Macron: 'C'è chi fa campagna elettorale sulle nostre spalle'. I sindacati verso lo sciopero generale dal 5 novembre
"Ci sono persone che fanno campagna elettorale sulle spalle della Francia; leader che si trovano in contesti elettorali, sia nella regione (del Medio Oriente) che dall'altra parte dell'Atlantico, i quali, talvolta con ingenuità, riprendono contenuti generati dall'intelligenza artificiale o diffondono ciò che determinati ambienti vogliono far credere". Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron, riferendosi implicitamente a Donald Trump e Benjamin Netanyahu e ai loro commenti sulle proteste in Francia.
"Per me non c'è ingerenza straniera visibile rispetto a quanto accaduto" il 17 ottobre, "ma c'è stata una manipolazione, in seguito, quello si. Abbiamo visto immagini dell'Ia che non si sono mai verificate in Francia. Persone che hanno detto che eravamo invasi da migranti e islamisti", ha sottolineato.
"È giunto il momento di fare un ulteriore passo avanti nella mobilitazione, lo sciopero deve prendere il sopravvento. Invochiamo la più ampia mobilitazione possibile per il 5 novembre e invitiamo a tenere assemblee ovunque, in tutti i luoghi di lavoro, per estendere lo sciopero anche nei giorni successivi": lo ha detto la segretaria generale della Cgt, il principale sindacato francese, Sophie Binet, al termine della riunione a Parigi con il premier Sébastien Lecornu. Nel corso della riunione a Matignon, Binet ha accusato il governo: "Le nostre rivendicazioni non sono state affatto prese in considerazione".
Le autorità di regolamentazione Ue stanno esaminando possibili "interferenze online" e "campagne di disinformazione" da Paesi extra-Ue che potrebbero aver contribuito ad alimentare le proteste in Francia e analoghi episodi di violenza verificatisi negli ultimi giorni in altri Paesi Ue. Lo riferisce il Financial Times, citando funzionari della sicurezza, secondo i quali account sui social media filo-russi e di estrema destra, già collegati a precedenti campagne di disinformazione, avrebbero diffuso video violenti nel tentativo di alimentare ulteriormente il caos. Tra i Paesi sospettati di essere coinvolti anche Iran e Algeria.
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