A New York Witkoff e Kushner incontrano gli inviati di Teheran

Burnham, Regno Unito: "Al fianco di Israele ma a Gaza e Cisgiordania azioni ingiustificate"
Il primo ministro britannico Andy Burnham, intervenendo all'Assemblea generale dell'ONU, ha definito gli attacchi del 7 ottobre 2023, guidati da Hamas, "assolutamente orribili" e affermato che la Gran Bretagna è al fianco di Israele e degli ebrei di tutto il mondo di fronte alle continue minacce dell'Iran. "Ma questo non giustifica le azioni del governo israeliano a Gaza o in Cisgiordania", ha aggiunto.
"Non resteremo a guardare mentre le terribili sofferenze continuano ad aumentare e la prospettiva di una soluzione a due Stati viene messa sotto attacco". Burnham ha criticato duramente Israele per aver indetto gare d'appalto per il controverso progetto di insediamento E1, nei pressi di Gerusalemme, affermando che questo progetto "rischierebbe di rendere irraggiungibile la creazione di uno Stato palestinese vitale".
Tajani: "Con Araghchi ho spinto per la soluzione diplomatica"
"Durante l'incontro con il ministro degli Esteri iraniano ho spinto affinché prevalesse la via della diplomazia. Il ministro mi è sembrato disponibile, quindi ci auguriamo che possa questa giornata essere foriera di qualche passo in avanti verso un cessate il fuoco che permetta di riaprire Hormuz". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani in collegamento con 'Tg2 Post' dopo aver incontrato l'omologo iraniano Abbas Araghchi a margine dell'Assemblea Generale dell'Onu.
Tajani incontra Araghchi all'ONU, "lavorare sul dialogo"
Teheran: "Araghchi ha dettato a Witkoff le condizioni per la riapertura di Hormuz"
"Araghchi ha incontrato Witkoff, su insistenza del rappresentante statunitense, a margine dell'Assemblea generale dell'ONU. La decisione di accettare la richiesta di Witkoff per l'incontro è stata motivata dalla necessità di trasmettere le condizioni dell'Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Le posizioni ferme dell'Iran sono state comunicate al rappresentante statunitense durante l'incontro. L'immediata revoca del blocco navale, l'immediato rilascio di tutti gli asset iraniani congelati e la fine della guerra su tutti i fronti di 'Resistenza' sono tra le condizioni dell'Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz". Queste le parole della TV di Stato iraniana sull'incontro a New York tra le delegazioni di USA e Iran.
Le due linee di Teheran, guerra o diplomazia
Israele, Netanyahu: "Da Macron sbalorditiva grottesca dichiarazione"
“L'assurdità grottesca della dichiarazione di Emmanuel Macron è sbalorditiva”. Lo ha affermato l'ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu dopo le parole del presidente francese all'ONU su Gaza. “Domenica, alla vigilia di Yom Kippur , appena due giorni faa, Netanel Shukrun, un cittadino francese, padre di sei figli, è stato assassinato nella sua auto da un terrorista di Hamas in Giudea e Samaria. Con il suo ultimo respiro ha detto a suo figlio di scappare. I terroristi di Hamas compiono attacchi contro ebrei quasi ogni giorno. Hanno assassinato innumerevoli civili israeliani in Giudea e Samaria. L'ignoranza non è una scusa per cancellare il loro sangue”.
ONU, Abdullah II di Giordania : "In Cisgiordania sfollamento forzato è un crimine di guerra"
Il re di Giordania Abdullah II ha affermato nel suo intervento alle Nazioni Unite che, sebbene in alcune occasioni siano stati utilizzati strumenti come sanzioni, isolamento diplomatico e congelamento dei beni nei confronti di Israele, "le risoluzioni finiscono dove sono iniziate: sulla carta". Si tratta di una "scelta" volontaria, e il risultato è uno "stato senza freni", ha affermato il re giordano.
"Questo senso di impunità ha raggiunto livelli terrificanti", ha proseguito Abdullah II. "Nessuno in questa assemblea dovrebbe pensare che le sue ambizioni si fermino alla Palestina", ha denunciato il re giordano che ha poi aggiunto : “Gli sfollamenti in Cisgiordania da parte di Israele sono un crimine di guerra”.
Iran, Axios: "Colloqui condotti da Witkoff e Kushner con Araghchi"
Gli inviati del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno partecipato all'incontro con la delegazione iraniana, guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, a margine dell'81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Lo hanno dichiarato ad Axios un funzionario statunitense e una fonte regionale.
