A Lourdes si velano i mosaici di Rupnik e i suoi abusi: da anni il tribunale vaticano tace
Una presenza indesiderata, invisibile ma simbolicamente ben presente, attende papa Leone nel suo prossimo viaggio in Francia: a Lourdes. E’ Marko Rupnik, l’artista di mosaici internazionalmente conosciuto, ex gesuita sotto processo al Sant’Uffizio per accuse di abusi. Suoi sono i mosaici della basilica di Nostra Signora del Rosario che, in occasione della visita papale, il vescovo di Lourdes mons. Jean-Marc Micas ha deciso di coprire totalmente per rispetto del dolore di coloro che non riescono a “passare la soglia”. Poche settimane fa, all’opposto, è stata inaugurata la facciata occidentale dell’immensa basilica di Aparecida, in Brasile, realizzata dall’atelier fondato a Roma da Rupnik e da lui ufficialmente guidato fino al 2020 e tuttora palesemente a lui ispirato.
La storia dell’artista, autore di mosaici in chiese di tutto il mondo, rappresenta un buco nero nel pontificato di papa Francesco (peraltro il primo pontefice contemporaneo a cacciare dal collegio cardinalizio per abusi due porporati – lo scozzese Keith O’Brien e l’americano Theodore Mc Carrick – ad aver fatto processare dal S.Uffizio e ridotto allo stato laicale per abusi su minori l’arcivescovo e nunzio vaticano Wesolowski, ad aver costretto alle dimissioni una serie di vescovi cileni per insabbiamento di abusi). Il buco nero riguarda il modo con cui è stata trattata la vicenda dell’artista. Nel maggio del 2020 Rupnik viene scomunicato per uno dei crimini maggiori secondo il diritto canonico: l’azione di un prete che assolve la donna con cui ha avuto un rapporto. Non si tratta di un passo falso perché la “carne è debole”, ma dell’uso calcolato del sacramento della confessione per tranquillizzare la propria vittima. Poche settimane dopo, la scomunica viene cancellata.
Nessuna informazione su questa decisione, che non può avvenire senza l’assenso diretto di Bergoglio, viene data alla comunità dei fedeli. Anni dopo verrà detto che l’artista si era pentito.
Nel frattempo si accumulano presso la Compagnia di Gesù, denunce contro il comportamento del religioso che è padre spirituale di una comunità di consacrate in Slovenia. Una commissione raccoglie accuratamente materiale probatorio e nel gennaio 2022 i gesuiti trasmettono tutto al dicastero per la Dottrina della fede (S.Uffizio) chiedendo l’apertura di un processo. Il dicastero fa passare nove mesi e poi dichiara che i fatti denunciati sono coperti dalla prescrizione. In seguito a nuove denunce di abusi sessuali, psicologici e di coscienza da parte di una quindicina di donne, la Compagnia di Gesù impone a Rupnik una serie di restrizioni tra cui la proibizione assoluta di esercitare in pubblico attività ministeriali e sacramentali. Il religioso viola le proibizioni e il 9 giugno 2023 viene espulso dalla Compagnia di Gesù. Resta tuttavia prete nella diocesi di Capodistria.
Finalmente il 27 ottobre 2023, su pressione del cardinale americano O’Malley, per lunghi anni presidente della Commissione vaticana per la tutela dei minori, papa Francesco toglie la prescrizione. Il processo si farà e viene anche sciolta la comunità slovena in cui ha operato Rupnik. Ma non succede nulla. Il 3 aprile 2024 l’avvocata Laura Sgrò, che rappresenta cinque vittime, presenta il libello di denuncia al dicastero per la Dottrina della fede. Nessuna risposta. Il 21 aprile 2025 muore Francesco e l’8 maggio il potere supremo del pontificato passa a Leone XIV. Il 13 ottobre viene annunciata l’istituzione di un tribunale speciale di cui fanno parte anche donne e comunque chierici non dipendenti da alcun ufficio curiale. Da allora è passato un anno, non vi è stato alcun esito e niente è stato comunicato sull’andamento del processo.
Ciò che rende perplessa l’opinione pubblica cattolica a livello internazionale è il clima di totale silenzio e segretezza che circonda l’attività del tribunale. Non è stata data risposta alla rappresentante legale delle cinque vittime (ma le denunce complessive sembrano essere una quindicina) e non è stato comunicato nulla su eventuali indagini. Quando il cardinale Ratzinger (allora prefetto della congregazione per la Dottrina della fede) decise sul finire del 2004 di iniziare – dopo decenni di scandalosa inazione vaticana – indagini ufficiali sugli abusi commessi dal fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel, tutto si svolse alla luce del sole. L’inviato del S.Uffizio mons. Charles Scicluna si recò in Messico e negli Stati Uniti ed era noto a tutti che stava incontrando decine di vittime. Nulla del genere è stato adesso reso noto dal Vaticano.
Il caso Rupnik non è un enigma intricatissimo. La comunità femminile Loyola in Slovenia, di cui era guida spirituale, è stata commissariata dal vescovo locale e il commissario straordinario mons. Daniele Libanori, già vescovo ausiliare di Roma, dichiarò a suo tempo al quotidiano cattolico francese La Croix di essersi imbattuto in un miscuglio di spiritualità, misticismo e sessualità deviata: c’è da chiedersi – disse nell’intervista – come mai “in un arco di quasi trent’anni nessuno abbia mai avuto dubbi sulla dottrina da lui (Rupnik) predicata che, secondo alcune agghiaccianti testimonianze, serviva a legittimare i comportamento attribuitogli”.
Spesso negli ambienti ecclesiastici si sottolinea che va anche salvaguardata la presunzione di innocenza. E’ vero. Ma è altrettanto vero – fanno notare le reti cattoliche di sostegno alle vittime di abusi – che per secoli è stata coltivata piuttosto la legge del silenzio, a danno delle vittime. A Lourdes i mosaici velati chiedono che le vittime del caso Rupnik siano ascoltate e la vicenda arrivi ad una sentenza.
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