Gli Houthi all'attacco: "Colpiti l'aeroporto di Riad e impianti di Saudi Aramco"

Le fiamme divampano in un impianto del colosso petrolifero saudita Aramco, a sud di Riad, il 3 ottobre 2026
Attacchi Houthi, bloccati i voli all'aeroporto di Riad
Testimoni citati da diverse fonti su X hanno riferito di ulteriori forti esplosioni nella zona dell'aeroporto internazionale King Khalid di Riad, che hanno causato la sospensione degli atterraggi dei voli in arrivo e la chiusura di diversi gate dei terminal. In precedenza i ribelli yemeniti filo-iraniani Houthi avevano rivendicato di aver colpito l'aeroporto, una raffineria del colosso Aramco e diversi siti nel sud del Regno.
Diversi aerei hanno ricevuto un nuovo avviso di non atterrare all'aeroporto di Riad, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa iraniana Tasnim sul suo profilo Telegram. Sarebbero state pubblicate immagini dall'interno di uno degli aerei che ha ricevuto l'avviso di non atterrare all'aeroporto internazionale King Khalid di Riad.
Gli Houthi: "Colpiti l'aeroporto di Riad e una raffineria di Saudi Aramco"
Gli Houthi affermano di aver colpito l'aeroporto di Riad e una raffineria del colosso energetico saudita Aramco, oltre a diversi siti nel sud del Regno.
Gli attacchi, condotti soprattutto con droni, missili balistici e da crociera, "hanno preso di mira l'aeroporto internazionale di Riad", ha dichiarato il portavoce militare dei ribelli yemeniti, Yahya Saree, aggiungendo che sono stati colpiti anche "la raffineria di Aramco a Rabigh" e siti militari e aeroporti nel sud del Paese.
Trump: "Stiamo prendendo l'Iran a calci nel culo"
"Stiamo prendendo l'Iran a calci nel culo, lo sapete, vero?". Lo ha detto il presidente Usa, Donald Trump, durante un comizio a Grand Istands, in Nebraska.
Egitto, giornalisti investigativi denunciano di essere stati torturati durante la loro detenzione
Alcuni giornalisti investigativi egiziani, arrestati la scorsa settimana in Egitto, accusati dalle autorità di avere legami con i Fratelli Musulmani, hanno denunciato di aver subito torture, secondo quanto riferito lunedì da una ONG locale per la difesa dei diritti umani.
Si tratta di sei giornalisti della piattaforma investigativa Matsadaash, ovvero l’intera redazione.
Il loro arresto rappresenta per le ONG la più grave violazione nei confronti di un media indipendente da anni. A condannare l'arresto sono state oltre 80 organizzazioni regionali e internazionali che hanno chiesto il loro immediato rilascio.
Secondo l’Iniziativa egiziana per i diritti umani (EIPR), la maggior parte dei giornalisti della piattaforma ha dichiarato oggi davanti alla procura della Sicurezza di Stato, di aver subito "diverse forme di tortura e
maltrattamenti" e di essere stati costretti a registrare false “confessioni”, prima di essere condotti davanti alla giustizia.
“I giornalisti hanno raccontato di aver avuto le mani legate dietro la schiena e gli occhi bendati mentre erano detenuti e interrogati nei locali della Sicurezza nazionale”, scrive l’EIPR in un comunicato pubblicato oggi.
"Hanno inoltre riferito di percosse, spogliamenti forzati,
scosse elettriche e minacce rivolte a loro o alle loro famiglie",
prosegue l’associazione.
“Siamo molto preoccupati. I giornalisti sono stati sottoposti a gravi torture”, ha dichiarato all’AFP Lobna Darwish, dell’Iniziativa egiziana per i diritti umani. Domenica la procura per la sicurezza dello Stato ha ordinato che uno dei giornalisti, Mohamed Ashraf Abu Omeira, perseguito in particolare per “partecipazione a un gruppo terroristico” e “diffusione di notizie false”, fosse detenuto per 15 giorni per tutta la durata delle indagini, ha indicato l’EIPR.