ONU, Macron : "La situazione a Gaza è un disonore per tutti. In Cisgiordania violazioni continue"
La situazione nella Striscia di Gaza è ''un disonore per tutti'', mentre ''la Cisgiordania è teatro di violazioni quotidiane''. Lo ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron intervenendo all'81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite. Macron ha chiesto ''il rispetto dei diritti legittimi dei palestinesi, compreso il diritto all'esistenza''.
"Che valore ha la nostra credibilità se restiamo inattivi su Gaza? Alcuni affermano che la pace sia stata raggiunta, ma questo non ha portato all'arrivo di aiuti umanitari. E' una situazione che ci disonora tutti", ha dichiarato.
Gibuti, migliaia di persone attraversano lo stretto di Bab el-Mandeb per sfuggire alla violenza in Yemen.
L'escalation del conflitto attorno allo stretto di Bab el-Mandeb, lungo la costa occidentale dello Yemen, ha costretto migliaia di persone ad abbandonare le proprie case, sia all'interno del Paese che attraversando lo stretto verso le nazioni limitrofe. Dall'inizio di settembre, oltre 130.000 persone sono fuggite dalle loro abitazioni.
Nel giro di pochi giorni, più di 3.100 persone sono giunte a Gibuti dopo aver affrontato la pericolosa traversata marittima dello stretto di Bab el-Mandeb, spinte a lasciare lo Yemen dall'intensificarsi delle violenze.
I rifugiati arrivano via mare toccando località come Obock, Khor Angar, Moulhoule e Godoria, al termine di viaggi difficili su piccole imbarcazioni. Alcuni raccontano di aver dovuto lasciare indietro familiari; inoltre, secondo le segnalazioni, migliaia di altre persone che tentavano di lasciare lo Yemen sono rimaste bloccate, impossibilitate a fuggire a causa dell'insicurezza e della carenza di carburante per le imbarcazioni.
Il numero giornaliero di arrivi a Gibuti ha già superato il picco massimo di arrivi di cittadini yemeniti registrato dal 2015. L'UNHCR e i suoi partner prevedono l'arrivo di oltre 10.000 persone a Gibuti; si stima che le condizioni del mare miglioreranno entro la metà di ottobre, rendendo potenzialmente possibili ulteriori traversate.
Presso i centri di accoglienza di Gibuti, i nuovi arrivati raccontano di aver temuto per la propria vita in Yemen, fuggendo da improvvisi bombardamenti, colpi di artiglieria e sparatorie. Le madri hanno radunato in fretta i figli e tutto ciò che potevano trasportare prima di dirigersi verso la costa e imbarcarsi su piccole imbarcazioni. Più della metà dei rifugiati yemeniti diretti a Gibuti è composta da donne e bambini.
A Obock, i nuovi arrivati vengono trasferiti dai punti di ingresso costieri al villaggio per rifugiati di Markazi, dove possono essere registrati, ricevere assistenza e accedere ai servizi nazionali. L'UNHCR e i partner stanno lavorando per inserire i bambini rifugiati appena arrivati nelle scuole del villaggio. Le famiglie gibutiane e la stessa comunità di rifugiati yemeniti continuano ad accogliere i nuovi arrivati, condividendo quel poco che possiedono.
Mentre il governo, l'UNHCR e i partner si preparano ad accogliere almeno 10.000 nuove persone, cresce già la pressione sui servizi di alloggio, approvvigionamento idrico, igiene, assistenza sanitaria e istruzione. Le strutture scolastiche esistenti non sono in grado di accogliere tutti i bambini appena arrivati, mentre il sovraffollamento potrebbe aumentare il rischio di malattie trasmissibili, tra cui la scabbia e le patologie diarroiche. L'UNHCR e i suoi partner sono presenti sul campo per fornire rifugi temporanei, trasporti, beni di prima necessità, cibo, acqua e assistenza sanitaria, supportando al contempo il governo di Gibuti e l'autorità nazionale per i rifugiati nelle attività di accoglienza, registrazione e protezione. Le operazioni dell'UNHCR a Gibuti sono finanziate solo al 15%; l'Agenzia e i partner umanitari lanciano un appello urgente per raccogliere 13,5 milioni di dollari, al fine di garantire che le persone in arrivo possano accedere alla registrazione, all'accoglienza, alla protezione e ad altri servizi essenziali.
