Telecamere spente e “marmotte” esplose: così le bande preparano i colpi nel triangolo criminale della Puglia
La prima cosa che viene da pensare, passando oggi da queste parti, è che la notte abbia cambiato mestiere. Non serve più soltanto a nascondere chi arriva. Serve a cancellare ciò che potrebbe raccontare chi è passato. Nel Basso Tavoliere e lungo l’asse che dal Foggiano porta verso la Bat, il filo rosso della criminalità degli assalti agli Atm, alle casse automatiche e ai dispositivi per il pagamento sembra diventare sempre più evidente. Un filo fatto di esplosioni, auto rubate, fughe, denaro contante e, soprattutto, telecamere da mettere fuori uso prima ancora di cominciare. È il mondo delle “bande della marmotta”, dall’ordigno artigianale utilizzato negli assalti: una carica inserita nella cassaforte attraverso una lunga linguetta metallica, firma delle bande specializzate nei colpi agli Atm. Ma qui c’è qualcosa di più: una geografia criminale che conosce molto bene strade, paesi, vie di fuga e soprattutto gli occhi elettronici che possono registrare il passaggio di un’auto.
Il primo punto della mappa è Cerignola. L’8 maggio, poco dopo le quattro del mattino, un’esplosione devasta un edificio di servizio nei pressi del casello di Cerignola Est (foto), sull’A14 Bologna-Taranto. L’obiettivo, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, era il denaro custodito nelle casseforti. Solo che quelle casseforti erano ormai inutilizzate: il contante dei pedaggi non veniva più conservato lì. Il botto fu enorme e il bottino nullo. Passano i mesi e il bersaglio cambia di qualche chilometro. Nella notte del 27 agosto, al casello A16 di Candela, tre uomini con il volto coperto entrano in azione. Questa volta senza esplosivo: la cassa automatica viene scardinata e portata via. Il bottino è ancora da quantificare. Ma il punto è: dove l’obiettivo è protetto, la protezione diventa il primo ostacolo da aggirare. E così arriviamo ai Cinque Reali Siti: Orta Nova, Ordona, Carapelle, Stornara e Stornarella. Cinque comuni vicini, attraversati da strade provinciali, campagne e collegamenti con Cerignola e le autostrade.
1 / 4
Uscita Cerignola sulla A14
2 / 4
Cerignola, colpo al casello della A14
3 / 4
Altarino per Giandomenico Palmieri a Stornara
4 / 4
Altarino per Giandomenico Palmieri a Stornara
Nella notte tra il 6 e il 7 settembre, in tre ore, una banda di almeno quattro persone con il volto coperto entra in azione contro la videosorveglianza pubblica. Non stanno rubando bancomat. Stanno togliendo gli occhi dal territorio. A Ordona vengono rese inutilizzabili dodici telecamere, altre dodici a Stornarella, quattro a Stornara, quattro a Carapelle e otto a Orta Nova: circa quaranta dispositivi, molti installati con fondi pubblici e, in parte, attraverso finanziamenti della Prefettura e del ministero dell’Interno. In alcuni casi le telecamere riescono perfino a riprendere i sabotatori prima di essere spente. Una beffa tecnologica: gli occhi elettronici riescono a vedere i criminali, ma solo fino a pochi istanti prima che qualcuno provveda a renderli ciechi. Il sospetto degli investigatori è che l’operazione possa essere funzionale alla preparazione di altri colpi. Non è però ancora possibile stabilire se gli autori del raid siano gli stessi delle bande che hanno assaltato bancomat e casse automatiche. Il dato, però, rimane.

E intanto Cerignola paga il conto di questa escalation. Dall’8 settembre Autostrade per l’Italia ha disposto temporaneamente, nelle stazioni di Cerignola Est e Cerignola Ovest, il pagamento del pedaggio esclusivamente attraverso sistemi di telepedaggio e carte bancarie. Una decisione assunta per garantire la continuità del servizio dopo i ripetuti assalti agli impianti per la riscossione del contante. È un’immagine che racconta molto più di una comunicazione aziendale: i criminali hanno preso di mira il contante e la risposta è stata togliere il contante dal tavolo.
