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Monday, October 12, 2026

Ilva, la rabbia operaia dopo lo stop: tende in piazza e strade occupate. E Genova spinge per una soluzione “autonoma”

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Ilva, la rabbia operaia dopo lo stop: tende in piazza e strade occupate. E Genova spinge per una soluzione “autonoma”

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Uniti nella lotta, ma frazionati sulle soluzioni. Nel giorno della rabbia degli operai dopo lo stop alla produzione deciso da Acciaierie d’Italia, in seguito al decreto della Corte d’Appello di Milano, emergono anche le differenze sulla gestione della crisi innescata dalla sospensione dell’area a caldo di Taranto. La gestione commissariale ha deciso di fermare tutti gli impianti, non solo quello pugliese. Ma gli stabilimenti del Nord, con il supporto della politica, spingono per trovare un rimedio autonomo affinché possano continuare a lavorare. In prima linea c’è Genova, con l’impianto di Cornigliano che – sostengono il governatore della Liguria, Marco Bucci, e la sindaca Silvia Salis – potrebbe andare avanti con una soluzione industriale immediata, senza la necessità di fermare tutto.

Lo spettro di una cassa integrazione dilagante, destinata a durare mesi, non va giù a nessuno. A Taranto, dove sono quasi 8.000 i lavoratori colpiti dal provvedimento, il corteo degli operai convocati da Fim, Fiom, Uilm e Usb si è mosso dall’acciaieria e ha occupato un tratto della Strada statale 106. La richiesta è quella di un intervento più ampio da parte del governo nel decreto legge che domani – 13 ottobre – verrà varato dal Consiglio dei ministri: non solo la cassa integrazione per il personale diretto e quello dell’indotto, ma anche un accoglimento delle richieste sindacali sul riconoscimento del carattere usurante del lavoro in acciaieria, sull’esposizione all’amianto e quindi sui pre-pensionamenti, oltre a una dotazione per incentivare le uscite volontarie. Al presidio è arrivato anche il sindaco Pietro Bitetti: “Qua c’è gente che vuole lavorare, che vuole avere la dignità, che vuole portare avanti le proprie famiglie, che vuole continuare a pagare il mutuo, consentire ai figli di studiare, ma soprattutto vuole rimanere a vivere in questa terra”, ha detto.

Manifestazioni anche a Novi Ligure e Racconigi, i due stabilimenti più piccoli, e un lungo corteo a Genova. Nel capoluogo la situazione più “calda”, con Bucci e Salis che sono scesi in piazza con i lavoratori. La rivendicazione è netta da parte delle istituzioni: Cornigliano deve continuare a produrre perché ne ha la possibilità. Insomma, serve una soluzione autonoma. “Non c’è alcuna motivazione industriale per trattare in questo modo gli stabilimenti del Nord quando il mercato richiede le loro lavorazioni: basterebbe un accordo sui mercati internazionali per l’approvvigionamento delle materie prime e il problema non esisterebbe”, ha detto la sindaca spingendo affinché i commissari acquistino i coils che l’acciaieria genovese potrebbe poi trasformare in prodotti finiti.

“Non c’è alcun motivo per fermare gli impianti – ha aggiunto – La materia prima verrebbe acquistata per poi essere rivenduta lavorata, quindi non si tratterebbe affatto di un’operazione a perdere, ma di un dovere del governo visto che ci sono in gioco le vite delle persone”. La richiesta è quella di “congelare” la parte della lettera dei commissari che riguarda Genova e gli altri impianti del Nord: “Non può valere lo stesso discorso per tutti i siti italiani perché hanno dinamiche completamente diverse da Taranto. È questo ciò che Genova sta rivendicando con forza”. Una sorta di “si salvi chi può”. In attesa di ottenere risposte, gli operai hanno montato le tende vicino alla Prefettura, dove martedì sarà presente il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, avvisando che dormiranno lì fino a quando non verrà trovata una soluzione.

“Aspettiamo notizie”, ha rimarcato il presidente ligure Bucci rivelando una videoconferenza con tutti i prefetti e il governo. “Ci sono delle idee da elaborare circa un piano per Genova. Situazione è positiva, quindi ci aspettiamo che ci sia la notizia”, ha aggiunto. “È fondamentale – ha concluso – avere un progetto che assicuri la continuità produttiva. Non condivido assolutamente l’ipotesi di una chiusura delle fabbriche di Genova e Novi Ligure: sarebbe irrazionale fermare impianti che realizzano prodotti richiesti dal mercato e che possono continuare a essere produttivi. La situazione di Taranto è diversa, anche per le questioni legate alla magistratura, ma questo non deve compromettere il futuro degli altri stabilimenti. Faremo tutto il possibile affinché si possa continuare a lavorare, per l’economia della Liguria e per garantire l’occupazione”.

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