Porsche torna a fare utili, ma vende meno auto. Il segreto è la 911
Porsche torna a guadagnare, anche se vende molte meno automobili. Nei primi nove mesi del 2026, la casa di Stoccarda ha registrato un utile operativo di 1,74 miliardi di euro, contro i 40 milioni dello stesso periodo dell’anno passato. Il margine operativo è risalito dall’1,1% al 6,9%, mentre le consegne sono diminuite del 16%. Numeri che raccontano una ripresa della redditività, favorita anche dal venir meno dei pesanti costi di ristrutturazione che avevano gravato sui conti del 2025.
A sostenere i risultati è soprattutto la Porsche 911, le cui vendite sono cresciute del 12%. È l’unico modello della gamma ad aver chiuso i primi nove mesi in positivo, grazie anche alla domanda delle versioni più costose, come GTS, Turbo e GT. Vetture che garantiscono margini elevati e permettono di compensare almeno in parte il rallentamento degli altri modelli, soprattutto in Cina, dove Porsche continua a perdere terreno.
È proprio attorno a questa capacità di vendere automobili più esclusive che ruota il piano dell’amministratore delegato Michael Leiters, arrivato alla guida del marchio all’inizio dell’anno per correggere una strategia che aveva puntato molto sull’elettrico, senza ottenere i risultati sperati. Il cambio di rotta è costato 2,7 miliardi di euro in oneri di ristrutturazione, ma ora cominciano ad arrivare i primi segnali incoraggianti. Nel terzo trimestre il margine operativo ha superato il 10%, superando le attese degli analisti.
La strada scelta da Leiters prevede una Porsche più piccola, ma capace di guadagnare di più su ogni automobile. Il piano, tuttavia, prevede anche sacrifici: oltre 9.000 posti di lavoro in meno, una riduzione del 40% dei livelli manageriali e un taglio alle spese di sviluppo. Allo stesso tempo, il marchio vuole ampliare le possibilità di personalizzazione, aumentare di circa il 20% i prezzi delle sportive più esclusive e introdurre nuovi modelli posizionati persino sopra la 911.
Restano però due ostacoli importanti: la debolezza del mercato cinese e i dazi americani. Porsche produce tutte le proprie vetture in Europa e, almeno per il momento, non intende trasferire parte della produzione negli Stati Uniti, neppure sfruttando l’eventuale futuro stabilimento Audi in Georgia. Secondo il direttore finanziario Jochen Breckner, una soluzione del genere comporterebbe costi aggiuntivi e una maggiore complessità industriale.
Intanto Porsche ha confermato le previsioni per l’intero 2026, con ricavi attesi tra 35 e 36 miliardi di euro e un margine operativo compreso tra il 5,5% e il 7,5%. La Borsa ha accolto positivamente i risultati, premiando il titolo con un rialzo del 2,3%. La sfida, tuttavia, resta aperta: dimostrare che il recupero dei profitti possa durare anche vendendo meno macchine rispetto al passato.
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