'Il copilota di FlyDubai voleva schiantarsi sul Ben Gurion'. E' scontro sui controlli
Mentre le indagini sembrano consolidare la pista che il copilota, agendo da solo, volesse schiantare l'aereo sul Ben Gurion, in Israele è scontro sulle responsabilità dei mancati controlli all'equipaggio del volo Flydubai FZ1073, puntando i riflettori su una mega falla nel sistema. Israele aveva ricevuto dalla compagnia emiratina la lista dei passeggeri e dell'equipaggio del volo, come da prassi, ma non è chiaro come la presenza di Hamam al-Hammami, copilota con cittadinanza omanita e un trascorso, secondo gli inquirenti, radicalizzato evidente anche sui suoi profili social, non abbia destato sospetti.
Dalle indiscrezioni riportate dai media israeliani sulle indagini, in cui sono convolti anche investigatori israeliani, prende corpo la pista che Hammami stesse programmando l'attentato da tempo, ma che abbia agito da solo. Secondo Channel 12, durante gli interrogatori il copilota omanita avrebbe ammesso che intendeva fare schiantare l'aereo sull'aeroporto Ben Gurion in Israele. Inoltre, è emerso che al-Hammami era già atterrato all'aeroporto Ben Gurion più volte, sempre nell'ambito del suo lavoro con FlyDubai e che già a luglio aveva programmato l'attacco, annullato all'ultimo in quanto era amico di un membro dell'equipaggio. Secondo l'emittente, diversi piloti con doppia cittadinanza di Paesi con cui Israele non intrattiene rapporti diplomatici - compresi iraniani, siriani e iracheni - hanno volato sui voli diretti per il Paese.
La radio militare ha rivelato oggi che il governo aveva assegnato già nel 2021 all'unità di sicurezza del ministero dei Trasporti la responsabilità di eseguire i controlli sul personale di volo delle compagnie straniere che operano verso Israele, trasferendola dallo Shin Ben, l'agenzia di intelligence interna. Il premier Benjamin Netanyahu ha annunciato di avere incaricato il capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale, Shmuel Ben-Ezra, ''di nominare un ispettore per condurre un esame approfondito di tutti gli aspetti della sicurezza dell'aviazione civile straniera in Israele''.
Ma lo scontro politico a poche settimane dalle elezioni è inevitabile. ''È incredibile come da 24 ore a questa parte tutti continuino a ripetere che non è una loro responsabilità'', ha attaccato il capo dell'opposizione Yair Lapid, secondo cui Netanyahu ''se succede qualcosa di grave, sparisce come se nulla fosse accaduto, e se accade un miracolo grazie a degli israeliani straordinari, allora corre a farsi fotografare''. ''Esiste un collegamento diretto tra il fallimento dell'aereo e il massacro del 7 ottobre: l'arroganza di Netanyahu e dei suoi ministri li porta ad addormentarsi e ad abbandonare la sicurezza di Israele'', ha aggiunto l'ex premier Naftali Bennett.
Lo scaricabarile a fronte della sfiorata strage è continuato imperterrito nel corso della giornata, con la ministra dei Trasporti Miri Regev che ha ribattuto che il suo dicastero ''non ha accesso ai dati delle liste passeggeri e dell'equipaggio, non effettua controlli, bensì sono i servizi di intelligence''. Il ministero sostiene che Flydubai ha contravvenuto ai propri obblighi di non inviare personale con cittadinanza di Paesi nemici di Israele, e va chiarito anche come la compagnia emiratina abbia assunto un pilota che era stato allontanato dalla Oman Air per presunta radicalizzazione.
In passato, in uno dei rapporti annuali, il Controllore dello Stato aveva evidenziato che esistono ''lacune nella catena di supervisione sulle agenzie di aviazione per quanto riguarda scenari legati alla sicurezza'' e aveva raccomandato l'istituzione di un gruppo di lavoro congiunto, coordinato dal Consiglio di sicurezza nazionale, tra ministero dei Trasporti, Shin Bet, Mossad e polizia. Una raccomandazione mai attuata.
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