Gibuti ospita già circa 36.000 rifugiati, provenienti principalmente da Somalia ed Etiopia; i recenti arrivi dallo Yemen stanno esercitando un'ulteriore pressione su un sistema di risposta già fortemente sollecitato.
Emiro Qatar: "Fase pericolosa, urge soluzione diplomatica della crisi del Golfo"
I Paesi del Medio Oriente stanno attraversando una delle "fasi più pericolose" e per questo è necessaria una soluzione diplomatica urgente alla crisi del Golfo, innescata dalla guerra tra Stati Uniti e Iran. Lo ha dichiarato l'emiro del Qatar Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani rivolgendosi ai leader mondiali all'Assemblea Generale dell'ONU a New York.
Secondo lo sceicco, il conflitto è il risultato di anni di rinvii di soluzioni attraverso "accordi temporanei e politiche irrealistiche", sostenendo che la regione non dispone di un quadro di sicurezza collettiva in grado di prevenire le guerre e proteggere la sovranità degli Stati. La crisi in atto, ha aggiunto, dimostra come l'instabilità nel Golfo possa avere conseguenze globali di vasta portata, tra cui interruzioni delle forniture energetiche, delle rotte commerciali e dei mercati internazionali.
"E' diventato possibile chiudere una via navigabile internazionale attraverso la quale transita quasi un quarto del commercio energetico mondiale", ha affermato il leader del Qatar riferendosi allo Stretto di Hormuz. Doha, ha aggiunto Tamim, resta convinta che la crisi possa essere risolta attraverso la diplomazia, compresa la riapertura alla navigazione di Hormuz e la ripresa dei negoziati per prevenire una guerra regionale più ampia.
Erdogan all'ONU su Gaza : "Cimitero di bambini per mentalità genocida, ricostruire senza rinvii"
''Gaza oggi non è solo il più grande cimitero di bambini al mondo, ma anche l'area con il più alto tasso di bambini amputati al mondo''. Lo ha dichiarato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan intervenendo all'81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. "Gaza è il campo di concentramento più disumano e vergognoso dei nostri tempi", ha aggiunto, affermando che ''ci troviamo di fronte a una mentalità genocida che non si stanca mai di uccidere. Nessuno dotato di umanità, pietà o coscienza può chiudere un occhio", parlando di ''74mila palestinesi vittime del terrorismo di Stato di Israele''.
Il presidente turco ha quindi esortato a ''iniziare la ricostruzione di Gaza senza indugio", invitando gli Stati membri dell'Onu a esercitare "maggiore pressione" su Israele.
Trump alla UNGA: "Tutte le nazioni aiutino ad isolare economicamente l'Iran"
Nel suo discorso all'Assemblea Generale dell'ONU Donald Trump ha lanciato un appello a "tutte le nazioni dell'unirsi a noi per implementare il completo isolamento economico dell'Iran , fino a quando non fermeranno gli attacchi al traffico marittimo commerciale, metteranno fine alle loro ambizioni nucleari e cessino di sostenere il terrorismo".
I Pasdaran: "Rifiutiamo qualsiasi contatto diretto con gli Usa"
I Guardiani della Rivoluzione islamica rifiutano qualsiasi dialogo diretto con gli Stati Uniti. Lo ha affermato il portavoce Pasdaran, Hossein Mohebi, in un'intervista esclusiva con Afp, sottolineando che ciò rientra nelle competenze dei diplomatici iraniani. “Gli americani hanno cercato di contattarci, ma noi rifiutiamo qualsiasi contatto. I nostri rapporti con il nemico, finchè permane l'ostilità, avvengono esclusivamente attraverso le armi” ha affermato.
Guterres evoca "lo spettro della pulizia etnica" in Cisgiordania
Il segretario generale dell'Onu nel suo discorso all'81esima Assemblea Generale ha evocato lo spettro della “pulizia etnica nella Cisgiordania occupata”. “Violenze, sfollamenti e espansione degli insediamenti stanno demolendo la strada della pace e aumentando lo spettro della pulizia etnica” ha detto.
Il tracciato dell'East-West Pipeline, che termina nel porto di Yanbu, da dove l'Arabia Saudita potrebbe tornare a esportare già oggi (Rainews Interactive Storytelling)
Media: Riad riapre il gasdotto Est-Ovest, oggi potrebbe tornare a esportare
L'Arabia Saudita ha riavviato le operazioni del suo gasdotto East-West Pipeline e potrebbe riprendere oggi le esportazioni dal porto di Yanbu sul Mar Rosso: lo scrive Reuters citando tre fonti informate sulla questione. Gli attacchi dei droni hanno costretto l'Arabia Saudita a chiudere l'oleodotto East-West Pipeline il 13 settembre, interrompendo il carico di greggio nel porto di Yanbu.
