Addio a Lonnie Thompson, il glaciologo che ha dato voce ai ghiacci del pianeta
Per oltre cinquant'anni Lonnie Thompson ha esplorato alcune delle catene montuose più impervie del pianeta, alla ricerca delle tracce del clima custodite nei ghiacci. Il glaciologo americano, docente alla Ohio State University, dove ha insegnato Scienze della Terra e condotto gran parte delle sue ricerche, è morto lo scorso 2 novembre, a 78 anni, nella sua abitazione di Columbus, in Ohio, dopo una breve malattia.
Dalle vette delle Ande fino all'Himalaya, passando per Africa e Asia centrale, Thompson ha condotto spedizioni in territori difficilmente accessibili, contribuendo ad ampliare gli orizzonti della paleoclimatologia. Insieme alla moglie Ellen Mosley-Thompson, anche lei studiosa del clima, ha promosso la ricerca sui ghiacciai tropicali e subtropicali, ambienti per lungo tempo meno indagati rispetto alle distese polari. Nel corso della sua carriera ha partecipato a numerose spedizioni, recuperando campioni che custodiscono informazioni preziose sull'evoluzione dell'atmosfera terrestre.
Il contributo scientifico di Thompson è stato riconosciuto con alcuni dei più importanti premi internazionali: nel 2007 ha ricevuto la National Medal of Science, una delle massime onorificenze statunitensi in ambito scientifico. Nel 2008 la rivista Time lo ha inoltre inserito tra gli “Heroes of the Environment” per il suo impegno nella ricerca sul cambiamento climatico.
La sua esperienza e le sue spedizioni sono state raccontate anche nel documentario Canary, dedicato alla sua vita e alla collaborazione scientifica con la moglie. La sua eredità resta custodita nelle migliaia di campioni raccolti e nei dati che hanno contribuito a rendere visibili le trasformazioni del clima terrestre.
Antartide, ghiacciaio - Archivio anni 2000 (LaPresse)
Le carote estratte dai ghiacciai rappresentano una sorta di memoria naturale del pianeta. Al loro interno, gli strati accumulati nel corso dei secoli conservano tracce di polveri, ceneri vulcaniche, sostanze chimiche e bolle d'aria. Analizzandole, gli scienziati possono ricostruire le condizioni dell'atmosfera, le variazioni delle temperature e le precipitazioni di epoche lontane, confrontandole con i cambiamenti climatici attuali.
Tra i suoi principali terreni di ricerca ci fu il Quelccaya, sulle Ande peruviane, dove dal 1974 documentò il progressivo ritiro del più grande ghiacciaio tropicale del mondo. Sul Kilimangiaro, invece, nel 2000 recuperò sei carote di ghiaccio: i campioni permisero di ricostruire circa 11.700 anni di storia climatica dell'Africa equatoriale.
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