Gli interrogatori degli altri cinque giornalisti proseguono.
Matsadaash, che significa “Non crederci” in arabo, ha respinto le accuse delle autorità.
Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani accusano il Cairo di detenere un gran numero di dissidenti e obiettori di coscienza. Le autorità negano, affermando che questi detenuti rientrano nel diritto penale.
Secondo l’EIPR, il numero totale di giornalisti detenuti in Egitto in relazione alla loro professione ammonta ora a 26.
Pakistan e Turchia inviano truppe a sostegno di Riad
Turchia e Pakistan procederanno a un "rapido dispiegamento" di truppe in Arabia Saudita nell'ambito di una nuova alleanza di difesa reciproca, mentre il regno affronta un'intensificazione degli attacchi
degli Houthi dello Yemen. Lo annunciano i tre Paesi in una dichiarazione congiunta dopo una riunione a Riad.Le parti hanno concordato di "passare immediatamente all'attuazione concreta degli impegni di difesa collettiva e adottare le misure necessarie per mettere a disposizione le forze e le capacità militari concordate e garantirne il rapido dispiegamento nel Regno", si legge nel comunicato.
Il Comitato di strategia politica e di difesa dell'Alleanza della Mecca, convocato per affrontare "l'evoluzione della situazione di sicurezza e le minacce" al regno, decide di "procedere immediatamente all'attuazione concreta degli obblighi di difesa congiunta" e predisporre il rapido dispiegamento delle forze, nel rispetto degli accordi e
delle legislazioni nazionali dei tre Paesi, si legge nella nota congiunta di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. L'obiettivo dichiarato è "migliorare la preparazione, l'integrazione militare e la capacità collettiva di affrontare e contrastare le minacce". I tre Stati ribadiscono che "la sicurezza di ogni singolo Stato è parte integrante della
sicurezza collettiva delle tre nazioni" e che l'attuazione del patto rafforza la deterrenza e la determinazione a difendere "sicurezza, sovranità e integrità
territoriale".
I Paesi membri condannano inoltre "nei termini più' energici" il tentativo degli Houthi di attaccare le città sante della Mecca e Medina e i "continui attacchi contro città e infrastrutture civili ed economiche" saudite. L'Accordo di difesa congiunta della Mecca, firmato ad agosto dal principe
ereditario saudita Mohammed bin Salman, dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan e dal premier pachistano Shehbaz Sharif, impegna i firmatari a
considerare un attacco armato contro uno di loro come un attacco contro tutti.
Al momento della firma era stato presentato come un'intesa difensiva e di deterrenza, non diretta esclusivamente contro gli Houthi. L'attivazione arriva dopo l'annuncio di una vasta offensiva del governo yemenita riconosciuto internazionalmente per riconquistare i territori controllati dagli insorti. Riad ha assicurato "pieno sostegno operativo" alle forze armate
yemenite e al governo per porre fine al controllo degli Houthi, ripristinare lo Stato e contrastare le minacce al territorio saudita, agli impianti energetici e
alla navigazione nel Mar Rosso meridionale e nello stretto di Bab al Mandeb. Gli Houthi accusano invece l'Arabia Saudita di guidare l'offensiva, chiedendole di assumersi la “piena responsabilità” delle conseguenze, e hanno dichiarato
"non sicuro" lo spazio aereo saudita.
