Leone XIV in Argentina, un viaggio tra le sfide della Chiesa e un Paese in cerca di unità

Papa Leone XIV è arrivato in Argentina, seconda tappa del suo viaggio in Sudamerica, che lo vede impegnato per circa 70 ore, dall'8 all'11 novembre, dopo la visita in Uruguay, dove ha presieduto celebrazioni religiose, incontrato le autorità e visitato diversi spazi comunitari. La tappa uruguaiana ha già messo in evidenza un aspetto significativo del suo pontificato: il Papa non si è sottratto alle questioni delicate dei Paesi che visita, soprattutto quando riguardano temi sui quali la Chiesa cattolica mantiene una posizione radicata nel Vangelo, nella propria teologia morale e nella dottrina sociale.
Il Pontefice americano arriva nella terra di Papa Francesco, Maradona, Messi, Carlos Gardel, Borges e Cortázar. Qui lo attende un intenso programma pastorale e istituzionale di tre giorni, caratterizzato da gesti, visite e messaggi che contribuiranno a delineare gli orientamenti della Chiesa, ai suoi massimi livelli, di fronte a questioni di estrema sensibilità politica, sociale ed ecclesiale.
Il viaggio apostolico si apre in un clima di grande attesa, con una massiccia partecipazione prevista alle celebrazioni eucaristiche di Palermo, Córdoba e Luján, oltre a una veglia con i giovani e una serie di incontri con vari settori della società e della Chiesa.
La prima giornata è stata segnata dall'omaggio del Pontefice al generale José de San Martín, presso Plaza San Martín. Lungo le strade sono comparsi numerosi cartelli di benvenuto, con messaggi che esprimono l'affetto e l'attesa della popolazione: “Benvenuto, Leone XIV! L'Argentina ti aspetta a braccia aperte”.
Dopo la cerimonia ufficiale di benvenuto, il presidente Javier Milei ha accolto il Papa alla Casa Rosada, mentre il governo ha predisposto un imponente dispositivo di sicurezza. La giornata si è conclusa al Palacio Libertad, dove si è svolto un incontro al quale hanno partecipato rappresentanti delle autorità nazionali, della società civile e del corpo diplomatico.
La visita assume anche un significato storico: si tratta infatti della prima volta, nel corso del XXI secolo, che un Pontefice si reca in Argentina.
Sulla scia dell’Enciclica Magnifica Humanitas
Secondo diversi esperti argentini, l'arrivo di Leone XIV rappresenta una fonte di speranza per la società. La sua prospettiva, incentrata sulla cura della casa comune, sulla dignità delle persone più vulnerabili, sull'importanza del lavoro umano di fronte all'automazione algoritmica e sul valore di una democrazia integrale, potrebbe contribuire a promuovere il dialogo su questioni fondamentali. Tra queste figurano la crisi ambientale, l'aggravarsi delle disuguaglianze economiche, la “cultura dello scarto”, che colpisce soprattutto i più deboli, e il crescente ricorso al discorso d'odio nel confronto politico del paese.
L'agenda di Robert Prevost mette in evidenza, in particolare, le preoccupazioni legate alla dimensione sociale, in un momento in cui anche la Chiesa è chiamata ad affrontare importanti sfide interne. Tra queste, la ricerca di nuove risposte pastorali in un'epoca segnata dalla secolarizzazione, dalla frammentazione sociale e da forme sempre nuove di ricerca spirituale. Secondo l'arcivescovo di Buenos Aires, Jorge García Cuerva, la visita del Papa sarà inevitabilmente segnata dalla crisi economica, dalla povertà e dalle profonde divisioni sociali e politiche che attraversano il Paese.
Il religioso ha descritto l'Argentina come una nazione “ferita”, lacerata da quella che nel linguaggio politico e sociale viene definita grieta, ovvero la frattura che da anni caratterizza il dibattito pubblico argentino. Un fenomeno che si manifesta attraverso una forte polarizzazione e contrapposizione tra diverse visioni politiche e sociali. “L'intolleranza e il disprezzo verso l'altro fanno parte di una situazione preoccupante”, ha osservato García Cuerva, sottolineando tuttavia anche la capacità degli argentini di andare avanti e affrontare le difficoltà.
In questo contesto si inserisce il motto scelto per il viaggio in Argentina: “Benvenuti a tutti. Andate e annunciate”. Un'espressione che, secondo l'episcopato argentino, intende mettere in risalto tre dimensioni fondamentali della missione cristiana: l'accoglienza, l'unità e la chiamata all'annuncio del Vangelo. Anche il simbolo grafico del viaggio richiama questo messaggio: figure di forme, dimensioni e tonalità differenti si raccolgono attorno a una croce, rappresentando una comunità variegata che cammina insieme, nella quale nessuno deve sentirsi escluso.
