Nucleare in crisi per il caldo, chiusa l’unica centrale della Romania. Cosa sta succedendo
Pochi giorni fa la Romania ha deciso di chiudere completamente la sua unica centrale nucleare dopo che il livello dell'acqua del Danubio, utilizzato per il raffreddamento dell'impianto, ha raggiunto il minimo storico. Ma anche l’Ungheria corre ai ripari. Ecco qual è la situazione.
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Quello che devi sapere
In Romania il primo stop dal 2003
Per la centrale di Cernavoda, in Romania, si tratta del primo arresto dell'impianto dalla siccità del 2003, quando la struttura rimase ferma per diverse settimane ed era in funzione un solo reattore. Quest’anno, 23 anni dopo, le ondate di calore senza precedenti e la scarsità di piogge in tutta Europa hanno causato un drastico calo del livello del Danubio, le cui acque contribuiscono al raffreddamento della centrale.
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La centrale nucleare di Cernavoda, in Romania - ©Ansa
L’elettricità garantita da fonti alternative
"L'unità 2 della centrale nucleare di Cernavoda verrà spenta in modo controllato a partire da domani, alla luce delle attuali condizioni idrologiche", ha annunciato qualche giorno fa il ministero dell'Energia in un comunicato. Si prevede che fonti alternative, tra cui l'energia eolica e le importazioni, garantiranno la fornitura di elettricità, e il ministero ha inoltre ribadito l'appello a un "consumo responsabile". "Non prevediamo una ripresa delle attività nei prossimi 10 giorni", ha dichiarato all'agenzia di stampa AFP il direttore dello stabilimento, Romeo Urjan.
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I tentativi a luglio
La centrale di Cernavoda, che solitamente genera un quinto dell'elettricità totale del Paese dell'Europa orientale, aveva già arrestato uno dei suoi due reattori nucleari da 700 MW alla fine del mese scorso. Anche il secondo reattore avrebbe dovuto essere spento, ma le operazioni di dragaggio e altri interventi per convogliare una maggiore quantità d'acqua del Danubio verso l'impianto avevano permesso di guadagnare tempo. Tali sforzi, con costi complessivi stimati in oltre due milioni di euro, hanno incluso anche la demolizione controllata di una roccia e l'affondamento nel fiume di quattro chiatte cariche di pietre nel tentativo di deviarne il flusso.
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In Ungheria stop alla centrale di Paks
A fine luglio anche la centrale nucleare di Paks, risalente all'epoca sovietica e situata nel sud dell’Ungheria, è stata fermata completamente a causa della siccità che ha colpito il Danubio impedendo al fiume di fornire la quantità di acqua necessaria al sistema di raffreddamento dei reattori. I responsabili dell'impianto - riporta la Bbc - hanno dichiarato che il livello del Danubio era così basso che le bocchette di aspirazione utilizzate per prelevare l'acqua non riuscivano a raggiungerlo.
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Verrà costruita una diga vicino alla centrale di Paks
E pochi giorni fa, poiché si prevede un ulteriore abbassamento del livello del Danubio, il primo ministro ungherese Peter Magyar ha annunciato che il governo ha ordinato la costruzione di una diga sommersa vicino alla centrale di Paks, la cui produzione da quattro reattori nucleari copre solitamente circa un terzo del fabbisogno elettrico del Paese centroeuropeo. Inoltre, due chiatte di 80 metri sono state posizionate nei pressi dell’impianto e potrebbero essere affondate per innalzare il livello dell'acqua.
Ue: "Forniture elettriche Est Europa critiche, ma situazione stabile"
"Stiamo monitorando attentamente la sicurezza dell'approvvigionamento elettrico collegato alla siccità e al basso livello dell'acqua nei fiumi, in Ungheria, Romania e nella regione dell'Europa sud-orientale. La situazione generale è critica per quanto riguarda i livelli dell'acqua, ma è sicura e stabile", ha detto pochi giorni fa una portavoce della Commissione europea. "La sicurezza dell'approvvigionamento è gestita principalmente dai singoli operatori di trasmissione, che dispongono della maggior parte dei dettagli. Quindi, ci stiamo coordinando con loro".
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Problemi anche in Francia
Nelle ultime settimane la diminuzione della portata dei corsi d’acqua ha causato problemi anche in Francia, dove diversi reattori nucleari sono stati spenti. Nel Paese ci sono 57 reattori, che forniscono quasi il 70% della produzione nazionale di elettricità, e tutti si trovano vicino a un fiume o alla costa per permettere il raffreddamento degli impianti. Fra quelli che hanno subito stop - a volte temporanei - ce ne sono due della centrale nucleare di Chooz, nelle Ardenne, e uno a Cattenom, nel dipartimento di Mosella. E ancora Bugey 3, Tricastin 4 e Saint-Alban 1 e 2. A inizio luglio era invece stato fermato il reattore della centrale di Golfech (Tarn-et-Garonne), perché la temperatura della Garonna era diventata troppo elevata a causa del caldo intenso.
Copernicus: "Luglio 2026 il secondo più caldo in Europa occidentale"
Secondo il Servizio Copernicus per il Cambiamento Climatico, luglio 2026 è stato il secondo luglio più caldo mai registrato nell'Europa occidentale. La temperatura media dell'aria superficiale nella regione è stata di 22,48 °C, 2,53 °C al di sopra della media del periodo 1991-2020, solo leggermente inferiore al record stabilito nel luglio 2006. L'ondata di calore ha interessato la regione durante la prima metà di luglio e nuovamente verso la fine del mese. I dati satellitari di Copernicus mostrano anche le anomalie della temperatura media dell'aria superficiale in Europa nel luglio 2026, con un netto contrasto tra ovest ed est, con temperature ben al di sopra della media nell'ovest e al di sotto della media in gran parte dell'est e in alcune zone della penisola scandinava e della Finlandia.
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