Pilota del volo Flydubai: "Volevo vendicare Gaza con il martirio"
"L'ho fatto per vendicare Gaza, volevo morire da martire". Lo avrebbe dichiarato agli investigatori Hammam al-Hammami, il pilota accusato di aver tentato di far precipitare un aereo Flydubai all'aeroporto Ben
Gurion, secondo quanto riferito da un servizio televisivo israeliano, Channel 12. Gli apparati di sicurezza israeliani cercano di stabilire se abbia agito da solo o su incarico di altri, mentre la censura militare ha autorizzato questa sera la diffusione della notizia che anche lo Shin Bet partecipa all'interrogatorio del pilota. Gli investigatori sauditi ed emiratini
che conducono l'indagine dispongono dell'intero contenuto del suo telefono e lo stanno esaminando per ricostruirne il profilo, le intenzioni e gli eventuali contatti. Secondo due fonti presenti alla riunione del gabinetto di sicurezza di ieri, un
rappresentante del Mossad ha riferito ai ministri che il pilota aveva effettuato negli ultimi anni brevi visite in Paesi ostili a Israele, alcuni dei quali considerati nemici. "Stiamo verificando se durante queste visite qualcuno o qualche organizzazione lo abbia attivato o reclutato", avrebbe spiegato. Le autorità degli Emirati hanno interrogato anche il personale di cabina, escludendo che fosse complice o avesse cercato di aiutare il pilota. Secondo gli investigatori emiratini, gli assistenti di volo hanno ammesso di essere stati confusi, ma non hanno partecipato al piano. Israele ha ricevuto i verbali degli interrogatori, ai quali le autorità emiratine non consentono la partecipazione delle squadre israeliane.
MSF: "Dopo 3 anni Israele continua a ridurre lo spazio alla popolazzione di Gaza"
Israele sta progressivamente soffocando Gaza e sta continuando il genocidio, avverte Medici Senza Frontiere (Msf). Lo spazio vitale della popolazione si riduce sempre di più e la sopravvivenza delle persone è minata da continue violenze, dal blocco deliberato delle forniture, nonché dalla distruzione dell'assistenza sanitaria e delle infrastrutture essenziali, ha sottolineato nel comunicato diffuso oggi. Nell'ultimo anno, con la creazione della linea gialla da parte di Israele, la popolazione di Gaza è sempre più intrappolata. Presentata inizialmente come una misura difensiva temporanea e come elemento chiave per il mantenimento del cosiddetto cessate il fuoco, la linea è stata progressivamente rafforzata con postazioni militari, barriere e demolizioni continue, spostandosi sempre più verso ovest e comprimendo la popolazione in un'area sempre più ridotta. Oggi le forze israeliane occupano circa il 65% della Striscia di Gaza e utilizzano la linea gialla come confine di fatto di quest'area.
Con l'avanzare della linea gialla, è sempre più imminente la minaccia per le persone che vivono nelle vicinanze. Ad aggravare la situazione, il fatto che la linea non è delimitata in modo chiaro né costante. Chi vi si avvicina rischia di essere colpito dalle forze israeliane e i team di Msf continuano a curare persone con ferite da arma da fuoco riportate nelle aree circostanti. Inoltre, il suo avanzamento ostacola la distribuzione di beni di prima necessità: Msf ha dovuto sospendere più volte la distribuzione d'acqua a causa delle sparatorie vicino alle comunità che vivono in prossimità della linea gialla.
“La linea gialla non può essere considerata semplicemente una linea su una mappa”, ha dichiarato Amande Bazerolle, responsabile della risposta d'emergenza di Msf a Gaza", è diventata uno strumento di accerchiamento e pulizia etnica che isola le comunità dalle infrastrutture, dall'assistenza sanitaria, dall'acqua e da tutto ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere".
Tuttavia, la violenza non si limita alle aree intorno alla linea gialla, si precisa nella nota. Soltanto nei mesi di giugno e luglio, nonostante il cosiddetto cessate il fuoco, i team di MSF a Gaza hanno assistito oltre 1.200 casi di traumi, tra cui ferite da esplosione, ustioni, ferite da arma da fuoco e lesioni dovute ad aggressioni fisiche. Negli ultimi tre anni, i team di MSF hanno trattato oltre 200.000 casi di trauma, comprese lesioni causate da violenza fisica intenzionale, mentre l'offensiva militare israeliana ha provocato la morte di oltre 74.000 persone, di cui più di 20.000 bambini.