La provincia, intanto, si allunga verso la Bat. Ad Andria, nella notte tra il 3 e il 4 settembre, una villetta sulla provinciale 155 diventa teatro di un’esplosione devastante. Dentro vengono trovati due corpi. Uno è identificato come Giandomenico Palmieri, 41 anni, residente a Stornara e nato a Cerignola. L’altro uomo sarebbe di origini rumene e residente ad Andria. Secondo la ricostruzione investigativa, i due stavano maneggiando materiale esplosivo destinato alla preparazione di una “marmotta”. A pochi metri dai corpi viene trovata anche una Ford Kuga risultata rubata. E qui la storia torna indietro. Torna a Stornara. Torna ai Cinque Reali Siti. Torna a Cerignola. Palmieri era già comparso nelle cronache giudiziarie: era stato coinvolto nell’operazione “Juliet”, un’inchiesta sugli assalti agli sportelli automatici, e il suo percorso giudiziario era arrivato fino alla Cassazione. Ora il suo nome riemerge nel modo più tragico: non davanti a un giudice, ma tra le macerie di una villetta. Gli investigatori devono ancora stabilire chi abbia portato l’esplosivo, da dove provenga, chi altro fosse coinvolto e quale fosse il prossimo obiettivo. È proprio questa la parte che rende la vicenda ancora più inquietante: la morte di Andria potrebbe essere il punto finale di una storia, oppure soltanto un incidente dentro una storia criminale molto più grande.
A Stornara, intanto, a poche centinaia di metri dal cuore del paese, qualcuno ha costruito un piccolo altare. Ceri, palloncini, un banner legato tra un albero e un palo dell’illuminazione pubblica. Sul lenzuolo si legge: “Mentre a te quella notte venivano donate un paio d’ali. A noi è rimasto il peso dell’assenza”. E poi: “Barone vive”. È il dolore privato che si prende uno spazio pubblico. Ma quel piccolo altarino racconta anche un’altra cosa: il cortocircuito di un territorio nel quale la cronaca criminale rischia di diventare normalità, mentre le istituzioni sembrano arrivare sempre dopo. Non è corretto mettere sullo stesso piano tutti gli episodi, né affermare che dietro ogni assalto ci sia una sola organizzazione. Le indagini devono stabilire collegamenti, ruoli e responsabilità. Ma il filo geografico è lì: Cerignola, i Reali Siti e Andria. E insieme al filo geografico c’è quello operativo: colpire il denaro, neutralizzare i sistemi di controllo, sfruttare campagne e vie di fuga.
È una criminalità che non ha bisogno di dichiararsi mafiosa per esercitare, almeno in alcuni territori, una pressione che ricorda quella di chi pretende di decidere dove si può guardare e dove no. La domanda allora non è soltanto quanti bancomat siano saltati in aria o quanti soldi siano stati rubati. La domanda è cosa succede quando una banda può permettersi di spegnere quaranta telecamere in una notte. Quando un casello autostradale deve rinunciare temporaneamente ai contanti. Quando una “marmotta” esplode nelle mani di chi la sta preparando. E quando, dopo tutto questo, in una piazza compare un altarino con fiori e ceri, mentre il paese continua a fare quello che fanno i paesi: aprire i bar, accompagnare i bambini a scuola, andare al lavoro, salutarsi per strada. Come se nulla fosse. Forse è proprio questo il punto. Le bande cercano il buio per colpire. Un territorio dovrebbe fare l’esatto contrario: accendere più luci, più controlli, più presenza dello Stato. Perché quando vengono spente quaranta telecamere in tre ore, non si rompe soltanto una macchina. Si tenta di spegnere la memoria di ciò che accade.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.