Peste polmonare, i sintomi, il contagio le cure: tutto quello che c'è da sapere

Il nome evoca le epidemie medievali e fa paura dopo che una donna è morta nella regione di Irkutsk, nella Siberia orientale, e fino a 200 persone con cui avrebbe avuto contatti sono state messe in quarantena.
È una delle forme di peste causate dal batterio Yersinia pestis. È la più grave e contagiosa, e può nascere dall'inalazione diretta del batterio oppure come complicazione di una peste bubbonica non curata. Nel primo caso si parla di forma primaria, nel secondo di forma secondaria.
La peste bubbonica, la più comune, colpisce i linfonodi, che si gonfiano e diventano dolenti (i "bubboni"). Se il batterio raggiunge i polmoni, compare la polmonite pestosa, che oltre a essere più aggressiva rende la malattia trasmissibile da persona a persona. Da non confondere con la peste suina presente anche da noi e non trasmissibile all'uomo.
Come si contrae
Il serbatoio naturale della peste sono i roditori selvatici e le loro pulci. L'uomo si infetta in tre modi principali: puntura di pulce infetta, la via classica della forma bubbonica; contatto con tessuti o fluidi di animali infetti, per esempio durante la caccia o la manipolazione di carcasse; via respiratoria, cioè goccioline emesse con la tosse da una persona con peste polmonare, oppure aerosol di laboratorio.
Il contagio richiede in genere un contatto ravvicinato e prolungato con un malato sintomatico. Non si trasmette in modo "silenzioso" come altre infezioni respiratorie, e proprio per questo le quarantene mirate sui contatti sono efficaci.
L'incubazione della forma polmonare è molto breve, di norma da uno a quattro giorni.
Sintomi
L'esordio è brusco, con febbre alta, brividi, mal di testa e forte debolezza. Si sviluppa rapidamente una polmonite, con respiro corto, dolore al torace e tosse. La tosse può diventare produttiva, con espettorato sanguinolento. Senza cure l'evoluzione è fulminante: la forma polmonare non trattata può portare alla morte in 18-24 ore dall'esordio. Secondo le stime generalmente citate, senza terapia la letalità è prossima al 100%.
Come si cura
Qui sta la differenza con il passato. La peste è una malattia batterica e risponde agli antibiotici, purché la terapia parta presto, idealmente entro le prime 24 ore dai sintomi. Si usano di solito streptomicina, gentamicina, doxiciclina o fluorochinoloni come ciprofloxacina e levofloxacina, spesso associati al supporto respiratorio in terapia intensiva. Se curata in tempo, la mortalità scende a circa il 10%.
Il paziente va isolato, con precauzioni da goccioline per il personale sanitario. Ai contatti stretti si somministra una profilassi antibiotica per alcuni giorni, ed è probabilmente questo il senso delle misure adottate a Irkutsk. Esistono vaccini sperimentali o in uso limitato, ma nessuno è diffuso come strumento di prevenzione di massa.
Dove esiste ancora la peste
La peste oggi è curabile con antibiotici se individuata tempestivamente, ma resta endemica in alcune zone rurali. I focolai naturali si trovano in Madagascar, nella Repubblica Democratica del Congo, in Perù, in Mongolia, in alcune aree dell'Asia centrale e della Siberia, e nel sud-ovest degli Stati Uniti, dove ogni anno si registrano pochi casi sporadici. Uno studio pubblicato a giugno ha mostrato che popolazioni di cacciatori-raccoglitori attorno al lago Baikal furono colpite da epidemie mortali circa 5.500 anni fa. Il batterio, quindi, è presente in quella regione da millenni.
In Europa rischio quasi nullo
Per chi vive in Italia, e in generale in Europa, il rischio è praticamente nullo. Il caso nasce in un ambiente di laboratorio specializzato, i contatti sono già monitorati e la malattia è trattabile. Il caso resta comunque un promemoria sull'importanza della biosicurezza nei laboratori che studiano patogeni pericolosi.
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