L'ultima visita di un Pontefice in Argentina risale al 1987, quando Giovanni Paolo II visitò dieci città del Paese. Per questo motivo, il governo argentino ha definito l'arrivo di Leone XIV, che toccherà Buenos Aires, Córdoba e Luján, un “evento storico”. “La sua visita, che si svolgerà dall'8 all'11 novembre, ci onora profondamente e rappresenta un motivo di festa e di riflessione per la maggior parte degli argentini”, è stato il messaggio delle autorità.
Tra i momenti più significativi del programma apostolico figurano le visite nei luoghi in cui la fragilità umana si manifesta con maggiore evidenza. I segni più concreti dell'impegno della Chiesa a farsi vicina alle cosiddette “periferie” saranno rappresentati dalla visita al Pequeño Cottolengo Don Orione di Claypole, che accoglie 410 persone in condizioni di particolare vulnerabilità ed emarginazione, e dall'incontro con i detenuti del carcere di Devoto.
Qui il Papa incontrerà circa 70 persone detenute, che si sono preparate al suo arrivo attraverso un ritiro spirituale. Leone XIV avrà modo di ascoltare alcune delle loro testimonianze personali, in un momento che richiama uno degli aspetti più significativi della missione pastorale della Chiesa: non dimenticare nessuno, soprattutto chi vive situazioni di sofferenza, emarginazione e privazione della libertà.
Sono gesti che si collocano in continuità con l'attenzione pastorale di Papa Francesco, che lasciò l'Argentina nel marzo 2013 dopo la sua elezione a Successore di Pietro e che, nei dodici anni del suo pontificato, non ebbe mai occasione di tornare nella propria terra. Oggi, con l'arrivo di Leone XIV, l'Argentina torna ad accogliere un Pontefice. Un viaggio che, oltre alla dimensione istituzionale e religiosa, porta con sé le attese di un Paese attraversato da profonde ferite sociali e il desiderio di ritrovare occasioni di dialogo, unità e speranza.
Bergoglio e Prevost, quell’incontro del 2004 che oggi appare profetico: la Messa che unì i due futuri Pontefici
In questi giorni, nelle città argentine e soprattutto nelle parrocchie di Buenos Aires, si è tornati a parlare di una celebrazione che oggi assume un significato particolare: la Messa celebrata insieme, il 28 agosto 2004, dall’allora priore generale degli agostiniani, Robert Prevost, e dall’allora arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio.
La celebrazione ebbe luogo nella parrocchia di Sant’Agostino, nel quartiere della Recoleta, in occasione della festa liturgica del santo. Un incontro che, a distanza di oltre vent'anni, viene riletto alla luce di un destino che avrebbe portato entrambi sul soglio di Pietro.
Quell’incontro è parte della storia che lega i due Pontefici. All’epoca, nessuno dei due avrebbe mai immaginato che, un giorno, sarebbe diventato Successore di Pietro. È uno degli episodi che contribuiscono a raccontare il legame di Leone XIV con l’Argentina, il paese nel quale oggi ritorna nelle vesti di Pontefice.
La Messa del 2004 fu un momento intimo, ma significativo. “La parrocchia era piena di fedeli: era il giorno della festa del nostro santo patrono, Sant’Agostino. Nessuno avrebbe mai immaginato che in quell’immagine ci fossero due futuri Pontefici”, ha ricordato padre Juan Antonio Gil, agostiniano della comunità di Buenos Aires.
Il legame tra gli agostiniani argentini e Prevost non si esaurì con quella visita, ma continuò negli anni successivi. Nel 2013, quando l’agostiniano ed ex studente Alberto Bochatey fu ordinato vescovo a La Plata, Prevost si recò appositamente in Argentina per assistere alla celebrazione, in qualità di Priore generale dell’Ordine.
In seguito all’inaspettata scomparsa di Papa Francesco e all’elezione del suo successore, l’immagine del 2004 ha assunto una nuova dimensione. “È una foto semplice, ma oggi rappresenta una testimonianza unica. A guardarla, ci si commuove”, ha affermato padre Moreno.
Per i fedeli, il ricordo di quella celebrazione ha così assunto un significato del tutto nuovo. “La storia è intessuta di momenti come questi: incontri che sembravano fugaci e che, invece, si rivelano improvvisamente profetici”, ha osservato padre Gil: “Quella Messa del 2004 è stata un punto di connessione. Oggi ci rendiamo conto che in quella fotografia – senza che nessuno potesse immaginarlo – erano presenti sia il Papa che si preparava a lasciare il suo ministero, sia colui che sarebbe stato chiamato a succedergli”.
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