“Ho dormito con mia mamma per 15-20 giorni, ho pianto tutte le sere. Come sono atterrato a Pisa, non ho mai più pianto”: parla Christian Vieri
Dietro ai gol, ai successi, alla fama e al denaro, spesso ci sono storie di grandi sacrifici adolescenziali. Lo ricorda la vita di Christian Vieri, uno dei più grandi attaccanti della storia del calcio italiano, che per diventare un giocatore ha dovuto rinunciare a tutto quando aveva appena 14 anni: in primis, all’affetto dei suoi genitori. Bobo lo ha ricordato nell’ultima puntata del podcast Passa dal BSMT di Gianluca Gazzoli, dove ha raccontato con precisione inedita i momenti che lo hanno portato a lasciare l’Australia e tornare in Italia per inseguire il sogno del pallone.
Vieri infatti è nato a Bologna, figlio di un ex calciatore – Roberto “Bob” Vieri, da cui il soprannome Bobo – e di Christiane Nathalie Rivaux. La coppia si trasferisce in Australia quando il piccolo Christian ha appena 4 anni. Anche dall’altra parte del mondo, però, Vieri si innamora del calcio. E da ragazzo, pur di inseguire l’obiettivo di diventare un calciatore, compie una scelta drastica: “Mi son detto, ‘se vuoi diventare un calciatore devi tornare in Italia‘, sennò non avrai mai più la possibilità”. Il padre ha acconsentito. “Mio papà è stato bravo, mi ha detto ‘la vita è tua‘”. Ma ha aggiunto anche una frase eloquente: “Noi non abbiamo i soldi per farti il biglietto. Se vuoi chiamo tuo nonno“.
Il nonno di Christian Vieri infatti viveva ancora in Italia e decise di accogliere il nipote, pagando anche il volo da Sidney fino all’Italia. Padre Bob disse al figlio: “Guarda, il biglietto c’è, tra 15-20 giorni, ti hanno fatto solo andata, decidi tu, non c’è ritorno”. Vieri era convinto del suo sogno e rispose di sì. Ma racconta: “Da quella sera lì ho dormito con mia mamma per 15-20 giorni, ho pianto tutte le sere, per 15-20 giorni, perché sapevo che non sarei più tornato. Il giorno della della partenza non ti dico: ho pianto da Sydney fino a Pisa”.
Una volta arrivato in Italia, però, Vieri spiega di essere tornato concentrato sul suo obiettivo, senza più rimpianti: “Come sono atterrato a Pisa ho smesso e non ho mai più pianto”. La nostalgia però è sempre tornata a farsi sentire: “Non avevamo soldi per chiamare, quindi sentivo i miei genitori ogni 15 giorni, gli scrivevo le lettere. Mia mamma ancora le lettere nel portafoglio”. E l’ex bomber svela anche un altro modo per mantenere vivo il rapporto con la mamma: “C’erano le radio, le cassette. Io prendevo la cassetta, pigiavo record e parlavo, poi gliela mandavo. E lei faceva così con me; mentre cucinava mi parlava“. Il racconto di un grande sacrificio, da cui è nata la carriera di uno dei più grandi attaccanti del calcio italiano.
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