Dal patto con Putin sul gasolio russo al benservito a Zelensky fino al rischio di stop armi a Kiev: Trump allarga la frattura tra Usa e Ue
Le due sponde dell’Atlantico sembrano più lontane da quando Donald Trump ha concordato con Vladimir Putin la sospensione delle sanzioni sul gasolio di Mosca e il conseguente acquisto di milioni di barili per combattere il rialzo dei prezzi del carburante. Un’azione criticata dalle istituzioni europee che si sono sentite lasciate sole nella guerra economica alla Federazione russa. Ma non è l’ultima: tra sabato e domenica il presidente americano ha scaricato l’omologo di Kiev sostenendo che “crea problemi al mondo“, “è l’ora che l’Ucraina abbia un nuovo presidente“, auspicando nuove elezioni. E gli ha imputato anche la responsabilità di un mancato accordo per un cessate il fuoco: “La Russia vorrebbe trovare un accordo – ha detto -, ma per un motivo o per l’altro Zelensky non vuole farlo“. Il prossimo passo, rivelano fonti europee al Financial Times, potrebbe essere quello di interrompere la fornitura di armi a Kiev.
In queste dichiarazioni si ritrovano diversi elementi di analisi. Il primo è la conferma che la chiamata tra Putin e Trump con l’accordo sul gasolio ha riportato il capo del Cremlino nelle grazie della Casa Bianca, anche solo per i problemi economici che questa intesa risolve, seppur temporaneamente, a Washington a un mese dal voto di midterm. Ulteriore dimostrazione è proprio la richiesta di nuove elezioni: è l’appello che periodicamente viene rilanciato dalla Russia, nel tentativo di ottenere un cambio al vertice dell’esecutivo ucraino che possa portare alla guida del Paese un leader disposto a soddisfare maggiormente le richieste di Mosca sui territori da annettere. Adesso, mentre i vertici della leadership ucraina sono messi sotto pressione dalle diverse inchieste di corruzione che li hanno coinvolti, anche Trump ha deciso di sposare la linea di Mosca.
Il nuovo idillio con Putin erige un nuovo muro tra Stati Uniti ed Europa, ricomparso dopo la decisione degli Usa di sospendere le sanzioni alla Russia. Bruxelles e le cancellerie europee si trovano di nuovo soli a sostenere economicamente e militarmente la difesa ucraina in vista di un inverno che si preannuncia ancora molto duro per la popolazione locale. Se la sospensione delle sanzioni sul gasolio ha incontrato le critiche dei leader dei Ventisette e delle istituzioni europee, questo nuovo apparente disimpegno americano ha stimolato dichiarazioni di fedeltà. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, dopo “un buon colloquio con il presidente Zelensky”, ribadisce il pieno sostegno dell’Unione alla causa di Kiev: “Ho sostenuto pienamente la richiesta del presidente Zelensky di un cessate il fuoco che protegga le forniture alimentari mondiali e le infrastrutture energetiche in Ucraina e Russia – ha scritto in una nota – La guerra è entrata in una nuova fase, più cupa. La Russia è in stallo sul campo di battaglia e colpisce i civili molto lontano dalle linee del fronte. Ho espresso la nostra solidarietà al popolo ucraino. E il mio pieno sostegno al presidente Zelensky, che guida la lotta per la libertà del suo popolo”. Lo stesso aveva già fatto anche la Germania, con il Ministero degli Esteri che, dopo le parole di Trump, si era detto convinto di continuare a “sostenere pienamente” Zelensky “nell’esercizio delle sue gravose responsabilità”. Il premier polacco, Donald Tusk, si è invece detto “assolutamente convinto che nessuno e niente possa spezzare l’Ucraina e il suo presidente nella loro lotta contro l’aggressione russa. Gli ho assicurato che può contare sulla piena solidarietà della Polonia e dell’Europa”.
Zelensky in persona ha poi deciso di replicare al presidente americano ricordandogli che “spetta agli ucraini scegliere il proprio leader“, dicendosi anche disponibile a organizzare elezioni in qualora ci fosse un cessate il fuoco di “60 giorni” con la Russia. Una possibilità, questa, di difficile realizzazione, dato che si presenterebbe presto il problema di come gestire l’impossibilità di votare nei territori occupati ma formalmente sotto la sovranità di Kiev, come la Crimea e parte del Donbass orientale. Il leader ucraino, però, sa bene che il solo supporto europeo potrebbe non bastare e che il ruolo degli Stati Uniti nella guerra rimane decisivo. Così ha precisato che l’Ucraina “conta sul sostegno degli Stati Uniti e di Trump per fermare Putin e la guerra. Kiev continuerà a difendersi. Dobbiamo farlo altrimenti perderemo le nostre case, la nostra vita, la nostra libertà, la nostra indipendenza e non possiamo perderle. La verità è dalla nostra parte. E contiamo anche sui partner europei. Spero che salveremo questa unità fra gli Stati Uniti e l’Europa”.
Il presidente ucraino ha colto il punto centrale della questione. Più Ue e Stati Uniti si allontanano, più anche il supporto alla causa di Kiev rischia di essere compromesso. Prima le sanzioni sul gasolio e, adesso, l’attacco di Trump alla leadership di Zelensky indeboliscono questo legame. Ad aumentare i timori sono anche le dichiarazioni del segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, che ha motivato la decisione americana di acquistare gasolio dalla Russia: “Useremo tutti i poteri legali disponibili per attuarlo (l’accordo, ndr) Tutti quelli che nel Congresso dicono che non si può fare perché contraddice il Lindsey Graham Act sbagliano. Dall’inizio della guerra, gli europei hanno dato alla Russia più soldi che all’Ucraina. Hanno fallito nella politica energetica e continuano a finanziare Putin. Quindi è ipocrita da parte loro sostenere che non possiamo avere un po’ di tregua sui prezzi del diesel”. Ultima voce tutt’altro che secondaria a levarsi contro il presidente ucraino è quella di Elon Musk. secondo il fondatore di Tesla, il leader di Kiev “è andato troppo oltre“. Si tratterebbe ‘solo’ del parere dell’uomo più ricco del mondo se non fosse anche quello del fondatore di Space X, la compagnia che gestisce i satelliti Starlink fondamentali per Kiev nella difesa dagli attacchi russi.
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