Ucraina, Berlino non può più fornire Patriot. Pistorius agli alleati: “Altri Paesi hanno fatto molto meno di noi”
La Germania non può più fornire all’Ucraina sistemi di difesa aerea Patriot, almeno per il momento. A dichiararlo è il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, che in un’intervista alla testata Berliner Morgenpost ha spiegato come ulteriori consegne rischierebbero di compromettere la capacità difensiva della stessa Germania. “Le forniture, in particolare quelle dei sistemi Patriot, si stanno rivelando difficili. La Germania ha già consegnato diversi sistemi e un gran numero di missili guidati destinati al loro impiego. Al momento non possiamo fare di più”, ha detto.
Il problema, ha riferito Pistorius, riguarda soprattutto i tempi necessari a ricostituire gli arsenali tedeschi: “Qualsiasi ulteriore sistema che cedessimo non potrebbe essere sostituito per diverso tempo e ciò creerebbe lacune nella nostra difesa che non possiamo permetterci”. Il ministro ha quindi sollecitato un maggiore contributo degli alleati, osservando che altri Paesi “hanno fatto significativamente meno” rispetto a Berlino. La questione sarà affrontata alla prossima riunione del Gruppo di contatto per l’Ucraina, prevista a metà novembre. “Dobbiamo affrontare la questione con estrema serietà”, ha detto, mettendo in guardia dalle conseguenze di un’interruzione degli aiuti a Kiev, come auspicato dall’estrema destra tedesca dall’AfD: “Se interrompiamo gli aiuti all’Ucraina, milioni di ucraini verranno da noi”.
La Germania resta il principale Paese donatore dell’Ucraina: dall’inizio dell’invasione russa del 24 febbraio 2022 ha fornito a Kiev aiuti umanitari per circa 43,3 miliardi di euro e aiuti militari per 57,6 miliardi, secondo i dati riportati dalle agenzie. Anche secondo l’Ukraine Support Tracker, il database dell’istituto tedesco di ricerca economica Kiel Institute che monitora il sostegno a Kiev dal 2022, la Germania è nettamente in testa tra i Paesi Ue per gli aiuti militari. Secondo l’istituto, Berlino ha assegnato 48,4 miliardi di euro fino ad agosto 2026, seguita da Paesi Bassi (19,5), Svezia (15,5), Danimarca (10,8) e Francia (8,5). L’Italia, con 3 miliardi, è decima tra i Paesi Ue. Quanto alle prospettive del conflitto, Pistorius considera molto improbabile un cessate il fuoco nel prossimo futuro. Ritiene tuttavia che Mosca non riuscirà a volgere la guerra a proprio favore, nonostante gli attacchi aerei russi durante l’inverno. “Sul campo le forze armate russe non avanzano, le perdite sono enormi: tra 30mila e 40mila soldati al mese”, ha sostenuto.
Nella stessa intervista Pistorius ha affrontato anche il dibattuto tema della leva obbligatoria. La Bundeswehr conta oggi 190mila effettivi, il livello più alto degli ultimi tredici anni. Se la crescita degli arruolamenti proseguirà, ha spiegato, non sarà necessario ripristinare la coscrizione. Il ministro ha inoltre annunciato l’intenzione di aumentare la presenza femminile nelle forze armate. Sul fronte dell’industria militare, Berlino punta infine a decidere entro marzo 2027 a quale progetto internazionale per un nuovo caccia aderire, dopo l’accantonamento del programma franco-tedesco Fcas. Tra le opzioni figurano il Gcap, sviluppato da Italia, Regno Unito e Giappone, e un progetto del gruppo Airbus con altri partner europei. Pistorius ha confermato i colloqui sul Gcap, precisando che occorrerà valutare gli eventuali ritardi provocati dall’ingresso tedesco.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.