“Campo largo incoerente sulla caccia. Contrario in Parlamento, ma nelle Regioni in cui governa fa regali alle doppiette”: associazioni scrivono a Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni
In Parlamento contro le politiche filo-venatorie del governo Meloni. A livello regionale, invece, ecco più di un regalo ai cacciatori. L’incoerenza è stata messa nero su bianco da cinque associazioni ambientaliste e animaliste che hanno inviato una lettera aperta ai leader del centrosinistra per chiedere una “moratoria urgente delle attività di caccia” nelle Regioni governate dai partiti del cosiddetto Campo largo. Il presupposto è che – come dice la legge – la fauna selvatica è bene indisponibile dello Stato, dunque la sua tutela e la tutela della biodiversità devono essere un dovere “tanto in Parlamento quanto nelle Regioni”.
A ricevere la missiva sono stati Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e la segretaria dem dei Giovani democratici, Virginia Libero. Le politiche contestate dalle associazioni sono quelle di Toscana, Emilia-Romagna, Sardegna, Umbria, Puglia e Campania, dove governa il centrosinistra. La “situazione faunistica” è definita “drammatica”, anche “a causa della vostra gestione e di una normativa venatoria inadeguata”. Le associazioni sottolineano “una contraddizione non più rinviabile: mentre a livello nazionale le forze di opposizione denunciano, correttamente, lo smantellamento delle tutele ambientali in atto, in numerose Regioni amministrate dagli stessi partiti si sono autorizzate, negli ultimi anni, scelte in materia venatoria che non appaiono coerenti con quella stessa battaglia”. La conclusione è che “tutto ciò non è più tollerabile”.
Attualmente la riforma che punta a stravolgere la legge 157/92, che si occupa di tutela della fauna selvatica, liberalizzando la caccia, è all’esame della commissione Agricoltura della Camera, dopo l’approvazione dello scorso giugno in Senato. Come anticipato da ilFattoQuotidiano.it, il centrodestra ha accelerato i tempi, fissando la discussione in Aula già a novembre, riducendo così la discussione in commissione con lo scopo di far cadere gli emendamenti delle opposizioni. Il provvedimento introduce una serie di criticità, la maggior parte delle quali in contrasto con la Costituzione, con le direttive Habitat e Uccelli (col rischio di nuove procedure d’infrazione Ue) e con la Convenzione di Berna.
Ora, nella lettera, le associazioni puntano il dito sulle “scelte regionali in materia venatoria” che sono state assunte “discostandosi dal parere tecnico-scientifico di Ispra“. Col risultato che “negli anni” hanno “consentito l’uccisione di migliaia di animali”, nonostante i giudici amministrativi, dopo i ricorsi delle associazioni, abbiano in moltissimi casi sospeso i calendari venatori (sì, anche delle Regioni a guida centrosinistra). Nel dettaglio “le Regioni governate dai partiti del Campo largo mostrano un quadro comune: l’autorizzazione alla caccia di specie in stato di conservazione critico o a rischio, spesso tramite pre-aperture venatorie, e piani di gestione faunistica costruiti quasi esclusivamente sull’abbattimento diretto, invece che su approcci precauzionali, ecosistemici e non letali”. In questo modo “anno dopo anno, si continuano a destinare risorse pubbliche al settore venatorio, producendo al tempo stesso danni ambientali a scapito del bene collettivo che la fauna selvatica rappresenta”.
Il caso più emblematico che viene citato nella lettera, e le cui storture sono state denunciate da ilFattoQuotidiano.it, è quello della Toscana. “Il 16 settembre – si legge – il presidente Eugenio Giani è intervenuto di persona a un incontro con oltre mille cacciatori organizzato da Federcaccia Toscana a Donoratico, rivendicando l’importanza di un settore che rappresenta meno dell’1% degli aventi diritto al voto e la cui attività si traduce, nella sostanza, nella soppressione di esseri viventi che costituiscono patrimonio collettivo”. E ancora: “Il quadro che emerge da questi casi non è quello di una gestione faunistica in senso proprio, ma di una prassi amministrativa rivelatasi sostanzialmente fallimentare, che ha prodotto un danno ambientale documentato dagli stessi pareri tecnici — Ispra in primis— sistematicamente disattesi. Anno dopo anno, alla scadenza di ogni calendario venatorio si ripropongono gli stessi piani di abbattimento, senza che si investa realmente in soluzioni ecologiche e non letali di gestione della fauna”. In questo senso “la gestione della fauna selvatica deve orientarsi verso la tutela del benessere animale e la convivenza nei contesti antropizzati. Questo approccio recupera e attualizza lo spirito originario della legge 157/92 in materia di soccorso della fauna in difficoltà”.
Infine, le richieste delle associazioni ai leader del centrosinistra: “Ci attendiamo un’inversione di rotta netta e non più rinviabile”. Da qui la proposta di tre misure concrete: “Una moratoria urgente sui calendari venatori regionali, che consenta finalmente di tornare a far dialogare normativa e scienza; l’adozione, entro la prossima stagione, di piani di gestione della fauna selvatica non fondati sull’abbattimento, ma su principi ecologici e su misure preventive e non letali; l’introduzione di leggi regionali che sanciscano in via stabile il divieto assoluto di attività venatoria nelle aree protette, nelle riserve naturali e nei siti della Rete Natura 2000 — oggi sistematicamente violato — e la sospensione precauzionale della caccia nei territori colpiti da incendi o da ondate di calore, a tutela di una fauna già indebolita dalla perdita di habitat e dallo stress climatico”.
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