Houthi: 9 detenuti uccisi in raid saudita su una prigione in Yemen
Almeno 9 detenuti sono rimasti uccisi in un attacco saudita contro una prigione nel nord-ovest dello Yemen: lo afferma un funzionario Houthi all'agenzia di stampa del movimento filo-iraniano. "Nove prigionieri catturati durante i recenti eventi sono stati uccisi la scorsa notte quando il nemico saudita ha preso di mira una prigione" ad Al-Hazm, nella provincia di Al-Jawf, ha affermato il funzionario Houthi Abdelkader al-Mourtada.
Media giapponese: l'Iran si offre di riaprire Hormuz entro 7 giorni se gli Usa allentano la pressione militare
L'Iran si è offerto di riaprire lo Stretto di Hormuz entro sette giorni se gli Stati Uniti compiranno i primi passi verso un allentamento della pressione militare: lo rivela l'agenzia giapponese Kyodo. La proposta, che è già stata trasmessa a Washington tramite mediatori, prevede la ripresa dei colloqui volti a porre fine in modo definitivo alle ostilità tra i due Paesi, ha affermato il funzionario. Teheran intende avvalersi dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si riunisce questa settimana a New York, per consultarsi con i paesi che fungono da intermediari. Il funzionario ha escluso un incontro tra il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a margine dell'Assemblea, ma ha affermato che resta possibile compiere progressi verso un accordo. “C'è la possibilità di avanzare verso un accordo” ha dichiarato il funzionario, aggiungendo tuttavia che Washington deve dimostrare “serietà e impegno” affinché la diplomazia possa progredire.
G7 a Houthi: cessino immediatamente attacchi a trasporto marittimo
Gli Houthi nello Yemen devono "cessare immediatamente tutte le loro azioni militari, minacce e attacchi" contro il trasporto marittimo. È quanto hanno chiesto i ministri degli Affari esteri del G7 in una dichiarazione a margine dell'Assemblea generale dell'Onu. Secondo i ministri, "le loro azioni riprovevoli costituiscono una pericolosa spirale di escalation che rischia di esacerbare ulteriormente il conflitto, di compromettere il commercio internazionale e di creare instabilità economica su scala mondiale". Il G7 ha quindi ribadito "l'assoluta necessità di garantire la sicurezza marittima permanente".
Mamdani alla CNN: "Netanyahu è un criminale di guerra e genocida"
Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha rincarato la dose nelle sue critiche al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, definendolo un criminale di guerra, pur riconoscendo di non avere il potere di arrestarlo, come aveva minacciato di fare durante la campagna elettorale.
"Per quanto riguarda Benjamin Netanyahu, l'ho descritto per quello che credo sia: un criminale di guerra e l'artefice di un orribile genocidio del popolo palestinese", ha dichiarato Mamdani intervistato da Christiane Amanpour della CNN.
Raid sauditi sullo Yemen, 6 morti (inclusi donne e bambini) e 8 feriti
Raid aerei della coalizione a guida saudita sulla città portuale yemenita di al-Makha (Mokha) hanno ucciso sei persone, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Saba, affiliata ai combattenti Houthi antigovernativi.
Sei civili, tra cui due bambini e una donna, sono stati uccisi e altri otto, tra cui un bambino e una donna, sono rimasti feriti, ha dichiarato Saba.
Gli Houthi, combattenti filo-iraniani che fino ad ora controllavano gran parte dello Yemen settentrionale, comprese la capitale Sana'a e Hodeida a ovest, sono avanzati verso sud in pochi giorni, conquistando il porto di Mokha sul Mar Rosso all'inizio di settembre. Hanno poi preso il controllo della costa e delle isole del Mar Rosso, consolidando la loro presenza sullo strategico stretto di Bab el-Mandeb.
Il blocco navale Usa a Hormuz costa oltre 30 milioni di dollari al giorno
Gli Stati Uniti stanno spendendo oltre 30 milioni di dollari al giorno per il blocco navale dello Stretto di Hormuz in funzione anti-Iran. Un'iniziativa che, riferisce Bloomberg, sta mettendo a dura prova il bilancio della Marina, gli equipaggi e la prontezza operativa globale. La guerra contro l'Iran occuperà un posto centrale nell'incontro di domani tra il presidente Donald Trump e i leader del Golfo, a margine dell'Assemblea generale dell'Onu. Gli attacchi degli Houthi in Arabia Saudita e l'aumento dei prezzi dell'energia evidenziano il crescente impatto globale di un conflitto che, secondo le ultime stime del Pentagono, è costato agli Stati Uniti oltre 43 miliardi di dollari.
