Global Sumud Flotilla, presidio a Roma per i quattro attivisti detenuti a Tunisi: “Condizioni sono sempre più gravi. Temiamo per la loro vita”
Presidio davanti all’ambasciata tunisina a Roma per la liberazione dei quattro attivisti della Global Sumud Flotilla detenuti dal marzo scorso a Tunisi. Sono in attesa della decisione d’appello sul prolungamento della loro detenzione, disposto due settimane fa per altri quattro mesi. Da oltre un mese sono in sciopero della fame, le loro condizioni si stanno aggravando. Wael Naouar, il più noto, già leader degli studenti tunisini durante la dittatura, ha perso 25 chili ed è stato trasferito in ospedale, ma stanno male anche gli altri. Sono Ghassan Boughediri, Nabil Chennoufi e Ghassan Henchiri. “Per la prima volta temo che possa morire”, ha detto Hichem Naouar, padre di Wael, dopo l’ultima visita al figlio nel carcere di Mornaguia.
Davanti all’ambasciata di via Asmara a Roma c’erano attivisti romani della Flotilla e giovani tunisini, molto preoccupati per quanto accade nel loro Paese. “Sono prigionieri politici, arrestati in quanto leader della delegazione tunisina e maghrebina della Global Sumud Flotilla e sono sciopero della fame, in condizioni critiche – ha detto Luca Poggi di Global Sumud Italia – È in atto una stretta globale contro l’attivismo per la Palestina”. Altri presidi si sono svolti davanti ai consolati tunisini di Milano e di altre città, come in vari Paesi europei.
La legge tunisina consente in teoria la detenzione preventiva fino a 14 mesi senza formalizzazione delle accuse, fin qui molto fumose e relative alla gestione di fondi raccolti per Gaza e per la Flotilla, che nel settembre 2025 partì anche da Tunisi con migliaia di persone a salutare le imbarcazioni. Nei giorni scorsi invece la polizia ha arrestato o fermato una ventina di persone che manifestavano nella capitale tunisina per la liberazione dei quattro. Il governo di Kais Saied sembra deciso a chiudere i conti con il movimento di solidarietà per i palestinesi, che è molto radicato nel Paese e fino a sei mesi fa aveva avuto piena agibilità. Poi, il 5 marzo scorso, la polizia ha impedito una manifestazione alla quale partecipavano anche Thiago Avila e Greta Thunberg e altri attivisti da tutto il mondo. E nei giorni seguenti ha arrestato Naouar e altre sei persone, tre delle quali sono state poi rilasciate. Gli altri sono ancora in carcere, tra le proteste delle organizzazioni per i diritti umani.
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