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Monday, September 21, 2026

Torna la Nazionale tra sperimentazione e disperazione: via al Mancini bis e l’ombra del conflitto d’interessi di Bianchedi

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Torna la Nazionale tra sperimentazione e disperazione: via al Mancini bis e l’ombra del conflitto d’interessi di Bianchedi

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I senatori del gruppo e le novità (ben 9 i debuttanti). Ovviamente il ct Roberto Mancini. Ma oggi per il raduno a Coverciano ci sarà anche Diana Bianchedi, pupilla del presidente Giovanni Malagò, la nuova capo delegazione che però sarebbe pure vicepresidente del Coni e ancora non si è capito se possa fare entrambe le cose contemporaneamente. Torna la Nazionale, con l’ombra del conflitto d’interessi.

Sarà la sosta più lunga di sempre durante il campionato, col debutto del nuovo calendario Uefa che accorpa le prime due finestre autunnali. La curiosità, in realtà molto bassa vista la dissafezione generale per la maglia azzurra, è tutta per la prima volta del Mancini bis, e per le sue convocazioni, dettate un po’ dalla sperimentazione e un po’ dalla disperazione. Le partite contro Belgio, Turchia e Francia, tutte avversarie di livello più alto del nostro, valgono per il morale (sarà la prima volta in gara ufficiale dopo la famose notte di Zenica) e per il ranking, ma in realtà contano poco perché abbiamo già visto in passato che la Nations League è una competizione para-amichevole, non indicativa del reale valore delle nazionali, quello va dimostrato a Mondiali ed Europei, ammesso di qualificarsi. C’è però un elemento ulteriore, fuori dal campo, che magari interessa meno ai tifosi ma è destinato a far discutere.

La scelta bizzarra di Diana Bianchedi come erede di Gianluca Vialli e Gigi Riva – una che nella vita non si è mai occupata di calcio (se si esclude l’incarico nella Commissione antidoping federale, che però poco ha a che fare col campo), per un ruolo che deve conoscere in profondità lo spogliatoio azzurro e le sue dinamiche – è stata uno dei (tanti) motivi che hanno già intaccato il consenso interno di Malagò, contribuendo alle pulsioni di rigetto che ora spingono al commissariamento col pretesto del mancato tesseramento. Alcuni dei suoi stessi sostenitori (soprattutto in Serie A), si aspettavano dialogo e ascolto, e invece hanno capito presto l’andazzo: di fatto nel suo inizio di mandato Malagò ha pensato soltanto a circondarsi dei suoi fedelissimi (il ct Mancini che nessuno voleva, oppure il nuovo capo staff Bergamini). Tra questi, appunto, anche la Bianchedi, imposta in ruolo apicale a lei non adatto ma ben retribuito: a proposito di stipendi, nel 2025 aveva dichiarato quasi 300mila euro, frutto anche dell’incarico alla Fondazione Milano-Cortina (sempre con Malagò), ormai terminato e subito rimpiazzato.

Il problema della Bianchedi è che, sempre per volere di Malagò (faceva parte del patto elettorale con cui fu eletto come suo successore Buonfiglio, prima che il rapporto fra i due si incrinasse), è anche vicepresidente vicaria del Coni, ente pubblico che ha la vigilanza sulle Federazioni sportive, e questo ha posto da subito un tema di possibile incompatibilità. Il nuovo corso federale avrebbe dovuto votarsi alla trasparenza e alla serenità, invece per ragioni personali ci si è andati ad impuntare sul suo nome (possibile non ci fosse un altro capo delegazione più adatto e soprattutto più disponibile?), creando una situazione ambigua che adesso è diventata proprio un caso istituzionale.

La nomina è stata ufficializzata negli scorsi giorni, in tempo utile per partecipare al raduno, nonostante ancora manchi il parere dell’Anac. Il Coni lo aveva chiesto il 26 agosto, per capire non solo se il doppio incarico possa determinare “profili di inconferibilità, incompatibilità o conflitto di interessi”, ma anche se “l’eventuale prosecuzione del rapporto con la Figc successivamente alla cessazione delle cariche Coni possa ricadere nel periodo di incompatibilità previsto dalle norme” (Bianchedi dunque potrebbe trovarsi nella posizione di non poter fare il capodelegazione persino lasciando il Comitato olimpico). Nell’istanza, a cui anche la FederCalcio ha collaborato trasmettendo le informazioni utili, era stata fatta presente l’urgenza, in vista degli impegni di Nations League, ma l’Anticorruzione non è un servizio a gettone, ha i suoi tempi. Che la Figc non ha rispettato, in spregio anche alla sua autorità: Bianchedi ha fatto sapere che avrebbe aspettato fino al weekend e poi avrebbe firmato, e così ha fatto.

La dice lunga sull’arroganza di una certa classe dirigente. Ma anche sullo stato di conflitto permanente che ormai si respira nel mondo del pallone. La FederCalcio di Malagò ha deciso di andare allo scontro totale contro il Coni e il governo. Questo però rende ancora più inopportuno il doppio incarico della Bianchedi, a prescindere da ciò che certificherà l’Anac. Come è pensabile a questo punto che la vicepresidente del Coni, che siede in giunta e anche se senza diritto di voto in consiglio nazionale, i due organi che di qui alle prossime settimane saranno chiamati a pronunciarsi sul commissariamento della Federazione, possa essere a libro paga di quest’ultima. L’astensione non è una sufficiente garanzia, la sua sola presenza, i rapporti instaurati, rischiano di turbare il processo e rendono del tutto inopportuna la nomina. Per non parlare del rischio di ritrovarsi in pieno ritiro senza più capodelegazione, dovesse arrivare un parere negativo dall’Autorità. Sarebbe – lo è già comunque – l’ennesima figuraccia. Proprio ciò di cui aveva bisogno la Nazionale.

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