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Sunday, November 8, 2026

“Preparatevi, è in arrivo un uragano”: così 40 anni fa Alex Ferguson iniziò la sua serie leggendaria al Manchester United

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“Preparatevi, è in arrivo un uragano”: così 40 anni fa Alex Ferguson iniziò la sua serie leggendaria al Manchester United

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Stranamente, nella sua autobiografia, pubblicata nel 2013, anno del suo ritiro, Alex Ferguson non menziona mai la parola Oxford. Eppure, l’8 novembre 1986, due giorni dopo la firma che lo avrebbe legato al Manchester United per 27 stagioni, il tecnico scozzese debuttò alla guida dei Red Devils al Manor Ground di Oxford, di fronte a 13.545 spettatori, quattordicesima giornata dell’allora First Division.

Ferguson si accomodò in tribuna, mischiato ai tifosi di casa, per seguire dall’alto la squadra ereditata da Ron Atkinson, sprofondata ai margini della zona retrocessione. Lo United perse 2-0: i gol dell’Oxford furono firmati da John Aldridge su rigore al 15’ e da Neil Slatter al 79’. La migliore occasione per i Red Devils fu la traversa colpita da Stapleton nella ripresa. Ferguson, in giacca e cravatta, filmato dalle telecamere all’ingresso dello stadio nel rituale degli autografi, comprese al volo che la ricostruzione dello United sarebbe stata lunga e faticosa. Un particolare gli sfuggì, non solo a lui naturalmente: quella di Oxford sarebbe stata la prima partita di una serie leggendaria, conclusa il 19 maggio 2013, nel 5-5 in casa del West Bromwich Albion. Un addio in modalità cifra tonda: 1500 gare sulla panchina dei Red Devils, con il bilancio di 895 vittorie, 338 pareggi e 267 sconfitte, 59,67% di successi.

Alex Ferguson, 84 anni, nato nel quartiere operaio di Govan a Glasgow, fede laburista mai rinnegata, è l’allenatore più vincente della storia del calcio: 49 trofei, 38 dei quali conquistati con lo United. Decisivi, per la carriera e per lo sbarco a Manchester, gli altri 11, ottenuti con l’Aberdeen, ultimo club, nel 1985, a trionfare nel campionato scozzese prima del duopolio Celtic-Rangers. C’era Ferguson sulla panchina dell’Aberdeen quel pomeriggio di 41 anni fa: pochi mesi dopo, in un incontro clandestino avvenuto in un autogrill dell’autostrada M45, il 6 novembre 1986 il futuro Sir Alex avrebbe firmato il contratto che lo legava ai Red Devils.

Quando i giocatori furono informati del suo arrivo, il centrocampista scozzese Gordon Strachan, ex Aberdeen emigrato allo United, disse ai compagni: “Preparatevi, è in arrivo un uragano. Non ho mai conosciuto un allenatore come lui: è il più aggressivo, il più determinato, il più feroce nella voglia di vincere. La pacchia è finita”.

Ferguson s’immerse totalmente nel lavoro: casa – un appartamento a Timperley, sobborgo di Manchester, condiviso con il vice Archie Knox – e centro tecnico, dalla mattina alle otto a sera. La moglie Cathie, scomparsa nel 2023 all’età di 84 anni, aveva infatti deciso di restare in Scozia per occuparsi dei figli. Ferguson si dedicò allo studio della storia dei Red Devils, volle conoscere tutti i dipendenti, cercò di capire quali fossero le ragioni del declino del club. Si rese subito conto che c’era un enorme divario tra le aspettative di una tifoseria appassionata e la realtà di una squadra modesta.

Le stesse strutture del centro sportivo erano decadenti. Ferguson, dando ragione a Strachan che lo aveva definito un uragano, stravolse tutto: orari degli allenamenti, intensità del lavoro, dieta, lunghe sedute tattiche di fronte alla lavagna, studio meticoloso degli avversari. Mise alla frusta anche la dirigenza, chiedendo di modernizzare le strutture. Un ciclone. “Ferguson è un perdente terribile – raccontò un giorno il tecnico scozzese Mark McGhee -. Qualsiasi sconfitta, nel calcio, a carte, a freccette e nei giochi in generale, lo feriscono in modo profondo, quasi a livello fisico”. Una furia, quando perdeva le staffe con i calciatori: volavano tazze di tè, bicchieri, piatti. Una strategia, quella di Ferguson: “Dopo le difficoltà si diventa più dolci. Questo ottimismo mi è stato di grande aiuto durante i miei 39 anni di carriera da allenatore”

La ricostruzione dello United richiese tempi più lunghi di quelli previsti dal tecnico scozzese. Il primo titolo arrivò solo il 17 maggio 1990, con il trionfo in Coppa d’Inghilterra, nella finale ripetuta contro il Crystal Palace, dopo il 3-3 di quattro giorni prima. Il successo, il primo dei 38 che avrebbe conquistato alla guida del Manchester United, gli salvò la panchina dopo il tredicesimo posto in campionato. Il gol del difensore Lee Martin, che Ferguson aveva escluso nella prima finale, non solo consegnò ai Red Devils un titolo dopo un lungo oblio, ma scrisse la prima pagina di una storia leggendaria, iniziata a Oxford, la città della prima Università del Regno Unito. Anche questo, un segno del destino: tra coppe e onorificenze, spiccano otto lauree ad honorem nella vita di Alex Ferguson.

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