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Sunday, October 4, 2026

Da Wall Street all’intelligence, chi è Jay Clayton: l’uomo scelto da Trump per la sfida dell’AI

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Non è un ingegnere, non ha fondato una startup e non arriva dall’universo della Silicon Valley. Eppure Donald Trump ha scelto Jay Clayton  come nuovo “zar” dell’intelligenza artificiale americana. 

Sessant’anni, avvocato specializzato in diritto societario, Clayton ha costruito gran parte della sua carriera lontano dai riflettori, lavorando su alcune delle più importanti operazioni finanziarie degli ultimi decenni. Durante la crisi del 2008 si è occupato di dossier legati a Bear Stearns e Lehman Brothers; nel 2014 ha seguito la quotazione a Wall Street del gigante cinese Alibaba.

Il salto nel servizio pubblico arriva con la prima presidenza Trump. Nel 2017 viene scelto per guidare la Securities and Exchange Commission, l’autorità che vigila sui mercati finanziari americani. Alla Sec porta un’impostazione favorevole al mercato, senza però rinunciare a interventi nei confronti di alcuni operatori delle criptovalute.

Terminata quell’esperienza, Clayton torna al settore privato. Trump lo richiama nel 2025 come procuratore federale a Manhattan e nella primavera del 2026 gli affida la direzione dell’intelligence nazionale. Ora arriva un nuovo incarico: coordinare, insieme agli altri componenti della “Super Intelligence Force”, la risposta federale alla corsa globale sull’AI.

La sfida con la Cina

La sua posizione sulla velocità dello sviluppo tecnologico è già chiara. Clayton ha respinto l’idea che gli Stati Uniti debbano rallentare la corsa all’intelligenza artificiale, sostenendo che una frenata rischierebbe di lasciare spazio alla Cina. Una linea che coincide con quella indicata da Trump e che mette la competizione tecnologica internazionale al centro della nuova strategia.

La scelta è significativa anche per un altro motivo: Clayton non ha alle spalle una carriera nell’industria tecnologica. La Casa Bianca affida così un ruolo centrale sull’AI a una figura cresciuta tra diritto, finanza, regolamentazione e, più recentemente, sicurezza nazionale.

Il suo stile è quello del negoziatore più che dell’ideologo. Nel corso degli anni ha costruito rapporti sia con il mondo delle imprese sia con le istituzioni e al Congresso, guadagnandosi una reputazione di interlocutore pragmatico.

Proprio questa capacità di mediazione potrebbe diventare decisiva nel nuovo incarico. La “Super Intelligence Force” dovrà infatti mettere allo stesso tavolo amministrazione, aziende tecnologiche, infrastrutture strategiche e rappresentanti della società civile, mentre Washington cerca un equilibrio tra la necessità di accelerare sull’AI, la competizione con Pechino e i rischi che le tecnologie più avanzate possono comportare per la sicurezza nazionale.

Le aspettative, almeno per ora, non sembrano essere quelle di una grande stagione di nuove regole. La sfida per Clayton sarà piuttosto dare una direzione comune alle diverse anime dell’amministrazione americana mentre l’evoluzione dell’intelligenza artificiale procede a una velocità sempre maggiore.

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