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Tuesday, September 29, 2026

La storia di quelli che portarono un carro armato in Piazza San Marco: alla fine hanno conquistato almeno il cinema

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Che fosse una storia con un grande potenziale narrativo forse lo hanno capito come al solito prima i giapponesi, che già qualche anno fa nel manga Gunslinger Man avevano raccontato l'epopea del "Tanko" di Venezia, rendendo la storia più violenta e piena di pathos di quanto non fosse stata in realtà. Chi quel giorno c'era in Piazza San Marco avrebbe potuto infatti testimoniare che, nel bislacco tentativo degli auto-proclamati "Serenissimi" di prendersi la città, non c'era in realtà nulla di eroico o tragicamente melodrammatico. Il tono dell'impresa fu piuttosto in linea con quello della farsa, facendo apparire questi "patrioti nordisti" degli anni Novanta piuttosto come dei personaggi da commedia all'italiana, i membri di un'Armata Brancaleone destinata a soccombere nemmeno troppo eroicamente.

Gli indipendentisti di pianura

Gli indipendentisti di pianura Francesco Sossai si è preso, quasi vent'anni dopo, la briga di raccontare sul grande schermo questi "soliti ignoti" (un po' anche "soliti idioti"). Dopo l'exploit inaspettato de Le città di pianura il giovane regista ha deciso quindi di restare nel suo Veneto, per raccontare di nuovo dei personaggi un po' persi, quasi al pari del suo indimenticabile CarloBianchi (da scrivere rigorosamente tutto attaccato). T sarà una pellicola che si muoverà probabilmente nel solco de L'isola delle rose di Sydney Sibilla e in generale di tutto quel cinema italiano che recentemente ha iniziato a rileggere le piccole assurdità del nostro Novecento, regalandoci storie che si mettono spesso in scena quasi da sole.

T come Tanko

  In alcune parti del mondo il sequel di Trainspotting è stato intitolato semplicemente T2. Un titolo che è un inno alla capacità di sintesi ma che rischia di venire sorpassato presto a destra da "T", la prossima opera della nuova speranza del cinema del nord-est. E a pensarci bene i veneti protagonisti del film di Sossai  hanno, almeno sulla carta, molto in comune con gli svalvolati protagonisti dell'epopea "stupefacente" scritta da Irvine Welsh e poi portata al cinema da Danny Boyle. Solo che stavolta i Serenissimi non sono frutto della fantasia di un autore britannico, quanto piuttosto il risultato del particolare humus in cui prosperava l'Italia di fine secolo.

La storia dei Serenissimi nove

 I "magnifici nove" erano in larga parte padovani o comunque veneti. In quella tarda serata dell'8 maggio 1997 stavano aspettando tutti di imbarcarsi per Venezia ed erano comprensibilmente nervosi: il loro personale "elefante nella stanza" si stava d'altra parte imbarcando con loro e aveva davvero dimensioni pachidermiche: nessuno su quell'imbarcazione a parte loro lo sapeva ancora ma, dentro quel camion c' era un carro armato, o almeno un mezzo manomesso artificialmente per sembrare davvero un cingolato. Tanto bastava per credere che quello che avevano in mente di fare questi svalvolati con quel "tank" non era sicuramente una carnevalata, anche se puntavano dritti verso la Serenissima.

Il Veneto ai veneti, forse

  A metà del tragitto i nove tirarono fuori le loro armi, dei vecchissimi fucili mitragliatori MAB 38 che hanno visto anche la Seconda Guerra Mondiale, e dirottarono il traghetto. Si fecero portare fino a Piazza San Marco dove finalmente si sentirono pronti a mostrare al mondo il loro artigianalissimo carro armato. Lo parcheggiarono proprio di fronte al campanile. A quel punto qualcuno decise di salire sù per issare al cielo la "loro" bandiera, quella con il leone alato che un tempo rappresentava la Repubblica di Venezia. Un gesto dimostrativo che, per quegli uomini in quel preciso periodo storico, aveva di certo un significato profondo. L'idea era infatti quella di comunicare al mondo che i "veneti si erano ripresi Venezia" e che da quel momento poteva partire il percorso per una nuova indipendenza della regione.