Mentre Israele confina i palestinesi in aree sempre più limitate, le famiglie sono costrette a vivere in condizioni di sovraffollamento estremo e disumane, senza un accesso adeguato ad acqua pulita, servizi igienico-sanitari, rifugi e assistenza sanitaria. Condizioni che favoriscono la diffusione delle malattie.
Solo quest'anno, i team di MSF hanno assistito oltre 11.000 casi di malattie della pelle come la scabbia e registrato più di 1.500 casi di varicella tra giugno e luglio. Nel mese di agosto, MSF ha distribuito circa 2,1 milioni di litri di acqua potabile al giorno, ma i bisogni restano enormemente superiori a quanto sia possibile garantire sotto le attuali restrizioni. “La maggior parte delle persone dispone di meno di 6 litri di acqua al giorno per uso domestico e ha un accesso limitato a beni essenziali per l'igiene, come sapone e detergenti”. afferma Murad Asaliyya, responsabile delle attività mediche di Msf a Gaza. "Stiamo assistendo pazienti con gastroenteriti, infezioni respiratorie acute, numerose malattie della pelle, epatite, infezioni batteriche cutanee, scabbia e pidocchi. Allo stesso tempo affrontiamo una grave carenza di forniture mediche. Perfino la crema necessaria per curare la scabbia è soggetta alle restrizioni imposte dalle autorità israeliane".
Negli ultimi tre anni, l'accesso all'assistenza sanitaria è peggiorato drasticamente: gli ospedali esauriscono sempre più spesso le forniture di base e i pazienti non riescono ad accedere a farmaci e cure essenziali. Le restrizioni su beni indispensabili, come l'olio motore e pezzi di ricambio, compromettono inoltre il funzionamento delle infrastrutture necessarie a mantenere operativi ospedali, ambulanze e sistemi idrici. Molti generatori sono già fuori uso e le attività di distribuzione dell'acqua sono state ridotte. La distruzione del sistema sanitario a Gaza, i danni subiti da oltre l'80% delle strutture presenti nella Striscia e le conseguenze fisiche e psicologiche permanenti causate da anni di violenza e sfollamento avranno effetti ben oltre l'emergenza attuale e impediranno qualsiasi reale processo di ripresa per molti anni. La crisi non riguarda soltanto Gaza. Dal 2023, in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme Est si è registrato un rapido aumento di attacchi violenti da parte dei coloni, operazioni militari, incursioni nelle abitazioni, nei campi per le persone sfollate e nei terreni agricoli, l'espansione degli insediamenti illegali, sfollamenti, demolizioni di abitazioni e restrizioni alla libertà di movimento, in particolare nel corso di quest'anno. I pazienti assistiti nelle cliniche di Msf raccontano ai team di aver visto le proprie case demolite dalle forze israeliane, di aver subito attacchi da parte dei coloni e il furto del bestiame. Le politiche di violenza, intimidazione e sfollamento forzato che colpiscono i palestinesi si estendono quindi oltre Gaza, contribuendo a una crescente frammentazione del territorio palestinese occupato.
“Ci vorranno generazioni per riprendersi dai danni causati negli ultimi tre anni e nei decenni precedenti, mentre le devastanti conseguenze del genocidio in corso continuano a colpire la popolazione ogni giorno”, conclude Amande Bazerolle di Msf, "distruzione, sfollamento e privazioni sono ormai diventati la normalità: pratiche che Israele porta avanti impunemente. I governi devono agire subito per fermare distruzione e uccisioni, impedire la pulizia etnica e garantire che ai palestinesi non vengano negati i mezzi necessari alla sopravvivenza".
