I titoli di Casa Savoia e il cavalierato che scotta. Dal Principe Emanuele Filiberto al deputato Fdi, ora nessuno li rivendica
“Se c’è una persona che non mette davanti il titolo, quello sono io”, tuona Emanuele Filiberto di Savoia. Peccato che il programma della due giorni dell’orgoglio sabaudo lo presenti come “Sua Altezza Reale, Duca di Savoia, Principe di Piemonte e Principe di Venezia”. E poi c’è Fabrizio Comba, deputato e coordinatore piemontese di Fratelli d’Italia, che in 15 minuti e mezzo di telefonata non riesce a dire cosa abbia ricevuto nella cerimonia a porte chiuse del Lingotto.
Il giorno dopo, del resto, quelle insegne scottano. La Procura di Torino lavora su denunce ed esposti e il Fatto ha documentato pergamene e onorificenze uscire dal Lingotto dentro sporte di carta mentre sul Capitolo degli Ordini dinastici di Casa Savoia che EF ha riportato in Italia dopo 80 anni si un caso tra soldi versati, valore dei titoli e sulla possibilità stessa di conferirli sul territorio italiano. Così, finita la festa, nessuno sembra più volerli rivendicare. Neppure chi li dispensa.
“Io ero in sala, in primissima fila, proprio per vedere quelli che venivano nominati. Ho sentito chiamare l’onorevole Comba. Le decorazioni lì non le davano: era una cosa molto ambigua, venivano semplicemente presentati a Emanuele Filiberto come nuovi cavalieri”. A raccontarlo al Fatto è una fonte che sabato scorso era dentro il Lingotto mentre i cronisti restavano fuori: evento “privato”, per volontà del Principe. “Una pergamena però l’ho vista anche io”, aggiunge chiedendo di restare anonima.
Del resto, il programma ufficiale prevedeva quattro ore, dalle 10 alle 14, di “Accoglienza e Presentazione ammittendi e promuovendi”: chi viene ammesso agli Ordini dinastici e chi sale di grado. Dentro i nomi venivano dunque chiamati e i nuovi cavalieri presentati. Fuori, quasi tutti uscivano con gli stessi sacchetti blu. “Cosa c’è dentro?”. “Sorpresa”, rispondeva qualcuno. Altri partecipanti le pergamene le hanno invece mostrate al Fatto. Eppure Emanuele Filiberto aveva assicurato: “Nessun titolo viene conferito. Nessuna onorificenza viene venduta”.
Fuori dal Lingotto, Comba aveva liquidato ogni domanda. Richiamato al telefono, la risposta sul titolo non arriva. “Io ho prestato giuramento alla Repubblica italiana quando ho fatto il carabiniere. Punto. Non ho altro da aggiungere”. Cosa ha ricevuto al Lingotto? “Non ho altro da aggiungere”. “Mi fa danno…” dice a un certo punto, dirottando verso altri nomi: “Ma lei lo sa che c’erano altri parlamentari?”. E chiama in causa la collega del Veneto Marina Marchetto Aliprandi. Poi si rifugia nel curriculum:
L’altra metà della smentita del Principe: “Nessuna onorificenza viene venduta”. Ma sabato al Lingotto c’era anche un uomo arrivato dalla Sicilia che ha raccontato al Fatto di aver versato 2 mila euro per entrare nell’Ordine Mauriziano e di essere lì per questo. Il tariffario l’aveva confermato a marzo il consigliere privato del Principe, Alessandro Santini, parlando con Il Fatto: 200 euro di ingresso più 200 di mantenimento annuo per l’onorificenza base, 2.000 per il passaggio a cavaliere, 750 per Dame e Cavalieri.
Ora quei titoli sembrano però diventati improvvisamente imbarazzanti anche per chi li ha ricevuti. Parla Bruno Vespa: “Non ricordo francamente se molti anni fa ne ho ricevuto uno”. Ricorda però perfettamente di non averlo pagato: “Comunque mai richiesto né tantomeno pagato”. Era stato l’onorevole Marco Grimaldi (Avs) a parlare di un acquistato dell’onorificenza da parte sua, non Il Fatto, ma nello scusarsi per l’errore il deputato non arretra, anzi rilancia: “I poveracci illusi da titoli senza valore pagano il vitalizio reale del principe fake, mentre i potenti ottengono le onorificenze (false) gratis”.
E il giro torna alla politica. Anche il vicepresidente del Piemonte Maurizio Marrone (FdI), ex marito della deputata Montaruli, è stato fotografato in abito cerimoniale alla kermesse tra Lingotto e Venaria. Il suo assessorato al Welfare ha finanziato con 10 mila euro, nel 2024, la camminata “dalla Sindone alla Sacra di San Michele”: il presidente dell’associazione organizzatrice ha dichiarato che l’iniziativa “ha incontrato il favore” proprio dell’assessore, “per il valore inclusivo”. Nulla di illegale, ma singolare.
Adesso Avs porta il caso in Consiglio regionale. Nelle fotografie vedono Marrone “con tanto di abito da cosplayer dell’ordine Mauriziano” e chiedono comunicazioni urgenti. “Con che faccia chi ha giurato sulla Costituzione e rappresenta la seconda carica dell’ordinamento democratico in Piemonte si presenta alla corte di Emanuele Filiberto per una cerimonia di compravendita di cavalierati contro la legge italiana?”, attaccano le consigliere Alice Ravinale. Chiamano in causa anche Alberto Cirio: “Cirio non ha nulla da dire?”. Il paradosso, alla fine, è tutto nelle quattro ore a porte chiuse del Lingotto. Dentro tutti in fila per diventare cavalieri. Fuori, improvvisamente, non lo è più nessuno.
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