“L’Italia immobile mentre i palestinesi restano senza acqua e terreni. Stop al commercio con le colonie”, l’appello di Oxfam e della società civile
“L’Italia deve smettere di sostenere l’occupazione israeliana dei Territori palestinesi. Vieti il commercio di beni e servizi con gli insediamenti illegali e le colonie in Cisgiordania, sostenendo al contrario il tessuto economico palestinese”. Questo l’appello lanciato da Oxfam e dalle 20 organizzazioni promotrici della campagna “Stop al commercio con gli insediamenti illegali”, durante l’evento “Dall’economia di occupazione all’economia di liberazione”, organizzato a Roma, al quale hanno partecipato anche i leader di Pd, M5s e Avs.
“Vogliamo ricordare come l’Italia ancora non stia agendo in modo concreto per rispettare il pronunciamento della Corte di giustizia di oltre due anni fa, riguardo l’illegalità dell’occupazione israeliana nel territorio palestinese”, ha dichiarato Paolo Pezzati di Oxfam Italia, sottolineando come “nel luglio del 2024, dopo aver chiarito l’illegalità dell’occupazione”, la Corte di giustizia avesse chiesto agli Stati di “agire in modo obbligatorio per sospendere qualsiasi attività politica ed economica a sostegno dell’occupazione”. Al contrario, “in questi anni l’Italia non ha fatto nulla e nel frattempo le colonie aumentano, la violenza dei coloni aumenta, mentre le risorse dei palestinesi, come l’acqua e i terreni, vengono sottratte in modo inesorabile”.
Allo stesso tempo, come hanno sottolineato alcune testimonianze nel corso dell’evento, gli imprenditori palestinesi sono costretti a subire ogni giorno costi aggiuntivi, ritardi dovuti all’occupazione, senza dimenticare le difficoltà di movimento dovute al moltiplicarsi delle barriere, dei cancelli, dei check point.
“Noi lavoriamo direttamente con i piccoli agricoltori, con le cooperative. Il quadro è molto fosco, ma continuiamo perché abbiamo la speranza per andare avanti”, ha rivendicato Mohammed Hmidat di Al Reef (organizzazione che affianca i produttori agricoli palestinesi), ricordando le numerose restrizioni commerciali imposte agli esportatori palestinesi, sia all’interno dei Territori Occupati, sia sui mercati internazionali. Ruwa Jab di Pal Trade, rete che riunisce oltre 327 aziende palestinesi, ha invece evidenziato l’enorme potenziale di crescita che l’economia della Cisgiordania potrebbe esprimere sui mercati europei, in assenza degli ostacoli imposti dall’occupazione.
Presente all’iniziativa anche Basel Adra, membro di Global Echo e regista palestinese Premio Oscar per il film “No Other Land”, che ha raccontato come la violenza dei coloni incida su ogni aspetto della vita delle persone palestinesi: non solo con la distuzione delle abitazioni e delle infrastrutture civili, ma anche negando l’accesso ai diritti fondamentali come l’istruzione e le cure mediche.
“Le restrizioni dell’occupazione israeliana stanno strangolando l’economia palestinese. Non solo si impedisce lo sviluppo di imprese, cooperative e produttori locali, ma se ne mette a rischio l’esistenza stessa. È una situazione indicibile, su cui l’Unione europea non sta mettendo in campo nessuna strategia efficace, ma che priva milioni di persone dei propri mezzi di sussistenza e mina alla base le prospettive di uno Stato palestinese, perché senza sovranità economica non può esserci reale sovranità politica”, hanno attaccato le realtà promotrici, chiedendo azioni concrete al governo italiano e agli Stati Ue per il rispetto del diritto internazionale.
Tutto mentre aumentano le violenze sistematiche dei coloni, nella totale impunità, contro i palestinesi: “Come ogni anno, la stagione della raccolta delle olive si sta trasformando in una stagione di violenze continue. Questo vuol dire essere attaccati fisicamente, vedere i propri alberi venire distrutti, sradicati; i propri raccolti rubati, saccheggiati. E questo succede ogni anno senza che nulla cambi, a prescindere dal governo che c’è in Israele”, ha attaccato Tina Marinari, di Amnesty International Italia. E ancora: “Sono anni che denunciamo un regime di apartheid, un sistema, una volontà di pulizia etnica della Cisgiordania. Non sono episodi singoli, non si tratta di singoli coloni violenti che portano avanti questo tipo di azioni, ma è un sistema che è stato messo in piedi negli anni dai diversi esecutivi che si sono succeduti. E se oggi registriamo questo tipo di violenza, è perché fino ad oggi nessun governo, nessuno Stato, si è mosso per impedire queste azioni”.
La richiesta delle associazioni è che si discuta in Parlamento la proposta di legge per lo stop al commercio gli insediamenti illegali in Cisgiordania, firmata dai leader dei partiti di opposizione Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra), Giuseppe Conte (Movimento 5 Stelle) ed Elly Schlein (Partito Democratico), nata proprio dall’impegno delle organizzazioni promotrici dell’incontro. “Si discuta e si approvi la nostra proposta, altrimenti lo faremo noi quando governeremo questo Paese”, hanno rilanciato dal fronte progressista. “Basta perdere tempo, si tratta di un atto che risponde a un preciso obbligo giuridico, non ad una mera opportunità politica”, hanno ricordato le organizzazioni.
“L’Italia sta agendo da fattore di blocco per trovare qualsiasi accordo o consenso su qualsiasi misura commerciale nei confronti di Israele”, ha continuato Pezzati di Oxfam. E ancora: “Le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani sono volutamente ambigue perché non vogliono affrontare il reale problema. Mi ricordo la frase “non è una colpa essere un colono“. No, non è una colpa essere un colono, è un crimine. E come tale, tutta l’occupazione è illegale, quindi va sanzionata l’occupazione nel suo complesso. Bisogna uscire da questa ambiguità e seguire quello che anche altri Paesi stanno iniziando a fare: mettere fine all’impunità delle violazioni compiute da Israele e riportare l’Italia nell’alveo dei Paesi che rispettano il diritto internazionale”. Anche l’ambasciatrice palestinese in Italia, Mona Abuamara, ha ricordato come l’occupazione “non si può separare da quello che fanno i coloni. Loro sono protetti, sono tutelati, sono incoraggiati dal governo”. E ancora, rivolgendosi al nostro governo: “Il commercio con le colonie è contro il diritto internazionale, ma anche contro i valori e i principi che l’Italia custodisce, sostiene e promuove”.
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