Nella nota, Msf precisa che i suoi team sono presenti nel territorio palestinese occupato con oltre 1.480 operatori e operatrici palestinesi che lavorano sul campo a Gaza e con circa 80 operatori e operatrici in Cisgiordania. A Gaza i team di Msf offrono cure chirurgiche, fisioterapia, assistenza medica di base, cure materno infantili, vaccinazioni, supporto alla salute mentale e distribuzione d'acqua potabile. Msf ha inoltre supportato l'evacuazione medica da Gaza di 144 persone. L'organizzazione ricorda che 15 suoi operatori sono stati uccisi dall'inizio della guerra.
Yemen, esercito riprende controllo di un porto sul Mar Rosso
Le forze armate del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale e sostenuto dall'Arabia Saudita affermano di aver ripreso il controllo del porto di Mocha, sul Mar Rosso, conquistato il mese scorso dagli Houthi, sostenuti dall'Iran. Stando a quanto riferito da una fonte militare all'agenzia di stampa statale dello Yemen Saba, le forze governative, affiancate da gruppi di resistenza popolare locale e supportate dalla copertura aerea saudita, hanno conquistato la città di Mocha, nella parte occidentale del governatorato di Taiz, al termine di violenti scontri con i miliziani Houthi.
Secondo la fonte, gli scontri hanno interessato anche diverse aree attorno alla città e sarebbero "numerosi i combattenti Houthi morti e feriti". Altri sarebbero invece fuggiti. Le truppe governative stanno ora operando per garantire che non ci siano eventuali sacche di resistenza Houthi.
Cisgiordania, quattro palestinesi feriti durante raccolta delle olive
Quattro palestinesi sono rimasti feriti in un attacco di coloni mentre raccoglievano le olive vicino al villaggio di Immatin, a est di Qalqilya, nel nord della Cisgiordania. Secondo quanto riferito da fonti locali all'agenzia di stampa Wafa, i coloni hanno attaccato i palestinesi con bastoni e pietre mentre si trovavano sui loro terreni nella parte orientale del villaggio, ferendone quattro.
Londra pronta a espellere 27 diplomatici israeliani se non sarà revocata la decisione di chiudere il Consolato britannico a Gerusalemme
L'ambasciatore britannico Simon Walters ha trasmesso alle autorità israeliane un messaggio secondo cui, se Israele non revocherà la decisione del ministro degli Esteri Gideon Sa'ar di chiudere il Consolato britannico a Gerusalemme Est, dove operano 27 diplomatici britannici, la risposta sarà l'espulsione di 27 diplomatici israeliani dall'ambasciata di Londra. È quanto emerge da un messaggio trasmesso dal Regno Unito a esponenti israeliani, sullo sfondo del deterioramento dei rapporti tra i due Paesi. I dettagli del messaggio sono stati pubblicati da Ynet.
Hormuz, Marina britannica: i pasdaran hanno ordinato a una petroliera di tornare indietro, pena l'attacco
Una petroliera in transito nello Stretto di Hormuz è stata fermata dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane e le è stato ordinato di tornare indietro, pena l'essere presa di mira, ha dichiarato lunedì l'United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO). La petroliera ha ottemperato all’ordine, ha precisato l’UKMTO, aggiungendo che l’incidente è avvenuto a 11 miglia nautiche a nord di Khasab, in Oman.
Médecins Sans Frontières: "Gli abitanti di Gaza confinati in meno del 35% del territorio"
“In tre anni di guerra genocida, Israele ha sistematicamente distrutto le condizioni di vita dei palestinesi a Gaza. Le forze israeliane controllano ormai circa il 65% della Striscia di Gaza e la ‘linea gialla’ respinge gli abitanti verso zone sempre più ristrette. Le violenze continuano, l'accesso ai beni di prima necessità rimane fortemente limitato, mentre il sistema sanitario e le infrastrutture vitali sono devastati”. Lo scrive in un comunicato l'ong Médecins Sans Frontières (Msf).
