italia alla fine degli anni Cinquanta. Eletta Miss Viareggio durante una vacanza in Versilia, attirò l'attenzione di Vittorio De Sica, che la invitò a Roma per un provino. Nel 1958 debuttò al cinema con "L'amico del giaguaro" di Giuseppe Bennati, adottando il cognome Sommer, più semplice da pronunciare per il pubblico italiano. Dopo alcune esperienze nel cinema italiano e tedesco, si trasferì negli Stati Uniti all'inizio degli anni Sessanta. Il successo arrivò nel 1963 con "Intrigo a Stoccolma", diretto da Mark Robson, che le valse l'anno successivo il Golden Globe come miglior attrice esordiente, premio condiviso con Tippi Hedren e Ursula Andress.
Elke Sommer, 2016 (LaPresse/EXPA/ Sammy Minkoff)
Tra le sue interpretazioni più note figura "Uno sparo nel buio" (1964), commedia diretta da Blake Edwards con Peter Sellers nei panni dell'ispettore Clouseau a caccia della Pantera Rosa. Seguirono "L'arte di amare" (1965), "Tramonto di un idolo" (1966), "Un bikini per Didi" (1966), "Più micidiale del maschio" (1967) e "Missione compiuta stop. Bacioni Matt Helm" (1969), con Dean Martin. L'attrice berlinese divenne uno dei volti più riconoscibili del cinema internazionale del decennio.
Negli anni Settanta tornò a lavorare in Italia, prendendo parte a tre film diretti da Mario Bava: "Gli orrori del castello di Norimberga" e "Lisa e il diavolo", entrambi del 1972, e "La casa dell'esorcismo" (1975). Le pellicole, rivalutate nel tempo dagli appassionati, contribuirono a consolidarne la presenza anche nel cinema horror. Tra gli altri titoli della sua filmografia figurano "Zeppelin (1971), ...e poi, non ne rimase nessuno" (1974) e "Il prigioniero di Zenda" (1979).
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