Scuola, tetto studenti stranieri. Il monito dall'Ue: "Trattati vietano la discriminazione"

La Commissione europea segue l'iter del decreto scuola varato dal governo e ricorda che i trattati Ue vietano ogni discriminazione basata sulla nazionalità. Al centro della misura c'è il tetto del 30% agli alunni stranieri nelle classi. Per il Pd, il provvedimento dovrebbe essere ritirato. Valditara: "Il governo va avanti"
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La Commissione Ue "segue attentamente" l'iter del decreto legge sulla scuola approvato dal governo italiano. A riferirlo è la vicepresidente della Commissione, Roxana Mînzatu, rispondendo a un'interrogazione del Pd all'Eurocamera. Mînzatu ha ricordato che i trattati Ue vietano ogni forma di "discriminazione in base alla nazionalità", sia "diretta" che "indiretta". La discriminazione per nazionalità è "ammessa dal diritto Ue" solo "in presenza di una deroga prevista dal trattato", ad esempio per "motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza o sanità pubblica". In ogni caso, tali deroghe devono essere interpretate "restrittivamente".
Valditara: "Governo va avanti sul tetto agli stranieri"
Al centro del decreto c'è l'introduzione di un tetto del 30% agli studenti stranieri nelle classi, con particolare riferimento agli alunni arrivati di recente in Italia e con una conoscenza limitata della lingua italiana. "Il problema non esiste. Il governo va avanti senza esitazioni" ha replicato all'Ue il minsitro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. "Premesso che l'istruzione non è una norma di competenza esclusiva della Ue, come indicano tutti i report internazionali - aggiunge - la norma è a favore della integrazione: si riferisce a quegli stranieri che non conoscano la lingua e dunque non realizza alcuna discriminazione. Nella gran parte dei paesi europei gli studenti stranieri di primo arrivo sono addirittura inseriti in classi separate".
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L'affondo del Pd
"La risposta della Commissione europea alla nostra interrogazione è chiara. Il decreto del governo Meloni sul tetto agli alunni stranieri in classe non è solo fuori da ogni buon senso e dalla realtà delle nostre scuole: è anche fuori dai trattati europei", ha dichiarato Nicola Zingaretti, capodelegazione del Pd al Parlamento europeo, dopo la risposta della vicepresidente Roxana Mînzatu all'interrogazione presentata dalla delegazione dem. "Bruxelles ricorda al governo che in Europa è vietata ogni discriminazione in base alla nazionalità, diretta o indiretta, e che le deroghe valgono solo per ordine pubblico, sicurezza o sanità pubblica. Mettere un bambino in una classe invece che in un'altra non c'entra niente con tutto questo".
La richiesta al governo
"La scuola italiana non ha bisogno di quote, ma di investimenti: insegnanti di italiano come seconda lingua, mediatori culturali, classi meno affollate, più tempo pieno, lotta all'abbandono scolastico. Su questo la destra non fa nulla, anzi nella nuova legge di bilancio taglia migliaia di docenti e allora cerca un nemico. Chiediamo alla Presidente Meloni di ritirare il decreto prima che sia l'Europa a imporglielo. Noi continueremo a seguire da vicino ogni passaggio, insieme alla Commissione", ha concluso Zingaretti.
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