"Nel corso dell'ultimo anno, l'istituzione della ‘linea gialla’ ha contribuito a rafforzare l'isolamento della popolazione di Gaza. Inizialmente presentata come una linea di demarcazione temporanea nell'ambito della prima fase del cosiddetto cessate il fuoco, è ora costituita da postazioni militari e terrapieni. La linea viene continuamente estesa verso ovest, respingendo la popolazione di Gaza in un'area sempre più ristretta. Le forze israeliane utilizzano questa linea per confinare gli abitanti di Gaza Man mano cheviene deliberatamente spostata, anche il pericolo si sposta per le persone che vivono nelle immediate vicinanze. Poiché il suo tracciato non è né chiaramente né sistematicamente segnalato, chi si avvicina corre il rischio di essere preso di mira dalle forze israeliane", prosegue l'ong.
Secondo il responsabile del pronto soccorso Msf nella Striscia, “la 'linea gialla' non può essere considerata un semplice tratto su una mappa. È diventata uno strumento di accerchiamento e di pulizia etnica, che priva le popolazioni delle infrastrutture, dell'assistenza sanitaria, dell'acqua e delle altre risorse essenziali di cui hanno bisogno per sopravvivere”.
Arabia Saudita: interrotto nuovamente l'oleodotto Est-Ovest dopo un attacco ieri
Il trasporto di petrolio attraverso l’oleodotto Est-Ovest in Arabia Saudita è stato nuovamente interrotto, in seguito a un attacco avvenuto domenica nella parte orientale del regno e rivendicato dagli Houthi dello Yemen, ha riferito lunedì all'agenzia France-Presse (Afp) una fonte del settore energetico. “L’oleodotto Est-Ovest è stato nuovamente attaccato ieri", ha dichiarato la fonte, che ha chiesto di rimanere anonima. «È stata colpita una stazione di pompaggio situata a Khurais, a est di Riad, che non era mai stata presa di mira in precedenza. I danni sono ingenti e il pompaggio è stato nuovamente interrotto”, ha aggiunto.
Questa arteria strategica, che collega i giacimenti petroliferi della parte orientale del regno al Mar Rosso aggirando lo stretto di Ormuz, era già stata fermata dall’11 al 22 settembre a seguito di attacchi sferrati dall’Iraq, secondo quanto riferito da Riad. L’oleodotto è diventato fondamentale per l’Arabia Saudita, primo esportatore mondiale di greggio, da quando l’Iran ha imposto severe restrizioni alla navigazione nello stretto di Ormuz all’inizio della guerra in Medio Oriente, ostacolando la principale via di trasporto del petrolio del regno verso i mercati internazionali.
Gli Houthi, combattenti filo-iraniani nello Yemen, avevano affermato domenica di aver preso di mira, con missili balistici e droni, alcuni siti del colosso petrolifero Aramco a Riad e nella regione petrolifera di Khurais, nella parte orientale del regno. “Gli attacchi sono stati precisi e hanno provocato gravi incendi nei siti colpiti”, aveva affermato il loro portavoce militare, Yahya Saree. Il giorno prima, gli Houthi avevano già rivendicato un attacco contro un sito di Aramco a sud di Riad, dove un giornalista dell’Afp aveva visto fiamme e fumo. L’Arabia Saudita sostiene il governo yemenita contro cui combattono gli Houthi.
Media, forze governative yemenite attaccano gli Houthi vicino a Bab el Mandeb
Le forze governative yemenite hanno- attaccato le posizioni degli Houthi nel distretto di Dhubab, chedomina lo strategico stretto di Bab el-Mandeb: lo scrive Reuters sul sito. Ieri il governo riconosciuto a livello internazionale ha lanciato un'offensiva per riconquistare il territorio controllato dagli Houthi. Le Brigate dei Giganti, movimento filogovernativo, affermano che i loro primi contingenti sono giunti nella zona di Babel-Mandeb.
