Arresti vicino alla base Raf, il premier Burnham: “Forti indicazioni su un ruolo dell’Iran”. Il Times: “Prima del fermo uno dei 5 sospettati chiamò la polizia”
Prima di essere arrestato, uno dei cinque giovani fermati vicino alla base Raf di Fairford, nel sud ovest dell’Inghilterra, avrebbe chiamato la polizia. I cinque, originari di Londra e di età compresa tra i 23 e i 25 anni, sono stati arrestati domenica mattina con l’accusa di reati legati a esplosivi e il sospetto d’aver “pianificato un attentato terroristico“, dopo che la polizia aveva ricevuto una chiamata – alle 1.36 di domenica – da un agricoltore che aveva trovato tre furgoni che bloccavano una strada vicino alla base nel Gloucestershire, utilizzata negli ultimi mesi dall’esercito degli Stati Uniti per lanciare attacchi aerei contro l’Iran. Tuttavia, riferisce il Times, uno dei sospettati aveva contattato le autorità circa un’ora prima. I cinque sono stati rilasciati su cauzione lunedì. Ieri le autorità antiterrorismo hanno fattoi sapere che non sono stati rinvenuti ordigni esplosivi nei furgoni fermati nei pressi della base, ma sono solo taniche “di carburante”.
L’indagine, affidata all’antiterrorismo sulla scia della versione originaria di un “grave” attacco sventato, resta coperta da un riserbo incrinato da contraddizioni, ammissioni tardive e rivelazioni imbarazzanti. L’ultima arriva dalla conferma ufficiale del mancato ritrovamento di alcuna traccia di esplosivo o di ordigni nei tre furgoni bianchi fermati la notte di domenica a qualche chilometro dalla base. Epilogo che, stando agli investigatori del Regno, non chiude le indagini sui cinque. Ma che contribuisce ad alimentare interrogativi e congetture d’ogni tipo: dalla negligenza, allo scenario di una trappola con agenti provocatori più o meno inconsapevoli, fino alla “false flag”.
A maggior ragione sullo sfondo di ricostruzioni fuori linea come quelle della titolare di una fattoria della zona, la prima persona ad aver dato l’allarme alla polizia dopo aver visto i van aggirarsi mentre rincasava verso l’una di notte, di aver notato più di 5 persone incappucciate e averle addirittura “spaventate” con la luce dei suoi abbaglianti, racconto che fa a pugni con quello iniziale delle autorità dell’isola. Per non parlare della narrazione di Donald Trump, secondo cui gli arresti sarebbero frutto d’una lunga collaborazione tra le intelligence di Londra e Washington. E che si somma a voci, raccolte fra la popolazione locale, secondo cui in realtà gli occupanti dei furgoni si sarebbero aggirati a lungo nell’area, a buona distanza dalla base, interessati presumibilmente a “rubare gasolio” nelle fattorie circostanti.
Da oltre oceano, l’amministrazione Usa ieri ancora insisteva. “Quello che sarebbe potuto accadere nel Regno Unito nel fine settimana è molto serio, una situazione che nasconde chiaramente la mano di un attore straniero“, ha proclamato a Fox News il segretario di Stato, Marco Rubio, riproponendo lo spettro di un potenziale coinvolgimento iraniano a dispetto dalla “categorica” smentita ufficiale di Teheran (con inedita minaccia di azioni legali).
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