Da dove nacque la scalcinata impresa

 Oggi ci viene da sorridere di fronte a quest'idea balzana che coinvolse ben nove adulti, ma sbaglieremmo a etichettarla solo come una zingarata. Quegli uomini credevano davvero in qualcosa, un sentimento che in quel decennio stava emergendo anche a livello politico: al fianco di una Lega che non sarebbe mai più stata tanto Lega Nord, si muovevano infatti tanti altri movimenti che estremizzavano quella  stessa linea "settentrionale". Uno di questi era rappresentato dai veneti col carrarmato, gli stessi che avevano ottimisticamente programmato di resistere sul campanile fino al 12 maggio 1997, il giorno del 200esimo anniversario della resa di Venezia. 

La rivoluzione vira in farsa

 Presto però tutti, forse persino gli stessi indipendisti nordisti sul campanile, si resero conto di averla sparata un po' troppo grossa. Anche le forze dell'ordine capirono in fretta che quegli uomini non avevano le risorse per far saltare in aria il campanile, come minacciavano di fare se un esponente politico di spicco non gli avesse dato udienza. Alla fine si risolse tutto nello spazio di dieci-dodici ore  di follia ma, in quel tutto sommato breve lasso di tempo, mezzo mondo si interessò comunque a questa vicenda: persino i giornalisti della CNN vennero a raccontare a chi stava fuori dall'Italia quanto stesse accadendo, con i Serenissimi che avevano a loro volta manomesso le onde radio per far finire sui televisori della zona dei loro notiziari. 

Tarallucci e vino

  Dopo una notte assurda, alle otto del mattino del 9 maggio i Carabinieri del GIS (Gruppo di Intervento Speciale) decisero che avevano visto abbastanza e che gli toccava entrare in azione. Prima si occuparono di quel bizzarro carrarmato, che ormai era diventato il simbolo dell'intera operazione. Ci volle poco per mettere fuorigioco "El Tanko", come avevano iniziato a chiamarlo tutti storpiando alla veneta la parola inglese "tank". Mentre un po' di più di tempo fu necessario per risalire lungo il campanile di San Marco (all'epoca circondato da impalcature perché lo si stava restaurando) e disarmare i Serenissimi più tenaci.

Cosa resta di un carrarmato

 Alla fine, anche i nove uomini che avevano pensato l'intera operazione se la cavarono con pene abbastanza miti e solo qualcuno di loro si ritrovò a scontare qualche anno di reclusione. A processo il giudice ridimensionò le loro colpe e la loro pericolosità, evidenziando come con certi poveri mezzi non sarebbero mai riusciti a fare assolutamente nulla. Come al solito ci furono poi degli strascichi politici, tra chi puntava il dito contro la Lega sobillatrice e lo stesso Carroccio, che si difendeva chiamando in causa improbabili infiltrazioni dei servizi segreti. Manco a dirlo, come spesso accade in Parlamento, tutto terminò a tarallucci e vino, dimenticato dopo pochi giorni per lasciare spazio a un'altra polemica.

Tank (o) you

  In realtà rimane da raccontare ancora un'ultima piccola appendice: due dei Serenissimi infatti non si arresero e, una decina abbondante di anni dopo i fatti del 1997, ci riprovarono. Stavolta però il progetto di trasformare uno scavatore meccanico nel nuovo "tanko" venne abortito sul nascere grazie a una soffiata anonima e i due finirono per essere arrestati. Chissà se Sossai deciderà di aggiungere anche questo definitivo epilogo al suo film o se preferirà limitarsi ai fatti del 1997, regalando a quei Serenissimi un romantico "Ultimo Tanko a Venezia". Alla fine non avranno conquistato il Veneto ma qualche sala cinematografica sì.

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