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Sunday, October 4, 2026

La protesta che spiazza la destra. La Spagna in piazza e l’ultima chance per Sanchez

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La protesta che spiazza la destra. La Spagna in piazza e l’ultima chance per Sanchez

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Non so se Pedro Sanchez avesse previsto tutto questo. Magari no. Quel che è certo è che il voto del Parlamento sul provvedimento del governo spagnolo che “sigillava” gli sfratti per le famiglie economicamente vulnerabili fino al 2030 e bloccava gli affitti cambia lo scenario politico.

Il voto che doveva mandare ko Sanchez riempie improvvisamente le piazze di Spagna. E’ una protesta enorme e concede al Psoe, partito finora destinato a essere fagocitato sia dai conservatori del partito popolare che dai populisti di destra di Vox, una carta di riserva, la possibilità di giocare la partita in zona Cesarini.

In piazza si ritrova d’impeto e assai arrabbiata la società che patisce. Quella che ha meno diritti e possibilità di affrancarsi da una condizione di minorità. Senza volerlo, oppure con la consapevolezza di farlo, Sanchez regala alla sinistra una missione, un obiettivo, una battaglia: i troppi che hanno di meno contro i pochi che hanno di più.

Se la forbice si allarga, se l’impoverimento raggiunge il ceto medio e la casa diviene il primo e grande roditore delle casse familiari, perché i salari bassi non reggono il mercato degli affitti, la sinistra forse può per la prima volta e convintamente alzare la bandiera di questa nuova, larga e ancora indecifrabile dimensione sociale della povertà. Dentro non ci sono infatti solo i percettori di salari bassi, qui siamo al corto circuito di una società in cui meriti e bisogni non sono valutati secondo un minimo di equità e le rendite di posizione, i circuiti familiari, la cosiddetta società affluente godono di un vantaggio economico e di uno status sociale sempre più largo e ingiustificabile.

In piazza non è dunque solo la Spagna dei disperati o dei disoccupati, la quantità e la qualità delle presenze, lo slogan, quel mazzo di chiavi esibito, quelle chiavi che servono per aprire le porte non solo della propria casa ma del proprio futuro che in tanti non possiedono, danno al conflitto sociale una ragione, una dimensione, una qualità.

Non è naturalmente il diritto di proprietà ad essere contestato, né il diritto a godere del successo e del talento grazie alla fatica e al lavoro. Più che una battaglia contro la ricchezza, per dirla semplice, pare una contestazione ragionata della diseguaglianza sistemica, della inefficienza della democrazia che non riesce a dare equilibrio e risposte ai suoi cittadini ma solo a una parte di essi.

La novità è che la Spagna andrà alle elezioni, capiremo se anticipate o meno, sotto l’ombrello della divisione classica: di qua la destra, di là la sinistra.

Quest’ultima, vittima per tanto tempo dei propri errori, degli egoismi e anche di una relazione piuttosto disinvolta con il potere e con i principi di etica pubblica, si vede di nuovo in campo. Graziata da quel no del Parlamento in cui siedono, come abbiamo scritto, tanti multiproprietari, a chi non una casa, e forse nemmeno una stanza.

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