Renzi: “Con M5s più cose che uniscono che divisioni. Chiedo 3 garanzie a Conte: mai con Trump, Salvini e Giorgetti”
“Con il M5s ci sono più cose che ci uniscono di quelle che ci dividono”. Matteo Renzi continua con i tentativi di farsi largo nell’alleanza di centrosinistra e, dopo un botta e risposta a distanza con Giuseppe Conte. Ci prova con un’apertura dialettica mica banale per chi è stato l’artefice della sua uscita da Palazzo Chigi: “In politica non ci sono garanzie ma le riflessioni che fa Conte sono comprensibili e io vorrei lanciare un ramoscello di pace”, dice nel discorso di chiusura della Leopolda, la tre giorni nell’ex stazione di Firenze.
Prima, aveva tenuto il punto dialettico degli scorsi giorni: “Anche io chiedo delle garanzie a Conte. Chiediamo 3 garanzie: mai più Salvini al Viminale, mai più Giorgetti in Consiglio dei ministri e che non staremo mai dalla parte di Donald Trump”. Il riferimento era al “Schlein garante di Renzi” avanzato da Conte nell’ottica di un possibile campo larghissimo alle prossime elezioni. Una mossa alla quale il leader di Iv aveva già risposto. E oggi dice: “Mi vengono chieste delle garanzie. In politica non ci sono garanzie ma le riflessioni che fa Conte sono comprensibili e io vorrei lanciare un ramoscello di pace. Ma Elly Schlein è la persona meno adatta a fare la garante per me – ha detto Renzi – Elly Schlein viene da una storia diversa dalla mia e ha avuto il coraggio di affrontarmi quando io qualsiasi cosa dicevo ero il vate, ero il guru. Lei non era d’accordo e se ne è andata e questo io lo apprezzo”.
Quindi Schlein “non può essere quella che ‘garantisce’ per me”. Cosa lo fa? “Un programma serio, un contratto alla tedesca”, ha insisto Renzi che già sabato aveva ribadito quella che a suo avviso è la strada per arrivare a un accordo di coalizione. Lo giudica necessario: “C’è un bivio. O Meloni vince e poi va al Quirinale, prende tutto. Oppure va a casa. La partita non riguarda noi, è secca: o Meloni va al Quirinale o va a casa. Io lavoro perché vada a casa”. E sostiene: “Non mi importa chi fa il premier o il ministro. In questa fase non mi interessa. È come quando Salvini in mutande chiese i pieni poteri, ora il rischio che la destra si prenda Chigi e il Quirinale è un appello all’impegno. Quindi o ci diamo una smossa o vince”. La soluzione è consequenziale: “Se il centrosinistra sta unito, la partita è chiusa. Vinciamo noi. Il calcio di rigore ce lo abbiamo noi. Invece da giorni stiamo discutendo del niente mentre c’è il rischio che si cambi la Costituzione de facto perchè se vince la Meloni sarà un presidenzialismo de facto“.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.