500 ex diplomatici Ue: "Agire contro piano insediamento Cisgiordania"
L'Unione europea e i suoi Stati membri devono agire contro un progetto israeliano di insediamento su larga scala nella Cisgiordania occupata. È quanto hanno chiesto lunedì circa 500 ex diplomatici, ministri e funzionari europei in una lettera aperta, riportata da Belga. Il governo israeliano assegnerà presto gli appalti per la prima fase dell'illegale progetto di insediamento E1, scrivono i diplomatici. Il progetto prevede la costruzione di oltre 1.200 abitazioni vicino a Gerusalemme e dividerebbe in due la Cisgiordania. Secondo i firmatari, tali piani rendono impossibile la soluzione a due Stati, ovvero "l'unico esito possibile in grado di risolvere il conflitto israelo-palestinese". "Nonostante le conseguenze di vasta portata della nuova annessione di territori, l'Ue non ha adottato misure per ostacolare il progetto E1, né l'Unione ha adempiuto, più in generale, ai propri obblighi (...) di agire contro le violazioni del diritto internazionale", affermano. I firmatari criticano in particolare la contrarietà di Germania e Italia all'adozione di sanzioni. firmatari chiedono alla Commissione europea, tra le altre cose, di "presentare immediatamente proposte legislative" per "sanzionare tutti gli istituti finanziari e gli altri fornitori di servizi coinvolti nella realizzazione del progetto E1 e di altri insediamenti illegali". Il piano prevede inoltre di impedire "qualsiasi scambio commerciale dell'Ue con gli insediamenti illegali". Israele ha approvato il piano l'anno scorso; esso isolerebbe ulteriormente Gerusalemme Est dal resto della Cisgiordania. A fine settembre, la magistratura israeliana ha disposto un rinvio di un mese nell'avvio della procedura di gara per il progetto, al fine di evitare che la questione potesse interferire con le elezioni parlamentari previste per la fine di ottobre.
Gli USA ritirano i bombardieri dalla base inglese di Fairford
L'aeronautica militare statunitense ha riportato a casa i bombardieri di stanza presso una base aerea militare gestita dagli Stati Uniti in Inghilterra, utilizzati per colpire l'Iran, a seguito di un'indagine su un attentato terroristico pianificato presso la base RAF di Fairford. A riportare la notizia è il Times of Israel.
I bombardieri sono stati ridispiegati nelle loro basi di origine negli Stati Uniti, secondo quanto riferito da un funzionario del Pentagono che non era autorizzato a discutere di movimenti militari sensibili e che ha parlato a condizione di anonimato. Osservatori del settore aeronautico, come la Military Air Tracking Alliance, hanno notato decine di bombardieri B-52 e B-1 operare dalla base RAF di Fairford sin dai primi giorni della guerra con l'Iran. Gli osservatori hanno notato un nutrito gruppo di bombardieri B-1 decollare dalla base anche nella giornata di domenica 4 ottobre.
Incrocio di attacchi nel Golfo: raid sauditi a Abs e raid missilistici yemeniti su Riad e Buqayq
Si intensifica la spirale di ritorsioni tra l'Arabia Saudita e i ribelli Houthi. Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa iraniana Tasnim, aerei da guerra sauditi hanno colpito la città di Abs, situata nella provincia di Hajjah, nel nord-ovest dello Yemen.
Il raid segue di poche ore un'ampia offensiva lanciata dalle forze yemenite verso il territorio saudita. Diverse fonti regionali hanno infatti segnalato esplosioni nella località di Buqayq — celebre per ospitare uno dei più importanti complessi di raffinazione e lavorazione del greggio del Regno — a causa dell'impatto di missili balistici. Contemporaneamente, forti deflagrazioni sono state udite anche nei pressi dell'aeroporto internazionale della capitale Riad, confermando una nuova e pericolosa fase dell'escalation militare nell'area del Golfo.
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