Gaza, tre morti tra cui un minore uccisi dal fuoco israeliano
Tre persone, tra cui un bambino, sono state uccise durante un attacco israeliano nella Striscia di Gaza, secondo quanto riferito lunedì dai soccorritori e da fonti mediche nel territorio palestinese.
Un bambino, di 11 anni secondo la Protezione civile, è deceduto dopo che alcuni carri armati israeliani hanno aperto il fuoco contro delle tende che ospitavano sfollati nella zona di Al-Mawasi, a est di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, secondo quanto riferito dall’ospedale dove è stato trasportato il suo corpo.
Una donna di 31 anni è deceduta a causa delle ferite riportate dopo essere stata colpita da un attacco israeliano nel campo profughi di Nuseirat (centro), secondo quanto riferito dai responsabili dell’ospedale in cui era stata ricoverata. Un uomo è invece deceduto a causa delle ferite riportate dopo essere stato colpito alla testa da un drone a Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza.
La Difesa civile, un’organizzazione di soccorso che opera sotto l’autorità di Hamas, ha confermato all’Agence France-Presse (Afp) l’identità delle vittime. Secondo la stessa fonte, sono stati ricoverati in ospedale in totale nove feriti. Contattato dall’Afp, l’esercito israeliano non ha rilasciato commenti. Secondo la stessa fonte, sono stati ricoverati in ospedale in totale nove feriti.
Organizzazione internazionale per le migrazioni: quasi 130 mila sfollati in Yemen per l'offensiva Houthi
Almeno 129.438 persone, appartenenti a 21.573 famiglie, sono state costrette ad abbandonare le proprie case in sette province dello Yemen occidentale a causa dell'offensiva degli Houthi e dell'intensificarsi del conflitto. Lo ha riferito l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). La provincia con il maggior numero di sfollati è Taiz, uno dei principali teatri dei combattimenti, con 73.494 persone, seguita da Lahj con 33.828, Aden con 8.946 e Hodeida con 8.244. "Le comunità ospitanti stanno condividendo quel poco che hanno, ma non possono farcela da sole. Abbiamo bisogno di sostegno adesso, sia per le persone fuggite sia per quelle che le stanno accogliendo", ha dichiarato l'Oim. Accanto agli sfollamenti interni, almeno 3.106 persone hanno attraversato il Mar Rosso dallo Yemen a Gibuti come rifugiati. Nel paese africano sono assistite dall'Oim e dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr).
Gaza, il ministero della salute: 73.914 palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023
Almeno quattro palestinesi sono stati uccisi e diciassette sono rimasti feriti in attacchi israeliani a Gaza nelle ultime 24 ore. Lo ha riferito il ministero della Salute di Gaza, secondo cui dall'inizio del conflitto lanciato da Israele sono stati uccisi 73.914 palestinesi e ne sono rimasti feriti 174.952.
Nel suo bollettino quotidiano, il ministero ha riferito che una delle vittime è deceduta a causa di ferite riportate in precedenza, mentre tre corpi sono stati recuperati dalle macerie di edifici distrutti. Dall'entrata in vigore del cessate il fuoco l'11 ottobre 2025, il ministero ha inoltre stimato un bilancio di 1394 morti, 4839 feriti e 834 corpi recuperati.
Il NYT: "Trump ha cambiato idea più volte sull'attaccare gli Houthi"
Donald Trump ha deciso di non colpire gli Houthi quando le forze armate americane avevano già approvato la lista dei target, stavano caricando le bombe e gli attacchi stavano per iniziare, scrive il New York Times.
Secondo le ricostruzioni del giornale, giovedì, dopo la telefonata con il principe alla corona saudita Mohammed bin Salman, che lo aveva supplicato di intervenire, il presidente aveva cambiato idea e deciso di attaccare gli Houthi. Nel corso delle ore successive è però arrivata l'ennesima svolta, con Trump che ha improvvisamente scelto di non colpire più. Una decisione che pone il presidente di fronte a un dilemma. Vero è che gli Houthi finora non hanno attaccato gli Stati Uniti, è altrettanto vero che hanno colpito l'Arabia Saudita stretta alleata degli USA.
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