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Saturday, September 26, 2026

Una professoressa e due ragazzi fermati per l’omicidio di Fabio Colapietro a Torino. L’ipotesi di festini a base di droga e alcol

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Una professoressa e due ragazzi fermati per l’omicidio di Fabio Colapietro a Torino. L’ipotesi di festini a base di droga e alcol

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Una professoressa di 46 anni, due ragazzi di 26 e 22 anni e un uomo di 39 anni morto, fatto a pezzi e nascosto tra sacchi neri e secchi riempiti di cemento. Sono i protagonisti della fotografia dell’orrore scoperto in un appartamento di via Gulli, nel quartiere Borgo Vittoria di Torino, dove la polizia ha trovato i resti di Fabio Colapietro (a destra nella foto), residente a Settimo Torinese. A far scattare l’intervento degli agenti è stata la telefonata della madre del 26enne. Poco prima delle 22 ha chiamato il 112 raccontando che il figlio le aveva detto di aver fatto “molto male a qualcuno”. Quando la polizia lo ha rintracciato, il giovane avrebbe confessato: “Ho ammazzato uno, in via Gulli”. Poi ha accompagnato gli investigatori fino al quarto piano della palazzina.

Ad aprire la porta è stata Nicole Formichetti, 46 anni, insegnante di italiano in un istituto di Ciriè e proprietaria dell’alloggio. Dentro, gli agenti hanno trovato una scena agghiacciante: nel bagno c’erano diversi coltelli da cucina, mentre nei sacchi neri erano nascosti i resti di Colapietro. Parte del corpo era stata ricoperta con cemento a presa rapida. La Squadra mobile ha portato in Questura la professoressa, il 26enne e una ragazza di 22 anni. Il giovane è gravemente indiziato dell’omicidio; per le due donne, invece, l’accusa contestata è quella di favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere. I tre sono stati fermati sulla base di un decreto emesso dalla Procura di Torino.

Adesso bisogna ricostruire cosa sia successo prima e dopo la morte del 39enne. Il 26enne avrebbe parlato di una colluttazione e, inizialmente, di una possibile rapina o di un furto. Una versione che gli investigatori stanno verificando. Sul corpo sono stati rilevati segni di violenza riconducibili a coltellate e bastonate, mentre non è ancora stato stabilito con certezza dove sia avvenuta l’aggressione mortale. È proprio questo uno dei nodi dell’inchiesta: Colapietro è stato ucciso nell’appartamento di via Gulli oppure il corpo è stato portato lì in un secondo momento? La risposta dovrà arrivare dai rilievi della Scientifica, dagli esami medico-legali e dalle analisi delle tracce biologiche.

E c’è un’altra pista che la Squadra mobile sta approfondendo. Secondo quanto riportato da La Stampa, i quattro potrebbero essersi dati appuntamento nell’appartamento per un festino a base di alcol e droga. Un’ipotesi investigativa che dovrà trovare conferme e che potrebbe contribuire a chiarire il contesto nel quale sarebbe maturata la violenza. Gli investigatori stanno ascoltando anche altre persone che frequentavano la casa della professoressa. Nel condominio, alcuni residenti hanno raccontato di un continuo via vai dall’appartamento, con persone che entravano e uscivano a tutte le ore. Una situazione che, secondo alcuni vicini, aveva già suscitato lamentele.

Intanto proseguono le perquisizioni nelle abitazioni dei due giovani. Si cercano sangue, vestiti, telefoni e qualsiasi elemento possa ricostruire gli spostamenti di Colapietro e degli altri coinvolti nelle ore precedenti e successive al delitto. Resta da stabilire anche da quanto tempo il cadavere fosse nell’appartamento. Un forte odore proveniva infatti dall’alloggio al quarto piano, altro elemento ora al vaglio degli investigatori.

La Procura di Torino dovrà chiedere al giudice per le indagini preliminari la convalida dei tre fermi e l’applicazione delle misure cautelari. Ma il quadro dell’inchiesta è ancora da completare: chi ha colpito Colapietro, dove è morto il 39enne e quale ruolo abbiano avuto le altre due persone sono le domande alle quali gli investigatori stanno cercando risposta.

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