Ucraina, Zelensky manda via Iryna Mudra, la n.2 dello staff indagata dall'anticorruzione

È una giornata complicata per Volodymyr Zelensky, e stavolta non è tutta colpa della Russia. Ci sono due buone notizie, certo: l'approvazione parlamentare della nomina del nuovo ministro della Difesa, Yevhenii Khmara, e lo scambio di 103 prigionieri con Mosca.
Ma i guai arrivano soprattutto dal palazzo: il presidente ucraino ha dovuto licenziare in tronco Iryna Mudra, la vicecapo dell'Ufficio presidenziale, un organo che nel sistema politico ucraino è un per certi versi più potente del governo stesso.
Mudra, così come il deputato di opposizione Vadym Stolar, è stata svegliata all'alba dagli agenti dell'Agenzia nazionale anticorruzione (Nabu), con un mandato di perquisizione. Altre perquisizioni hanno riguardato attività riconducibili all'ex deputato Maksym Mykytas e alla banca statale Sense Bank.
La Nabu ha riferito di stare “conducendo un’operazione speciale per smascherare un’organizzazione criminale guidata da un parlamentare ucraino in carica e da uno ex, che coinvolge alti funzionari dell’Ufficio del presidente”. Tra le accuse il riciclaggio di circa 2,9 milioni di euro versati a titolo di cauzione per un indagato in un'altra inchiesta per corruzione
Mudra, che nell'Ufficio presidenziale aveva la delega alla Giustizia, avrebbe anche cercato di influenzare la stessa Nabu inserendovi persone fedeli e perorato la rimozione del procuratore capo anticorruzione Oleksandr Klymenko: "Se lo riconfermano siamo fregati", diceva in un'intercettazione.
Stolar, parlamentare filorusso, era già stato accusato in passato di illeciti connessi a controversi progetti edilizi a Kiev. Tra il 2014 e il 2019, durante la presidenza di Petro Poroshenko, era considerato una sorta di sindaco-ombra.
Mykytas, parlamentare tra il 2016 e il 2019, era stato coinvolto in casi di corruzione e appropriazione indebita tra il 2019 e il 2022.
Non è il primo scossone giudiziario che sfiora la presidenza. L’anno scorso, l'allora capo dell'ufficio presidenziale Andriy Yermak si è dimesso ed è stato successivamente indicato come indagato in un’importante inchiesta per corruzione.
L'altro nervo scoperto per Zelensky porta invece il cognome di Mykhailo Fedorov, il giovane e popolarissimo ex ministro della Difesa, rimosso dopo sei mesi per gli attriti con l'ex comandante in capo delle Forze armate Oleksandr Syrskyi. Le proteste di piazza hanno portato il presidente a sostituire anche quest'ultimo con Mykhailo Drapatyi, eroe della resistenza di Mariupol nel 2014, ma non al ritorno al ministero di Fedorov, che ha rifiutato ogni diverso incarico, dicendosi interessato solo a proseguire il lavoro di modernizzazione della Difesa.
Lo stesso Fedorov ieri sera ha sfidato Zelensky, chiedendo elezioni in tempo di guerra: "Dobbiamo trovare un meccanismo legale, sicuro e realistico che permetta all’Ucraina di ripristinare un processo democratico completo anche nel mezzo di una guerra prolungata", ha affermato in un videomessaggio. Nei giorni scorsi si era fatto notare per uno sperticato elogio di Elon Musk: “Elon Musk è probabilmente la figura più importante nel mondo della tecnologia e dell’imprenditoria per il nostro paese. Elon e SpaceX hanno protetto la nostra difesa aerea, salvato la nostra aviazione militare e risparmiato la vita a migliaia di civili”. Il miliardario aveva ricondiviso sul suo profilo X commentando con l’emoji di un cuoricino.
Oggi le cattive notizie per Zelensky non sono arrivate però solo da Fedorov e anticorruzione: a Pola, in Croazia, è stato arrestato un secondo cittadino ucraino accusato dell'attentato al gasdotto Nord Stream del 2022. Il primo, un ex ufficiale dell'esercito, era stato tratto in arresto in Italia un anno fa. I vertici ucraini hanno sempre negato di avere ordinato di fare esplodere le condotte che avrebbero dovuto trasportare gas russo verso la Germania.
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