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Saturday, September 19, 2026

Fini a La7: “Spero che Vannacci resti fuori dal centrodestra”. E sui suoi fan: “Li chiami ‘camerati’ e si infiammano subito”

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In termini politici, francamente Vannacci non ne ha ancora azzeccata una“. È il commento tranchant pronunciato a L’aria che tira (La7) su Roberto Vannacci da Gianfranco Fini, già presidente della Camera e figura centrale della destra che negli anni Novanta confluì in Alleanza Nazionale. Fini separa il giudizio sull’ufficiale da quello sull’aspirante leader politico: “Vannacci è stato un ottimo comandante. Comandare la Folgore e gli incursori di Marina significa comandare due reparti di élite, i migliori reparti dell’esercito italiano. E per diretta conoscenza, dico che tutti quelli che lo hanno avuto come comandante tra i parà e gli incursori lo stimano, perché, appunto, è stato un ottimo comandante”.

Lo stesso riconoscimento vale per la vicenda del Kosovo, quando Vannacci denunciò lo scandalo delle bombe all’uranio impoverito, come avrebbe poi mostrato il bilancio delle leucemie tra i militari. Quella, precisa, “non era una questione italiana, era una questione Nato di Stati Uniti e di Gran Bretagna”. Chiuso il capitolo militare, però, il verdetto politico resta tagliente: finora Vannacci, secondo Fini, non ha azzeccato una mossa. Sui sondaggi positivi per Futuro Nazionale, l’ex leader di An invita a non confondere il rumore iniziale con il risultato e cita due precedenti di casa propria: quando Pino Rauti non accettò la nascita di Alleanza Nazionale e rifondò il Msi, “i sondaggi post nascita erano ottimi”, ma “i risultati elettorali furono scarsissimi”; lo stesso accadde Francesco Storace quando fondò La Destra. Fini sottolinea: “C’è sempre stato questo fenomeno e quello di Vannacci non è diverso. Se l’ex generale resterà fuori dalla coalizione di centrodestra, cosa che mi auguro, uno degli argomenti più convincenti sarà quello del voto utile”.

L’ex presidente della Camera ironizza sull’ingenuità dei fan di Vannacci, accreditatosi come l’incarnazione della “destra dura e pura”, e descrive sarcasticamente il tono con cui, a suo avviso, si può parlare a quella platea: basta lusingarli usando il vecchio lessico missino (“Lo chiami camerata, così quello si infiamma subito”), perché una certa area identitaria di destra si accende più per la parola d’ordine che per il calcolo politico. Subito dopo arriva il monito: “Una volta che avrai votato Vannacci, ti troverai, probabilmente, Bonelli o Fratoianni al governo e ti guarderai allo specchio o no? Perché è evidente che il voto a Vannacci è il voto utile alla sinistra”. Alla domanda se voterebbe comunque il centrodestra con Vannacci dentro, Fini non lascia spazio a equivoci: “Avrei delle grosse difficoltà a non votarlo. Lo voterò, certo, perché Vannacci dentro o fuori non è mica come andare al cinema“. Sul piano internazionale, e in particolare sulla guerra tra Russia e Ucraina, Fini smonta la pretesa di Vannacci di incarnare “la vera destra” e la sua posizione contro il proseguimento del conflitto: “La vera destra, in realtà, è sempre stata con l’aggredito e non con l’aggressore e ha ben chiara la storia dell’Urss e della Russia”.

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